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Il dilemma de "L’Intrusa", tra accoglienza e il pericolo di nuove fratture sociali

Esce il 28 settembre il nuovo film di Di Costanzo. E’ la storia di Giovanna, fondatrice della Masseria di Napoli, un centro ricreativo per bambini dove arriva con i suoi due figli, Maria, moglie di un boss della camorra. Una presenza che mette in crisi il sistema di valori della protagonista

22 settembre 2017

L'intrusa - scena film 1

ROMA - C’è un filo sottile che chi opera nei contesti difficili conosce bene: quel filo che separa le azioni di solidarietà e accoglienza dal pericolo di nuove fratture sociali. Lo racconta bene "L’Intrusa", l’ultimo film di Leonardo Di Costanzo, presentato alla Quinzaine des réalisatuers dell’ultimo Festival di Cannes, che sarà nelle sale italiane dal 28 settembre. E’ la storia di Giovanna (interpretata dalla coreografa e danzatrice Raffaella Giordano), fondatrice della Masseria di Napoli, un centro ricreativo per bambini, nato per tenerli al riparo dal degrado e dalla mafia. Qui un giorno arriva con i suoi due figli, Maria, moglie di un boss della camorra arrestato per un omicidio efferato. La sua presenza nel centro mette in crisi l’intero sistema di protezione sociale su cui la Masseria si fonda: la famiglia del boss che cerca protezione è al tempo stesso l’emblema di tutto quello da cui i bambini, che frequentano il posto, devono essere protetti. Giovanna si troverà dunque a vivere un dilemma: quale ragione deve prevalere? Quella delle mamme che non vogliono contatti con parenti di una famiglia criminale che ha fatto vittime nel quartiere? O quella di Maria che chiede di dare ai suoi due figli la possibilità di fuggire da un destino criminale già scritto?

- Senza far prevalere nessun giudizio morale, la pellicola mostra quanto sia difficile trovare l’equilibrio tra due mondi inconciliabili, e pure così vicini nel bisogno di protezione e riscatto. Con intelligenza, Di Costanzo, rende invece la ragionevolezza di tutti i punti di vista mettendo in crisi lo spettatore. Ha ragione la nonna di Ernestina a voler portare via dal centro la nipote per evitare contatti con i parenti di quell’uomo che ha picchiato davanti a lei suo padre, facendola smettere di parlare; hanno ragione le maestre della scuola a non voler più portare gli studenti alla Masseria perché hanno paura di tensioni sociali; ha ragione Maria a non voler rinunciare a quel rifugio lontano dalla famiglia mafiosa di suo marito, ha, infine, ragione Giovanna a voler restare ferma nella convinzione che crea uno spazio sociale voglia dire, innanzitutto, essere pronti a non escludere nessuno. "Vorrei che lo spettatore per tutto il film riuscisse a stare accanto a Giovanna per rivivere il suo dilemma – spiega il regista -. Vorrei che si immaginasse in quella situazione chiedendosi cosa avrebbe fatto lui”.

L'intrusa - scena film 2

L’intrusa è un film “con la camorra ma non sulla camorra”. Il tema resta, infatti, sulla sfondo, l’intento è raccontare proprio le difficoltà della convivenza sociale in alcuni “luoghi di frontiera” e quelli che lo stesso regista definisce “eroi della contemporaneità”. “Mi sono spesso interessato, nei miei documentari, alle figure di mediazione sociale, a quelle persone che, per la posizione che occupano nella geografia sociale, offrono un punto di vista privilegiato per raccontare un quartiere, una città o una società – aggiunge Di Costanza – Si tratta di un modo, ancora poco raccontato, che sperimenta continuamente le difficoltà della convivenza e che crea laboratori di comunità: ognuno di loro si trova a dover decidere sempre tra il bene e il male, tra chi includere e chi escludere, tra ciò che è permesso e ciò che non lo è”. Figure che proprio in base alle loro scelte sono spesso messe sotto accusa. Basti pensare alle polemiche degli ultimi mesi sul mondo delle ong. Proprio per questo, spiega Di Costanzo, in “una situazione in cui i limiti sono portati continuamente all’estremo, e rimessi in discussione, Giovanna rimane un personaggio fermo e distante: non volevo cadere nel racconto melenso del mondo dei buoni, ma spiegare come in questi luoghi di frontiera i limiti che separano il permesso dall’interdetto richiedano continui aggiustamenti e riposizionamenti”.

Il film, accolto con favore all’ultimo festival di Cannes, ha ricevuto il sostegno anche da Croce rossa italiana. “Di Costanzo dipinge con maestria le declinazioni di valori cardine come la solidarietà e l’accoglienza, che sono alla base della crescita sociale di una comunità davvero matura – sottolinea la Cri -. In questo modo L’Intrusa getta un fascio di luce su realtà spesso taciute e trascurate, in cui persone comuni, lontano dai riflettori, mettono la loro vita al servizio degli altri”. Per la Croce rossa Di Costanzo nel raccontare Giovanna ha, di fatto, rappresentato le storie dei migliaia di volontari “che ogni giorno operano ovunque ci sia bisogno di aiuto e di assistenza, senza distinzioni e pregiudizi. Piccoli miracoli che si ripetono ogni giorni e che, grazie a questo film, finalmente trovano la visibilità che meritano”. (Eleonora Camilli) 

© Copyright Redattore Sociale

Tag: Mafia, Cinema

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