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Disabilità e tecnologie assistive: ''Personalizzate, facili e abbordabili''

L'analisi di Giulio Lancioni del Comitato tecnico scientifico ed etico della Lega del Filo d’Oro: "La loro utilità dipende dai traguardi che le persona con disabilità riesce a raggiungere”. Se parlerà a Roma, dal 4 al 6 ottobre, in occasione della prima Conferenza internazionale

10 settembre 2017

ROMA – Cresce l’interesse verso l’uso di tecnologie assistive nei percorsi di diagnosi e di intervento educativo e riabilitativo con persone con disabilità: così, la Lega del Filo d’Oro, insieme con la casa editrice Taylor & Francis, organizza presso l’Università Pontificia Salesiana di Roma, dal 4 al 6 ottobre, la prima Conferenza internazionale sulle tecnologie assistive per la disabilità.

-L’occasione è la pubblicazione di un numero speciale dell’International Journal of Developmental Disabilities sul tema delle tecnologie assistive curato dal professore Giulio Lancioni del Dipartimento di Scienze mediche di base, neuroscienze e organi di senso dell’Università di Bari, componente del Comitato tecnico scientifico ed etico della Lega del Filo d’Oro e responsabile scientifico della conferenza. “La Lega del Filo d’Oro da molti anni utilizza questi sistemi per dare la possibilità anche alle persone sordocieche e pluriminorate psicosensoriali di interagire con il mondo esterno ed essere il più possibile inserite nel contesto sociale”, spiega Lancioni.

L’obiettivo, spiega il professore, sarà valutare il rapporto tra disabilità e tecnologie assistive e le conseguenti implicazioni sia nel percorso scolastico sia nel percorso post-scolastico: “Le tecnologie assistive – ribadisce Lancioni – portano integrazione: per molte persone sono l’unico modo per farsi capire dagli altri, dimostrando di potere interagire”. Il passaggio fondamentale è comprendere che per far sì che una persona con disabilità possa svolgere un’attività intera, deve scomporla in più passaggi e portarne a termine uno alla volta: le tecnologie assistive intervengono proprio in questa dinamica. “Capita spesso di vedere centri diurni in cui le persone con una o più disabilità psicosensoriali non facciano praticamente nulla. Il punto è che potrebbero fare molto di più, se fossero messe nelle condizioni. Non si può pretendere che portino subito a termine un’attività, ma si può lavorare insieme perché ne realizzino, passo dopo passo, le varie fasi: questo grazie adeguate tecnologie assistive”.

Secondo Lancioni, la tecnologia è imprescindibile, ma deve essere legata a una programmazione precisa che includa sia la formazione delle persone con disabilità, sia la formazione del personale che di quelle persone si prende cura: “La tecnologia assistiva è fatta su misura, deve rispondere esattamente alle necessità di ogni singola persona che ne faccia richiesta. Tutto è assolutamente personalizzato, per questo la preparazione deve essere fatta in una determinata maniera. E su questo c’è molto da lavorare”. Così, la conferenza non sarà solo l’occasione per presentare strumenti tecnologici, ma servirà soprattutto a capire come sono stati applicati e con che risultati: di fronte ai risultati, si deciderà come muoversi: “Insomma, si passerà dall’osservazione all’azione”. 

E l’Italia come si colloca in questo campo? “Siamo all’avanguardia, disponiamo di tecnologie molto avanzate. Ma servono anche strumenti molto più semplici, che possano essere utilizzati anche da insegnanti, operatori, familiari e amici di persone con disabilità senza una laurea in ingegneria”. Questa, secondo Lancioni, è la vera sfida da lanciare in prospettiva. Sono 4, spiega, le caratteristiche che deve avere la strumentazione per essere realmente utile. In primis, deve essere adeguata e personalizzata. Poi deve essere “friendly” per chi la usa: “La persona con disabilità che se ne serve deve essere contenta e percepire di fare progressi. Deve essere gratificante, premiare gli sforzi messi in campo per raggiungere quel traguardo”. Ancora, deve avere costi abbordabili. Infine, deve essere facile da utilizzare anche per gli operatori e i familiari. “Solo così si potrà raggiungere un’adeguata diffusione e funzionalità”.
 
L’evento è aperto a tutti i professionisti che lavorano con persone con disabilità, come psicologi, medici, esperti della riabilitazione, ingegneri e terapisti occupazionali. (Ambra Notari)

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