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I figli dei migranti, "piccoli mediatori culturali tra famiglia e società"

Quali sono i benefici per i bambini che, già in primissima età, riescono ad apprendere in maniera significativa una seconda lingua, allo stesso livello della prima? A spiegarlo è Antonella Provenzano, nel suo intervento di questa mattina a Canicattini Bagni (Sr) nel corso del festival Fin da piccoli

21 settembre 2017

SIRACUSA - Quali sono i benefici per i bambini che, già in primissima età, riescono ad apprendere in maniera significativa una seconda lingua, allo stesso livello della prima? A spiegarlo è Antonella Provenzano, nel suo intervento di questa mattina a Canicattini Bagni (Sr) nel corso del festival Fin da piccoli organizzato dal Centro per la Salute del Bambino onlus insieme all'associazione "Leggimi una storia" e Passwork con il patrocinio del comune e di Nati per leggere Sicilia. "L’apprendimento di una o più lingue, aggiuntive alla propria lingua madre - dice - è un fenomeno complesso, per via dei numerosi fattori che lo determinano e che influiscono sul processo di apprendimento. È pertanto molto importante riconoscere queste variabili, determinanti ai fini dell’apprendimento linguistico. In questo modo gli attori che si prendono cura del bambino, genitori ed operatori dei diversi servizi, potranno offrirgli tutto il supporto necessario ai fini dell’apprendimento".

"Il bilinguismo è quindi un fenomeno molto complesso - afferma ancora Antonella Provenzano - e multidimensionale. Soprattutto in questi ultimi anni con l'aumento della popolazione immigrata, è cresciuto anche il numero di bambini che hanno almeno un genitore straniero ed è cresciuta anche l'esigenza di favorire , nella prima infanzia l'apprendimento di una seconda lingua allo stesso livello della prima".

"I benefici di una seconda lingua per i bambini immigrati sono tantissimi rispetto a chi è monolingue. Ci sono parecchi fattori che influenzano il bilinguismo che sono distinti in tre macroaree: cognitivi, affettivo relazionali e degli strumenti a disposizione. Dal punto di vista cognitivo si tiene in considerazione l'età, l'intensità e la qualità delle esposizioni degli input alla seconda lingua ma anche alla prima e il background scolastico dei bambini per fonologia e sintassi; gli aspetti affettivo relazionali sono fondamentali per ogni tipo di apprendimento e in questo caso grande incidenza può essere date dalle scelte familiari, dallo status della comunità ospitante e dalla motivazione che c'è nell'apprendimento della seconda lingua". 

"Il bilinguismo migliora nei più piccoli la loro capacità di apprendimento - continua Provenzano, hanno una maggiore capacità di problem solving, una maggiore capacità empatica perché riescono ad immedesimarsi nell'altro, hanno una maggiore capacità di attenzione e concentrazione e di rilevare gli stimoli che altri non rilevano in un determinato contesto. Inoltre i bambini che sono esposti ad input di qualità nei primi tre anni di vita nella prima e nella seconda lingua - continua la ricercatrice - si è visto che avranno maggiori prestazioni nella lettura, competenza fonologiaca e nella correttezza linguistica". 

"L'apprendimento proficuo della seconda lingua da parte del bambino - conclude Provenzano - in molti casi fa avere al bambino anche il ruolo di una sorte di ponte tale da favorire il miglioramento dei processi di integrazione della stessa famiglia con il resto della società. I bambini diventano in questo modo dei 'mediatori culturali' tra la famiglia e la società che li ospita". (set)

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Tag: migranti

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