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Elettori "mongoloidi"? Le famiglie esigono scuse per le parole di Travaglio

Nel corso della trasmissione Otto e mezzo, il giornalista ha utilizzato impropriamente il termine “mongoloidi”. Un papà: “Noi familiari di persone con sindrome di Down sappiamo che questo termine trasuda disprezzo”. Speziale (Anffas): "Non siamo più disposti a tollerare un linguaggio che ferisce"

21 settembre 2017

ROMA – Una volta ancora, si parla “incivile” in televisione: ieri sera è stato il giornalista Marco Travaglio a dimenticare che certi termini non si devono proprio usare. Tanto meno per insultare. Travaglio ha accusato un altro ospite di ritenere “mongoloidi” gli elettori di un certo partito. E' accaduto nel corso della trasmissione “Otto e mezzo”.
Oggi ce lo fa notare un lettore, Franco Giovannelli. che scrive alla nostra redazione in qualità di padre.
 

- “Probabilmente sarà per l’avvicinarsi della Giornata nazionale 'dei mongoloidi' (come lui la definirebbe: in realtà è la Giornata delle persone con sindrome di Down) in programma per domenica 8 ottobre, che Marco Travaglio ha voluto offrire il suo contributo alla causa utilizzando, nel corso della trasmissione “Otto e mezzo”, il termine 'mongoloidi'. Stava accusando un altro ospite di ritenere tali, gli elettori di un certo partito. Per fugare ogni dubbio ha poi spiegato meglio cosa intendesse: 'dei dementi, dei fuori di testa, che non hanno il coraggio di ragionare…'. Noi familiari di persone con sindrome di Down - continua - conosciamo bene la pericolosità di questo termine che trasuda disprezzo, irrisione e stigma; è un termine che va combattuto rispondendo e protestando con chi lo usa, colpo su colpo. Nel mondo della scuola, ad esempio, può essere l’anticamera di fenomeni di bullismo”. 

Ed è grave, per Giovanelli, che questo termine ricorra in una trasmissione televisiva, per di più senza che il conduttore o gli altri ospiti reagiscano: “l'anno scorso – ricorda lo stesso lettore – sempre a 'Otto e mezzo', Cacciari aveva affermato senza reazioni in studio che 'anche un cieco, un sordo, handicappato capirebbe che c’è bisogno di un nuovo governo'. Se qualcuno si rivolgerà con quel termine a mia figlia e io protesterò (come faccio in ogni occasione) osserva ancora - mi si potrà rispondere 'L’ho sentito usare pure in televisione'. Di positivo, comunque, c’è che oggi queste espressioni non passano più sotto silenzio – ammette Giovannelli - Si reagisce, si protesta, si scrive ai giornali; è giunto a mio avviso il momento, per la parte sana del mondo dell’informazione, di dare un contributo all’eliminazione definitiva di questo termine dal linguaggio comune”. 

L’Anffas chiede le scuse. Roberto Speziale, presidente nazionale Anffas Onluse genitore di una persona con Sindrome di Down, afferma: “Siamo certi che Marco Travaglio non abbia voluto consapevolmente offendere le persone con Sindrome di Down ma si è conformato, come purtroppo ancora in molti fanno, ad un linguaggio che nell’accezione comune tende a considerare le persone con disabilità in termini negativi e stigmatizzanti. Ma a prescindere dalle sue intenzioni e dal contesto, stupisce che quanto accaduto abbia come protagonista proprio chi lavora con le parole e che a maggior ragione dovrebbe sapere quanto possano incidere negativamente determinati termini che riportano a quanto di più odioso ci possa essere per definire una persona con la Sindrome di Down”.

“Stupisce anche che la conduttrice della trasmissione non abbia rilevato in diretta l’utilizzo improprio della frase – continua - e anche il fatto che l’emittente abbia proposto sul suo sito web il video del confronto con una didascalia che riporta il termine utilizzato da Travaglio inserendolo semplicemente, come se nulla fosse, tra due virgolette”.
Conclude il presidente Anffas: “Non siamo più disposti a tollerare un linguaggio che ferisce e offende le oltre 40 mila persone con Sindrome di Down e loro familiari che vivono in Italia: queste persone si aspettano almeno le scuse di Marco Travaglio e dell’emittente La7, nonché della conduttrice di Otto e Mezzo Lilli Gruber”.

Appello di Coordown all'Ordine dei Giornalisti. “Un episodio molto grave, un passo indietro a livello culturale e un’offesa alla dignità delle persone con sindrome di Down, che tutti i giorni lottano per dimostrare di poter condurre una vita ordinaria e di potersi autorappresentare in tutti gli ambiti della società.. Intervenga l’Ordine dei Giornalisti”: così il Coordown condanna l'episodio, ricordando che “abbiamo più volte espresso il nostro sdegno e la nostra rabbia nei confronti dell'uso della parola 'mongoloide' come insulto e sottolineato quanto sia importante partire dalle parole per costruire una vera cultura inclusiva” e che “sono state fatte tante campagne in giro per il mondo e anche nel nostro paese si è lavorato molto perché si smetta di usare termini che si riferiscono a persone con disabilità come 'mongoloide' ma anche 'celebroleso', 'ritardato' o 'handicappato', termini che possono essere neutri se usati in un contesto adeguato ma che possono diventare violenti, offensivi e denigratori se usati come offesa”.

Per questo, oggi appare particolarmente grave che “questa espressione sia stata utilizzata da un giornalista e trasmessa in televisione, persone e luoghi che dovrebbero al contrario essere preposti a fare informazione con un linguaggio corretto e appropriato, persone e luoghi che dovrebbero fare cultura”. Coordown dunque “manifesta tutta la sua rabbia e chiede alla rete televisiva e all'Ordine dei Giornalisti di intervenire”.

© Copyright Redattore Sociale

Tag: Giornata Down, Parlare civile, Sindrome Down

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