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Lotus, debutta a Pistoia lo spettacolo di danza con le bambine Tamil

La danza contemporanea della coreografa Simona Bertozzi si unisce a quella classica indiana delle bambine Tamil. E’ lo spettacolo che esordirà venerdì 6 ottobre alle 21 al Teatro Manzoni di Pistoia

21 settembre 2017

Compagnia Simona Bertozzi Nexus, Lotus. Foto di Luca Del Pia
Compagnia Simona Bertozzi 1

- FIRENZE - La danza contemporanea di Simona Bertozzi incontra quella classica indiana delle bambine Tamil. E’ lo spettacolo Lotus, che esordirà venerdì 6 ottobre alle 21 al Teatro Manzoni di Pistoia. La nota coreografa bolognese presenterà lo spettacolo, risultato fra i primi cinque vincitori del bando MigrArti 2017, nell’ambito del Premio organizzato dal Mibact.

Simona Bertozzi è una delle coreografe e danzatrici più apprezzate del panorama coreutico contemporaneo, italiano e non solo, per la quale la pratica pedagogica è parte integrante dell’azione creativa: un fare in cui la formazione diviene gesto artistico a tutto tondo.

La sua danza si intreccerà alla danza classica indiana delle bambine Tamil. I Tamil sono un gruppo etnico originario del sud-est dell'India e del nord-est dello Sri Lanka. Della loro lingua esistono documenti letterari risalenti ad oltre duemila anni fa.  Metteranno in scena il Bharatanatyam, un'arte neo-classica indiana composita, avente come elementi che la costituiscono la danza, l’arte drammatica, la musica, la rima e il ritmo. Il progetto ha coinvolto un gruppo di sedici bambine e ragazze di età compresa fra gli 8 e i 16 anni dell'Associazione Unione dei Tamil d’Italia.

Foto di Luca Del Pia
Compagnia Simona Bertozzi 2

“Per il Bharatanatyam le mudra possono raccontare ogni cosa, terrestre e divina - dice Simona Bertozzi - Nella danza contemporanea occidentale l’impiego anatomico, nella sua possibilità multi-vettoriale, produce un vocabolario illimitato di eventi. Per entrambi le variabili ritmiche permettono una definizione della grammatica compositiva nella costruzione coreografica. Lotus non si è configurato come una storia, quindi, ma come un accostamento di azioni, di micro-narrazioni, poste in una orizzontalità dialogica e strutturate cercando ogni volta lo spazio idoneo per l’eterogeneità che caratterizza il gruppo. Alla ricerca di uno stato di grazia”.

 

 

 

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