:::

Inserisci le tue credenziali per accedere ai servizi per gli abbonati

   
Ricordami

Password dimenticata?

Oppure scopri come abbonarti »

Stampa Stampa

Spose bambine, “in Italia migliaia di minori a rischio”

All’indomani del caso di Firenze, il commento di Tiziana Dal Pra, presidente dell’associazione emiliana Trama di Terre: “Fenomeno in Italia è diffuso soprattutto tra le comunità straniere del Bangladesh, dell’India e del Pakistan”. Ma in molte si ribellano e chiedono aiuto

15 settembre 2017

- FIRENZE – “In Italia ci sono migliaia di bambine che rischiano di essere date in sposa a uomini che non amano”. E’ quanto afferma Tiziana Dal Pra, presidente dell’associazione emiliana Trama di Terre, che ospita ragazzine vittime di matrimoni forzati. Una riflessione che arriva all’indomani del nuovo caso di sposa bambina di Firenze, vendita per 15 mila euro e segregata in casa per alcuni anni dal padre. 

Secondo Dal Pra, “il fenomeno in Italia è diffuso soprattutto tra le comunità straniere del Bangladesh, dell’India e del Pakistan, oltre che in alcune famiglie di etnia rom. Bisogna avere il coraggio di essere chiari e di dirlo con trasparenza”.

Un problema culturale, che spesso viene a scontrarsi con differenti modelli culturali quando queste ragazzine hanno la possibilità di andare a scuola e conoscere un nuovo mondo. “Le bambine e
ntrano in contatto con altri modelli culturali e comprendono l’atrocità del matrimonio forzato”. E così, aggiunge la presidente di Trame di Terre, “chiedono aiuto tramite i servizi sociali, i bidelli, gli amici, i professori, internet”. Proprio come la bambina di Firenze, che ha chiesto aiuto tramite una chat a un ragazzo siciliano, che poi ha dato l’allarme facendo partire l’indagine.

Per affrontare la situazione, dice Dal Pra, “bisogna partire dalla prevenzione a partire dal mondo delle scuole, dove il tema dovrebbe essere affrontato con maggior efficacia su tutti i livelli”. Inoltre, conclude, “è importante introdurre anche in Italia il reato sui matrimoni forzati e applicare la Convenzione di Istanbul che impone misure penali per contrastare questa pratica”.

 

© Copyright Redattore Sociale

Stampa Stampa