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Smartphone in classe, il pedagogista: "Scuola consegnata alle lobby digitali"

Daniele Novara boccia in toto l'annuncio della ministra dell'Istruzione di aver creato una commissione ministeriale che costruirà le linee guida per l'utilizzo dei cellulari in aula. "Opporsi a questa deriva è l'unica cosa che possano fare i genitori, se vogliono evitare guai seri ai loro figli"

14 settembre 2017

- MILANO - No allo smartphone in classe. Per due motivi: "E' una consegna della scuola italiana alle lobby digitali" e non porta nessuna innovazione dato che "è la stessa minestra del passato in salsa tecnologica". La ministra dell'Istruzione Valeria Fedeli ha annunciato ieri che "una commissione ministeriale s’insedierà per costruire le linee guida dell’utilizzo dello smartphone in aula". Una proposta bocciata subito da Daniele Novara, pedagogista e direttore del Centro psicopedagogico per l'educazione e la gestione dei conflitti. "La didattica digitale non appartiene in alcun modo alla didattica progressista e innovativa. Dove prima c'erano una cattedra e un docente da ascoltare perennemente, oggi troviamo uno schermo e delle crocette da fissare con una tastiera. La logica della trasmissione nozionistica e della risposta esatta non viene toccata". Non c'è nulla di moderno quindi nell'utilizzo nella aule degli smartphone. "Anzi! Gli alunni sono sempre più isolati dentro il loro dispositivo digitale". 

Non basta quindi, secondo Daniele Novara, introdurre un nuovo aggeggio elettronico per dare una svolta alla didattica. "La tecnologia a scuola diventa una risorsa se usata collettivamente -scrive sul sito del Centro psicopedagogico-. Se usata individualmente schiaccia gli alunni nell'isolamento e nella distrazione, sottraendoli all'apprendimento sociale condiviso coi compagni. Opporsi a questa deriva è l'unica cosa che possano fare i genitori, se vogliono evitare guai seri ai loro figli". (dp)

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Tag: didattica digitale, scuola

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