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Accaparramento dell'acqua, progetto fotografico denuncia le conseguenze

Mekong, Sudafrica, Palestina, Etiopia: 4 reportage che, attraverso parole e immagini, spiegano il fenomeno dell’accaparramento dell’acqua. Realizzato in collaborazione con Cospe, “Water grabbing, a story of water” parteciperà alla prossima edizione del Festival della fotografia etica di Lodi

17 settembre 2017

LODI - “Morirò annegata, sommersa dal fiume che ci ha dato la vita”, dichiara Je Srey Neang dal suo paese affacciato sul Sesan, fiume cambogiano tra i principali affluenti del Mekong. “Sai cosa significa essere vicino a una centrale elettrica? Essere vicini a un problema. Spesso la gente litiga furiosamente per qualche litro in più. Il carbone sta rubando il nostro diritto all’acqua e all’aria”, racconta Lucky mentre fuma fuori dalla sua casa vicina a Emalahleni, Sudafrica nord orientale. “Abbiamo provato a costruire con i soldi della cooperazione spagnola un condotto per agricoltura e allevamento. Ma i militari israeliani l’hanno demolito per ragioni di sicurezza”, denuncia il 73enne palestinese Abed, capo della piccola comunità beduina di al-Hadidiyah, nei pressi della valle del Giordano. “Più il lago si restringerà maggiori saranno i conflitti tra gruppi. Un anziano di un villaggio mi ha molto colpito con le sue dure parole. ‘Se moriremo di fame inizieremo a combattere’”, spiega Narissa Allibhai dal delta etiope del fiume Omo che si tuffa nel lago Turkana.

Mekong, Sudafrica, Palestina, Etiopia: sono loro i protagonisti di “Water grabbing, a story of water, progetto fotografico realizzato da Fausto Podavini, Gianluca Cecere e Thomas Cristofoletti, in collaborazione con Cospe e Centro europeo di giornalismo selezionato per l’ottava edizione del Festival della fotografia etica al via il prossimo 7 ottobre a Lodi. Attraverso “Water Grabbing”, i tre fotografi raccontano per immagini il fenomeno dell’accaparramento dell’acqua – water grabbing, appunto –, declinando in ogni storia un tema specifico e mostrando gli attori coinvolti in questo processo i cui effetti sono devastanti: famiglie cacciate dai loro villaggi per fare spazio a dighe, privatizzazione delle fonti idriche, inquinamento dell’acqua per scopi industriali che portano beneficio a pochi e danneggiano gli ecosistemi, controllo delle fonti idriche da parte di forze militari per limitare lo sviluppo di popolazioni, rischi di conflitto.

La costruzione di una diga in Etiopia. Copyright Fausto Podavini
La costruzione di una diga in Etiopia. Copyright Fausto Podavini

Rischi di conflitto raccontati, nel progetto, dagli scatti di Fausto Podavini e dalle parole di Emanuele Bompan dedicati alla diga Gibe III nata per produrre energia per sostenere l’economia etiope: “Se da un lato questa strategia sosterrà lo sviluppo della nona economia africana – ma una con il più basso Pil pro-capite, dovuta al forte squilibrio sociale – dall’altro non mancano le controversie”, spiega Bompan. “Per garantire l’illuminazione nella capitale e nel ricco nord, il governo non ha tenuto conto completamente degli impatti sulle popolazioni tribali che vivono da millenni in quelle zone”, ha spiegato Rudo Sanyanga, direttore per l’Africa di International Rivers, un’organizzazione specializzata nell’analisi degli impatti dei grandi progetti idroelettrici. “La siccità e l’abbassarsi delle acque del lago sta alterando i rapporti tra i gruppi etnici. I conflitti stanno aumentando in particolare tra le comunità di pescatori, poiché sono diminuite le aree di pesca”, conferma Narissa Allibhai.

Je Srey, con la maglietta rosa. Copyright Thomas Cristofoletti
Je Srey, con la maglietta rosa_Copyright Thomas Cristofoletti

Le immagini di Thomas Cristofoletti e i testi di Emanuele Bompan raccontano la situazione del Mekong, sul quale hanno già messo le mani molti Paesi asiatici, “una corsa agli sbarramenti idroelettrici nel disperato tentativo di soddisfare la crescente domanda di elettricità, specie da parte delle economie più sviluppate, Tailandia, Vietnam e Cina”. Le conseguenze? Danni ingenti: “Le dighe danneggeranno in particolare il Delta del Mekong, in Vietnam, dove si produce circa la metà del riso, oltre il 70 per cento del pesce e la quasi totalità della frutta del Paese. Una minaccia alimentare incombe sulla regione. E i trasferimenti forzati in “relocation village”, new town in zone non utili alla realizzazione delle dighe, sono già cominciati.

Sempre Podavini e Bompan sono anche gli autori del reportage dalla centrale elettrica da 3.600 megawatt della Eskom, la utility elettrica nazionale, per anni la più grande del Sudafrica. “Vedete i cavi dell’alta tensione e le tubature d’acqua? Sono per la centrale elettrica. Ma nel villaggio non abbiamo né elettricità, né tantomeno acqua. Centinaia di migliaia di litri al minuto sono usati per raffreddare le turbine che generano elettricità che viene venduta in Swaziland e Mozambico”, spiegano nel villaggio che la ospita.

Le comunità rurali dipendono dalle cisterne d'acqua. Copyright Gianluca Cecere
Le comunità rurali dipendono dalle cisterne d'acqua_Copyright Gianluca Cecere

Bompan e il fotografo Gianluca Cecere, invece, in “Water grabbing” raccontano dell’acqua contesa tra Israele e Palestina, con conseguenze drammatiche. Le zone più colpite sono le aree rurali e i campi profughi: “Nei campi profughi, specie al sud, verso Hebron – ma anche nel nostro – non si è vista l’acqua per giorni. Niente doccia per i bambini, rubinetti immobili, nemmeno una goccia per i sanitari. Un inferno”, ricorda Amjad Rfaie, direttore del campo profughi di New Askar.

Come detto, “Water Grabbing” parteciperà al festival lodigiano di Alberto Prina, Aldo Mendichi e Gruppo fotografico progetto immagine, nato con l’obiettivo di “creare un circuito virtuoso in grado di permettere alla fotografia di arrivare al pubblico e parlare alle coscienze”. Il progetto di Cospe parteciperà nell’ambito dello “Spazio Ong 2017” la sezione che vede organizzazioni non governative di tutto il mondo, impegnate nel sociale, raccontare – con il mezzo della fotografia – al pubblico le proprie esperienze sul campo.
Del progetto fotografico fa parte anche “Water Grabbing – An Atlas of Water”, un atlante geografico scaricabile gratuitamente, sia in italiano che inglese, per fornire un quadro sulla situazione idrica mondiale, declinando varie tematiche sostanziali per l’epoca che stiamo vivendo, soggetta sempre più alla forte pressione dei cambiamenti climatici. (Ambra Notari)

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