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Azzardo, pubblica amministrazione inflessibile con i giocatori indebitati

Di fronte a una persona rovinata dai debiti contratti con il gioco, gli enti pubblici - dall'Inps all'Agenzia delle entrate - sono impassibili, applicando penali altissime. Più flessibili banche e finanziarie. I casi trattati dagli avvocati di "And e nuove dipendenze". "E' lo Stato che gestisce il gioco, qualche responsabilità ce l'ha..."

30 settembre 2017

MILANO - Lo Stato biscazziere non perdona. Di fronte a una persona rovinata dai debiti contratti per il gioco d'azzardo, gli enti pubblici - dall'Inps all'Agenzia delle entrate - sono impassibili. Non c'è margine di trattativa, nessun sconto viene concesso sui debiti che si sono creati perché il giocatore non ha versato i contributi previdenziali o altre tasse per giocarli alle slot machine o ai gratta e vinci o in un'agenzia di scommesse.

"Con le finanziarie o le banche invece è diverso. Di fronte alla certificazione che la persona è affetta da dipendenza dal gioco d'azzardo e che ha intrapreso un percorso di riabilitazione, scendono a patti e scontano non solo gli interessi maturati, ma anche una parte del capitale prestato", racconta Giorgio Ferrari, avvocato di Gallarate, che, insieme alla collega Sara De Micco, ha curato negli ultimi dieci anni quasi un migliaio di casi di giocatori indebitati fino al collo. Collaborano con l'associazione "And e nuove dipendenze" e si sono specializzati nell'aiutare i giocatori a risolvere i loro guai finanziari, nei quali spesso hanno trascinato anche i famigliari.

- "In genere il giocatore d'azzardo vuole ripagare il debito, soprattutto quando vuole uscire dall'inferno della dipendenza - aggiunge l'avvocata De Micco -. Ma va aiutato. Purtroppo non siamo riusciti finora a convincere gli enti pubblici a considerare la situazione di queste persone. Non voglio dire che non debbano pagare contributi e tasse. Il problema però è che il loro mancato versamento comporta, oltre agli interessi di mora, anche penali altissime. Almeno queste penali potrebbero stornarle, visto che in fin dei conti è lo Stato che gestisce il gioco d'azzardo e quindi qualche responsabilità ce l'ha".

Gioco d'azzardo patologico e indebitamento sono quasi sempre due facce di una stessa medaglia. "Il giocatore all'inizio non si preoccupa dei debiti - spiega Roberta Smaniotto, psicologa e presidente di And e nuove dipendenze -. Pensa di poterli ripagare con le vincite o con altri prestiti che in qualche modo riesce ad ottenere. Per lui ogni prestito è solo l'occasione per avere denaro da giocare. È l'unica cosa che conta. Poi quando invece tocca il fondo, il debito diventa quella spinta che lo porta a chiedere aiuto o a buttarsi sotto un treno".
Il giocatore incallito, però, non danneggia solo se stesso. "Il debito è quasi sempre una questione familiare - aggiunge -. A volte sono i genitori o il coniuge a indebitarsi per pagare gli altri debiti". Ci sono poi imprenditori che non versano i contributi Inps dei dipendenti, oppure amministratori di condominio che giocano i soldi degli inquilini. I danneggiati quindi sono terze persone. "Quando un giocatore o un suo familiare viene al nostro sportello cerchiamo di capire qual è la situazione e se c'è un problema di indebitamento lo inviamo ai nostri avvocati - spiega la presidente di And e nuove dipendenze -. Il percorso psicologico e quello legale, però, vanno di pari passo. E può durare anche due o tre anni. Lavoriamo in equipe, proprio perché non ha senso risolvere i problemi legali se poi torna a giocare".

Sul migliaio di casi seguiti, l'80% si è indebitato con finanziarie o banche, il 20% con enti pubblici. Nonostante esistano sistemi di informazioni creditizie, nei quali sono registrati i finanziamenti concessi e i debitori in ritardo con i pagamenti, ci sono giocatori che riescono ad ottenere più prestiti da finanziarie diverse. Eppure basterebbe che ogni finanziaria o istituto di credito, prima di concedere il prestito, controllasse queste banche dati. "Da due o tre anni la situazione è migliorata e le finanziarie sono più attente - afferma l'avvocata De Micco -. E quindi ora ci troviamo di fronte persone che magari hanno al massimo tre finanziamenti aperti. Ma in passato abbiamo avuto casi in cui il giocatore aveva ottenuto fino a 11 prestiti da finanziarie diverse. È chiaro che in queste situazione anche le finanziarie hanno la loro responsabilità. Ed è per questo, oltre che per un principio etico, che accettano di trattare con noi".

La trattativa parte solo grazie all'intervento degli avvocati. "Prima, invece, nei confronti dei debitori le finanziarie utilizzano metodi di riscossione molto invasivi - aggiunge l'avvocato Ferrari -. Si arriva a casi in cui i familiari sono letteralmente terrorizzati. Bastano però un paio di nostre lettere per farli desistere e per avviare una trattativa". Il lavoro di questi due avvocati non si limita alla trattativa con i creditori. "Prima di tutto cerchiamo di capire con il giocatore e i suoi familiari qual è la situazione debitoria e qual è il loro patrimonio ancora disponibile - aggiunge -. Perché non c'è solo il problema di pagare i debiti, ma anche quello di tutelare i coniugi, i figli e i loro patrimoni: casa, auto, attività". Di fatto questi due avvocati rieducano i giocatori patologici e i loro familiari ad un uso corretto dei soldi. E a non cadere in tranelli, come le carte revolving, ossia quelle carte di credito al consumo, che spesso chi ha fatto acquisti riceve. Sembrano un'opportunità - il loro utilizzo è semplice e permette di avere piccoli prestiti per fare altri acquisti -, ma poi quelle "comode rate" per rimborsarli (tanto pubblicizzate dalle finanziarie che emettono queste carte) diventano un cumulo di debiti, soprattutto se finiscono in mano a un giocatore d'azzardo.

"And e nuove dipendenze" e gli avvocati De Micco e Ferrari sono per ora riusciti a creare un metodo di lavoro che affronta il grave problema dell'indebitamento dei giocatori d'azzardo verso finanziarie e banche.
Rimane irrisolto il problema dei debiti contratti con la pubblica amministrazione. Anche la Regione Lombardia, nonostante abbia emanato una legge severa per contrastare il proliferare di slot machine, sale da gioco e centri scommesse, non concede nulla a chi, per esempio, non paga il bollo auto e si è giocato tutto. "Solo i comuni sono più flessibili - aggiunge l'avvocata De Micco -. Perché poi queste famiglie le hanno nel loro territorio e si rivolgono ai servizi sociali. Ripeto, le tasse vanno pagate, ma insistere anche sulle penali non ha senso, anche perché queste persone non sono in grado di pagare e quindi comunque questi enti pubblici non incasseranno nulla". (dp)

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Tag: gioco d'azzardo

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