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"Semi di libertà", la cooperativa Pictor assume un detenuto della Dozza

A un anno dall’inizio del progetto, uno dei partecipanti è stato assunto dalla cooperativa sociale e lavora nella coltivazione delle piante aromatiche della serra del carcere d Bologna. In programma nuove colture in collaborazione con l’Università e nuovi corsi con Cefal

18 settembre 2017

BOLOGNA - Compie un anno “Semi di libertà, il progetto promosso da Comune di Bologna, Università, Casa circondariale Dozza, Cefal, Centro Poggeschi, associazione Streccapugn e cooperativa sociale Pictor, che ha permesso a un gruppo di 4 detenuti di ricevere una formazione sull’agricoltura biologica e urbana e di cimentarsi nel recupero e nella gestione della serra del carcere. Serra recuperata e dotata di un impianto fotovoltaico, in cui coltivare piante aromatiche con certificazione biologica per il -consumo interno e per la vendita sul mercato e, dal prossimo autunno, sperimentare nuovi tipi di colture. Dallo scorso luglio, uno dei partecipanti all’iniziativa è stato assunto da Pictor: suo compito sarà continuare a occuparsi della serra della Dozza e delle piante aromatiche che sono coltivate.

“Date le dimensioni limitate, è stato assunto con modalità part-time, ma lavorerà tutti i giorni dal lunedì al sabato e potrà muoversi con una certa libertà all’interno della casa circondariale – ha detto Giovanni Vai, presidente di Pictor – siamo molto soddisfatti di come sta andando Semi di libertà”. Ripensare il sistema sanzionatorio all’interno del carcere bolognese, in modo da fornire delle abilità che potranno essere utili per un reingresso nella società, una volta che la pena detentiva sia giunta al termine, fare in modo che gli ex detenuti non si trovino emarginati e far loro concludere il percorso di riabilitazione: queste sono le parole d’ordine che hanno mosso Semi di libertà sin dal 12 aprile dello scorso anno, quando le associazioni promotrici e la casa circondariale della Dozza hanno stipulato un accordo per dare il via all’iniziativa.

Come sono stati il 2016 e il 2017 per Semi di libertà? “I tirocini sono cominciati nell’autunno dell’anno scorso, dopo il percorso di formazione di cui si è occupato Cefal – spiega Vai – mentre la partenza vera e propria c’è stata con l’assunzione di uno dei tirocinanti. Sono stati necessari alcuni permessi speciali con l’amministrazione del carcere per consentire al detenuto di spostarsi liberamente dalla sua sezione alla serra, che si trova invece nella sezione femminile, per curare meglio le colture”. Questo ha portato a un ritardo nell’assunzione e nell’inizio del lavoro nella serra, con un conseguente slittamento in avanti del programma, ma non ha impedito la buona riuscita del progetto. Le piante aromatiche, sono queste le colture che sono attualmente coltivate dalla serra della Dozza, che vengono da una parte utilizzate per il consumo all’interno alla casa circondariale e dall’altra vendute ai mercati contadini e nei circuiti Pictor, tra cui la piattaforma online Local to you. Ma Semi di libertà non si fermerà alle piante aromatiche: sicuramente saranno prodotte anche piante da fiore, che presto saranno affiancate anche da alcune colture sperimentali messe a punto dai ricercatori dell’Università di Bologna il progetto è ancora da definire insieme alla Scuola di agraria.

In autunno riprenderanno le attività formative dell’iniziativa, sempre con la collaborazione di Cefal. Intanto, un tutor universitario continua a seguire e guidare il lavoro all’interno della serra della Dozza incontrandosi settimanalmente con il detenuto assunto da Pictor. L’obiettivo, comunque, rimane quello iniziale: creare un’occasione per cominciare a costruirsi un futuro e un possibile percorso lavorativo già durante la detenzione e accelerare il reinserimento nella società, evitando l’emarginazione e prevenendo il rischio di recidiva. (Simone Lippi Bruni)

© Copyright Redattore Sociale

Tag: dozza, Agricoltura sociale, Detenuti, carcere

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