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"Nel cuore del Paese": dalla stalla al ristorante, storie di rinascita dopo il sisma

Una stalla e un ristorante da far ripartire, una palestra che deve rinascere: il progetto del Credito Cooperativo, attraverso dei video dà voce a coloro che, nonostante tutto, hanno scelto di restare nelle zone colpite dal terremoto del 2016 nelle Marche e di ricominciare

02 ottobre 2017

Sonia e Stefania, nonostante il terremoto del 2016 continuano a lavorare nella loro azienda biologica di Pieve Torina dove allevano mucche. Otto mesi dopo le scosse di - ottobre, Emilio e Marco hanno aperto una nuova palestra a Camerino. Le loro sono solo 2 delle storie raccontate da “Nel cuore del Paese, storie di comunità, lavoro e resilienza a un anno dal terremoto”, il progetto realizzato dal Credito Cooperativo che, attraverso dei video, dà voce a coloro che, nonostante tutto, hanno scelto di restare nelle zone colpite dal sisma del Centro Italia e di ricominciare.  

“Le banche di credito cooperativo sono banche di prossimità – spiega Marco Reggio, responsabile della Comunicazione di Federcasse (l’associazione nazionale delle BCC) –: vivono quello che vivono i loro concittadini, i loro soci. Le banche di comunità sono fatte dalle comunità stesse, vivono in simbiosi: attraverso questo progetto abbiamo voluto sottolineare l’importanza dell’aiutarsi a vicenda e tenere i riflettori puntati su quei territori così duramente colpiti un anno fa. Zone completamente distrutte, come nell’entroterra marchigiano, ma sulle quali c’è poca attenzione”. Perché, come ricordano le BCC, “il problema del dopo terremoto non è solo quello di ricostruire i muri e le strade, ma anche quello di aiutare i membri delle diverse comunità colpite a riconoscere le ragioni per restare, riflettendo sull’importanza di non disperdere la propria identità”. 

La scelta di allevare. “Nel cuore del Paese” racconta esperienze di un’Italia “solo apparentemente minore, che possono essere prese a modello per promuovere la ripartenza”. Ecco, allora, la nuova vita di Sonia e Stefania Girolami, due sorelle di Torricchio, a pochi chilometri da Pieve Torina, poco più di 1.400 persone in provincia di Macerata. Oltre 50 mucche allevate nella loro azienda biologica a 600 metri di quota, colpita dal terremoto del 26 ottobre 2016: la loro casa danneggiata e la paura per lo sciame sismico ha convinto la loro grande famiglia – 3 generazioni, 11 persone in tutto – a vivere per i mesi invernali sotto lo stesso tetto, la casetta di legno costruito dopo il terremoto del 1997. “Non potevamo andarcene, gli animali avevano bisogno di noi”. Nel video raccontano di essere riuscite a superare l’inverno e a salvare tutti i loro animali grazie a 2 elementi: la caparbietà e Gianluca, “il pilastro della famiglia”. Gianluca, 9 anni, è il figlio di Sonia e ha la sindrome di Down: “È innamorato della vita in stalla, in azienda – racconta una cuginetta –. Fosse per lui, guiderebbe già anche il trattore”. È lui, spiegano, la persona che più ha risentito del terremoto: “È andato a letto con le mani sugli occhi e le ha tenute sino alla mattina. Non ha dormito, dalla sera prima era una continua scossa. Ma è stato lui a darci la forza di andare avanti: ci ha fatto capire che non avremmo potuto arrenderci”. Se si sono immediatamente riprese è anche stato merito di uno sconosciuto benefattore toscano che, informato della loro storia dalla BCC dei Sibillini, ha voluto dare una mano. I Girolami sono soci della BCC da 3 generazioni: Sonia, fino alla nascita di Gianluca, è stata anche membro del CdA. Il loro sogno? Riaprire il ristorante, danneggiato e inagibile, che la famiglia gestiva a Frontignano, a 25 km di distanza. Vogliono portarlo vicino all’azienda, sperando che possa diventare un’attrattiva per ripopolare anche Torricchio. 

Gianluca al lavoro nella stalla
Gianluca al lavoro nella stalla

Una palestra per ripartire. Emilio e Marco, invece, sono padre e figlio. Fino all’ottobre 2016 gestivano la storica palestra a Camerino, Macerata. Emilio, 69 anni, è un campione di culturismo: era il 1973 quando aprì la palestra “Culture Club” – meglio nota come la “palestra di Emilio’ –, diventata inagibile dopo il terremoto. “Non sono più riuscito a varcare quella soglia – ricorda Marco –. Il silenzio, quella sensazione di abbandono e solitudine non riuscivo, e non riesco tutt’ora, ad accettarli”. In quella palestra erano investiti tutti i risparmi della famiglia: “Ho capito che, quando c’è una crisi, se cadi in depressione sei finito. Io ho reagito, lo dovevo anche a mio padre”. Così, grazie a un finanziamento della BCC dei Sibillini, Marco ed Emilio hanno affittato e ristrutturato un locale. “Non è grande come quella di prima, ma non manca nulla”. Prossimo traguardo da tagliare? “Non si sa quando, ma torneremo nella nostra vecchia palestra: là ci sono i sacrifici di una vita, non ci arrendiamo”. 

Emilio nella sua nuova palestra a Camerino
Emilio nella sua nuova palestra a Camerino

Già il giorno dopo il sisma del 24 agosto 2016, le Banche di Credito Cooperativo e Casse rurali italiane hanno avviato il progetto “Le banche di comunità per la rinascita delle comunità”, una raccolta fondi e sostegno alle popolazioni colpite che ha consentito di raccogliere oltre 1 milione e 400 mila euro, andati a finanziare opere di ricostruzione e rinascita (come l’iniziativa “RisorgiMarche”). (Ambra Notari)

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Tag: sindrome di down, terremoto, Bcc

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