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Salute, casa, formazione. Ecco il piano integrazione per i rifugiati di Minniti

Presentato oggi al Viminale il piano del governo per i titolari di protezione internazionale. Tra i punti: l’accesso alle cure, percorsi di formazione e programmi alloggiativi. L'Unhcr: “Strumento fondamentale per azioni concrete”

26 settembre 2017

- ROMA – Parità di trattamento nell’accesso alle cure, all’alloggio e alla residenza. E poi, corsi di lingua, inserimento lavorativo e la “promozione della convivenza con i cittadini italiani nel rispetto dei valori costituzionali con il reciproco impegno a partecipare all'economia, alla vita sociale e alla cultura dell'Italia maggiore informazione”. E’ quanto prevede il piano integrazione per i titolari di protezione internazionale, presentato oggi al Viminale dal ministro dell’Interno Marco Minniti. I beneficiari sono circa 75 mila persone, per le quali il ministero “prevede veri e propri percorsi d’inclusione sociale e integrazione di lungo respiro, con l’obiettivo finale di raggiungere l’autonomia personale”. Il Viminale spiega che al 31 agosto  2017, nel sistema di accoglienza nazionale vi erano 196.285 adulti e 18.486 minori stranieri non accompagnati, ma “l’attuale quadro complessivo evidenzia uno scenario decrescente dei flussi migratori, in virtù delle recenti linee di indirizzo politico, dell’ accordo bilaterale tra il governo Italiano e il governo della Libia per il controllo dei flussi, dell’accordo con i Sindaci dei Comuni Libici e degli accordi di cooperazione con i paesi di transito”.

Nello specifico, il piano parte dall’accoglienza “primo passo per l’integrazione”. L’obiettivo – si legge nel testo - è di portare a piena attuazione l’intesa sancita in Conferenza unificata nel 2014 e rendere il sistema di accoglienza più orientato all’integrazione, elevando il livello dei servizi offerti nel sistema di accoglienza straordinario (CAS), iniziando subito i percorsi d’integrazione e rafforzando le iniziative esistenti attraverso. In particolare, includendo l’insegnamento della lingua e l’orientamento culturale sin dall’inizio e implementando i servizi volti all’integrazione in tutte le strutture, con particolare attenzione ai Cas, specialmente nei casi in cui essi svolgano il ruolo di centri di seconda accoglienza. Si prevede anche di inserire nei bandi per la gestione dei centri di accoglienza figure professionali competenti, in grado di lavorare in contesti multiculturali e di mediazione sociale, assicurando particolare attenzione a situazioni di vulnerabilità, alle differenze di genere e all’unità dei nuclei familiari.

Tra i punti principali c’è ’accesso alla salute, all’alloggio e alla residenza. Il piano ricorda che l’accesso all'assistenza sanitaria è un diritto sancito dalla Costituzione Italiana, ma che l’offerta e l’accesso ai servizi sanitari da parte dei titolari di protezione nel nostro paese risulta eterogenea, con disuguaglianze che gravano in modo particolare sui soggetti più vulnerabili, come le vittime di tratta, di tortura o di stupri, i lavoratori sfruttati, i minori non accompagnati e i sopravvissuti ai naufragi. Gli elementi più critici riguardano la mancanza di conoscenza dei servizi disponibili, le differenze linguistiche, i diversi atteggiamenti culturali nei confronti della salute e dell’assistenza sanitaria e la mancanza di una rete sociale di supporto.  L’obiettivo è quindi quello di arrivare a una piena implementazione dell’accordo Stato-Regioni per la salute dei migranti sancito nel 2012, con un aumento e una standardizzazione degli interventi volti a semplificare l’accesso al servizio sanitario nazionale in tutte le regioni Italiane. Per quanto riguarda la questione abitativa, “che coinvolge le fasce deboli di tutto il paese”, ricorda il Viminale, l’obiettivo per il prossimo biennio è che le persone titolari di protezione possano accedere alle risorse che il welfare territoriale mette a disposizione. In particolare si prevede di estendere l’accesso alle possibili soluzioni abitative, rendendo territorialmente omogenea l’erogazione di servizi e sviluppando standard minimi per l’accesso ai servizi abitativi; di creare le condizioni perché i piani per l’emergenza abitativa regionali o locali includano percorsi di accompagnamento per i titolari di protezione in uscita dall’accoglienza, verificando anche la possibilità di includerli negli interventi di edilizia popolare e di sostegno alla locazione. E di incentivare fin dalle ultime fasi di accoglienza l’avvio di percorsi volti a favorire iniziative di coabitazione (affitti condivisi, condomini solidali) come pure la sperimentazione di pratiche di buon vicinato. Nel piano si parla anche di  programmi d’intervento sociale “per rispondere alle complessità relative agli insediamenti informali nei centri urbani, stabilendo procedure di accompagnamento alla fuoriuscita anche attraverso la ricognizione degli edifici pubblici in disuso da destinare all’abitare sociale”.

Il piano prevede un’attenzione particolare per le donne rifugiate e richiedenti protezione internazionale. In particolare per quelle che arrivano dalla Nigeria che nell’ultimo biennio sono passate da 5.000 nel 2015 a 11.009 nel 2016 e al 31 agosto sono 4.977. “La maggioranza di queste donne arriva in Italia dopo un viaggio caratterizzato da abusi, violenze e vari tipi di sfruttamento – si legge -. Il sistema di accoglienza deve quindi prestare particolare attenzione alle specifiche vulnerabilità di genere e alle donne vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale - un fenomeno in costante aumento, per l’attivazione dei meccanismi di protezione previsti dalla normativa vigente e il referral agli enti di tutela specializzati”. In particolare il Viminale, sottolinea come sia necessario che vengano realizzate e implementate le azioni previste dal Piano Nazionale di Azione contro la tratta e il grave sfruttamento di esseri umani, adottato nel Febbraio 2016, fin dalle prime azioni di assistenza. Le strutture devono disporre di personale femminile di riferimento, in particolare per i servizi di mediazione culturale, quelli legali e quelli medici in modo tale da informare le donne dei servizi offerti, come pure di promuovere la loro salute anche riproduttiva, facilitare l’acceso a servizi specialistici per le vittime di violenze e le vittime di tratta.

Il piano per l’integrazione ha ricevuto l’apprezzamento dell’Alto Commissariato Onu per i rifugiati. “Il Piano è uno strumento fondamentale per adottare azioni concrete che facilitino percorsi di inclusione sociale dei rifugiati ed è frutto di un lavoro collettivo a cui hanno preso parte rappresentanti dei diversi ministeri interessati, degli enti locali, della società civile e delle organizzazioni internazionali – sottolinea l’Unhcr - Il Piano ha inoltre raccolto la voce dei rifugiati stessi attraverso dei focus group condotti dall’Unhcr in varie regioni d’Italia. Per questo esprimiamo apprezzamento per l’approvazione oggi del Piano Nazionale Integrazione da parte del Tavolo Nazionale di Coordinamento presieduto dal Ministro dell’Interno Minniti”. Nella nota l’Alto commissariato spiega di condividere l’approccio volto a sostenere i rifugiati nel loro percorso verso il raggiungimento dell’autonomia, “condizione necessaria per favorire l’integrazione nella società italiana e rimane disponibile a sostenere le autorità nel difficile compito di realizzare gli obiettivi indicati nel documento”. (ec)

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