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Non autosufficienza e lavoro femminile: le sfide per il futuro delle famiglie

Terza Conferenza nazionale sulla famiglia. Il ruolo di ammortizzatore sociale della famiglia a rischio senza interventi a sostegno e politiche mirate. Occupazione, decontribuzione e assistenza i temi cruciali. I suggerimenti del presidente dell’Inps, Tito Boeri, e il presidente dell’Istat, Giorgio Alleva.

28 settembre 2017

- ROMA - “La grande sfida dei prossimi decenni sarà quella della non autosufficienza. Ce lo dice l’invecchiamento della popolazione e non possiamo pensare di poter affrontare questo problema ancora basandoci largamente sul ruolo informale delle famiglie”.
È questo il primo elemento di riflessione suggerito dal presidente dell’Inps, Tito Boeri, nel suo intervento di questa mattina durante i lavori della terza Conferenza nazionale della famiglia in corso a Roma. Secondo Boeri, infatti, in Italia ci sono ancora “tantissime famiglie che non sono in grado di svolgere la funzione di ammortizzatore sociale che noi abbiamo assegnato loro implicitamente con i buchi del nostro sistema di protezione sociale. Se vogliamo davvero assegnare oggi centralità alla famiglia nel nostro sistema di protezione sociale non possiamo esimerci dal selezionare i beneficiari dell’assistenza guardando alla situazione economica, reddituale e patrimoniale delle famiglie nel loro complesso. Sono ancora troppo poche le prestazioni che oggi guardano alla situazione della famiglia”. È sempre più necessario, quindi, “graduare gli strumenti e selezionare le famiglie che aiutiamo di più guardando alla situazione economica, reddituale e patrimoniale”, ha aggiunto Boeri. “Non possiamo pensare di poter aiutare le famiglie che hanno forti problemi di reddito con strumenti come l’indennità di accompagnamento - ha sottolineato -. I 500 euro al mese sono del tutto insufficienti per una famiglia che affronta una condizione di questo tipo, mentre famiglie che hanno potenzialità e livelli di reddito superiori possono probabilmente avere un aiuto più limitato”. 

Altra sfida per il futuro è quello del ruolo della donna a cui troppo spesso viene affidato il compito di cura e di lavoro domestico. Secondo Boeri, “la crescita della famiglia dipende dal lavoro delle donne”. E i dati provenienti da altri paesi europei lo confermano. “Se guardiamo al rapporto tra tasso di occupazione femminile e quello di fecondità in Europa - ha spiegato Boeri - abbiamo paesi come l’Italia e Grecia in cui il tasso di occupazione femminile è inferiore al 50 per cento e il tasso di fecondità è molto basso e paesi nordici in cui il tasso di occupazione femminile è attorno all’80 per cento e quelli di fecondità sono molto più alti. Più alto è il tasso di occupazione femminile più figli si fanno, questo perché fare i figli costa troppo”.
Secondo il presidente dell’Inps, infatti, le donne che hanno dei figli “perdono circa un terzo del loro reddito. Finché ci sarà una asimmetria così forte nella condivisione degli oneri della cura dei figli, noi avremmo discriminazioni del mercato del lavoro contro le donne. É noto in particolare che nelle piccole e medie imprese gli imprenditori preferiscono assumere uomini piuttosto che donne in età fertile”. Alcuni strumenti introdotti in questi anni, intanto, hanno avuto un ruolo importante, ha aggiunto Boeri, come il bouns infanzia. “I beneficiari hanno subito meno i costi della genitorialità - ha specificato -, ma bisogna pensare anche ad altri strumenti, per esempio, quelle forme di decontribuzione a cui oggi si pensa per i giovani, forse andrebbero estese alle donne subito dopo i periodi di maternità”.

A pesare sul futuro stesso della famiglia in Italia, però, c’è anche un’asimmetria tra uomini e donne sia nel mondo del mercato che in quello del lavoro domestico. “In tutti i paesi area Ocse gli uomini dedicano più tempo sul lavoro remunerato e meno tempo al lavoro domestico e familiare - ha spiegato Boeri -. Se sommiamo le ore dedicate al lavoro di mercato e domestico, giungiamo più o meno allo stesso livello di ore lavorate per giorno. C’è solo un paese che fa eccezione ed è il nostro. In Italia le donne lavorano circa il 20 per cento in più degli uomini se teniamo conto delle ore di lavoro di mercato e domestico”. Per Boeri, c’è un problema forte di “potere contrattuale” della donna all’interno della famiglia. E lo dimostrano anche i dati sui congedi dei padri. “Una misura utile introdotta ancora in modo troppo timido è quello dei congedi di paternità obbligatori - ha aggiunto -. Spinge e vincola gli uomini a prendere questa responsabilità. Introdurre queste misure in modo facoltativo non basta. I congedi facoltativi sono stati usati da 9 mila padri e questo numero è costante nel tempo, vuol dire circa il 3 per cento dei padri. Quelli obbligatori cominciano ad essere utilizzati da un numero consistente, attorno al 40 per cento. Dovrebbero essere obbligatori e questo vuol dire che la legge non è del tutto applicata”.

A suggerire alcune indicazioni sulle azioni necessarie per rafforzare la famiglia è anche Giorgio Alleva, presidente dell’Istat, secondo cui sono necessarie misure di sostegno mirate sia alla rimozione degli ostacoli che si incontrano nelle diverse fasi della vita, sia alla riduzione delle disuguaglianze. “Gli interventi devono favorire i giovani con misure di incentivazione della loro autonomia per metterli condizione di realizzare i loro progetti di vita - ha spiegato Alleva -. Particolare attenzione deve essere riservata anche alle giovani coppie che desiderano avere figli in modo che i loro progetti possano realizzarsi prima che il rinvio diventi rinuncia”. Infine, per il presidente dell’Istat, occorre sostenere le famiglie “in modo che possano conciliare le esigenze di cura dei componenti più fragili, siano essi figli o persone anziane. Ed è auspicabile che gli aiuti economici ai nuclei più fragili, tra cui molti costituiti da stranieri, siano accompagnati da politiche mirate all’inclusione sociale”.(ga)

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Tag: Conferenza nazionale famiglia, Tito Boeri, Istat, Famiglia, inps

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