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Cittadinanza, delusione e rabbia per il rinvio. "Opportunismo elettorale"

Da Amnesty International a Caritas e Arci sdegno delle associazioni: solo una strumentalizzazione politica sulla vita dei bambini, Paese è pronto. E il movimento italiani senza cittadianza torna in piazza il 13 ottobre: “Devono venircelo a dire in faccia che non la votano”

28 settembre 2017

- ROMA – C’è chi parla apertamente di un “opportunistico calcolo elettorale”, chi di passo indietro e di “strumentalizzazione”, chi si dice, nonostante tutto, deciso ad andare avanti nella battaglia. Di certo, quello che si respira nelle associazioni che in questi anni hanno portato avanti la campagna per riformare la legge 91/92 sull’acquisizione della cittadinanza, è un clima di profonda delusione. Dopo anni di annunci, infatti, il ddl di riforma era arrivato all’ultimo miglio: nell’ottobre 2015 c’era stata l’approvazione alla Camera e la promessa che il testo non sarebbe stato toccato. Ora mancava solo l’ok del Senato. Che non ci sarà, almeno non in questa legislatura. Lo ha detto chiaramente il ministro degli Esteri Angelino Alfano, chiudendo la porta definitivamente alla possibilità di chiedere la fiducia sul provvedimento. “Lo Ius soli è una cosa giusta – ha detto -. Votarla nel momento sbagliato ne farebbe però una cosa sbagliata e un regalo alla Lega”. La sottosegretaria Maria Elena Boschi ha ribadito che ora non ci sono i numeri, sulla stessa scia anche la ministra della Salute, Beatrice Lorenzin, che parla di una riforma da fare nella prossima legislatura, perché ora non verrebbe compresa.

Italiani senza cittadinanza: “Non ci fermiamo, dovranno dirlo in faccia ai bambini che non vogliono votarla”. Tra le reazioni più forti contro la ritirata del governo sulla legge c’è quella del movimento Italiani senza cittadinanza, formato dai ragazzi di seconda generazione: “Sia chiaro a tutti che noi Italiani senza cittadinanza andiamo avanti – hanno scritto in un lungo post su Facebook -. Siamo combattivi e pronti, perché noi restiamo, sempre. Vinciamo ogni giorno, l'Italia di oggi migliore vince ogni giorno. Non votare la riforma della cittadinanza è da adulti irresponsabili. Gli alunni e alunne d'Italia, anche senza passaporto italiano, sono già il meglio che possiamo desiderare per il nostro Paese. Sono la forza, la speranza, il seme del miglioramento, a differenza degli adulti che siedono oggi in Parlamento e che invece rappresentano l'arretramento, la vigliaccheria, rimandando la riforma e continuando a rinviare le vite di un milione di noi”. Poprio per protestare contro il rinvio, il movimento ha organizzato un sit in il 13 ottobre prossimo, anniversario dell’approvazione alla Camera. Saranno a piazza Montecitorio, perché gli è stato vietato di manifestare vicino al Senato. “ Faremo diventare quella la piazza della cittadinanza in occasione del Cittadinanza day. Noi ci saremo, sfidiamo parlamentari e ministri a venirci a dire in faccia che la riforma non la vogliono votare. A venire in piazza a guardare negli occhi i bambini e bambine e dire che la loro vita vale meno di quella degli altri. Perché noi su questo non siamo d'accordo. E lo continueremo a dimostrare”.

Forti (Caritas): “Questione strumentalizzata, Italia è un paese maturo stritolato da interessi politici”. Oliviero Forti, responsabile immigrazione di Caritas italiana parla di una strumentalizzazione del tema. “L’Italia è un Paese maturo per un passo di civiltà, ma oggi siamo stritolati da interessi di natura politica” che hanno prodotto “un passo indietro” – ha detto a margine della presentazione della Campagna “Share the journey” (Condividiamo il viaggio). “Finora nessuno è stato in grado di porre la questione come cruciale per il Paese – ha detto -. La norma era oramai pronta ma non si ha il coraggio di portarla all’approvazione definitiva”.

Arci: “Solo calcolo elettorale sulla vita di questi bambini”. “Non è il momento adatto. Per il ministro Alfano approvare o meno la riforma della cittadinanza è legato unicamente a opportunistici calcoli elettorali, più chiaramente di così non poteva dirlo – sottolinea l’Arci - Ci sono le elezioni siciliane alle porte e fra qualche mese le politiche: rischiare di perdere voti a destra il partitino di Alfano non se lo può permettere e quindi chi se ne importa se sono quasi un milione i bambini e ragazzi di origine straniera che da anni aspettano questa legge per diventare italiani di diritto e non sentirsi più ospiti in quello che ormai è il loro Paese”. L’Arci, che è tra i promotori della campagna L’Italia sono anch’io, ricorda che il  momento adatto però il Senato non l’ha mai trovato nei quasi due anni da che la legge è stata approvata dalla Camera. “Né, in verità, le altre forze di maggioranza, a partire dal Pd,  hanno mai battuto i pugni sul tavolo per portare la legge alla discussione dell’Aula – continua la nota -L’avevamo detto prima della pausa estiva che se si fosse superato il mese di luglio per calendarizzarla si sarebbe fatto un grandissimo favore a chi questa legge non la vuole. Ma noi continueremo a mettere il Parlamento e il Governo di fronte alle sue responsabilità”.

Amnesty: “Non c’è un momento sbagliato quando in gioco ci sono i diritti”. Molto dura la posizione anche di Amnesty International. “Da giorni parlamentari e ministri si esprimono sull’inopportunità di procedere, in questa Legislatura, alla discussione sulla proposta di riforma della cittadinanza. Assistiamo con profondo rammarico a questo cedimento rispetto all’esigenza, davvero non più rinviabile, di riconoscere il diritto di avere la cittadinanza del paese in cui si cresce e si studia e di cui si apprendono lingua e cultura”, dichiara Antonio Marchesi, presidente di Amnesty International Italia.“Non è la prima volta che, su questioni di diritti umani, le istituzioni italiane invece di assumere iniziative coraggiose, tentennano, adducendo di volta in volta ragioni legate a vantaggi e svantaggi elettorali o alla presunta impopolarità dell’argomento in discussione”, aggiunge Marchesi.“Non c’è mai un momento sbagliato quando sono in gioco i diritti umani. Di sbagliato, è il ragionamento basato sulla convenienza politica”, ha concluso Marchesi. (ec)

 

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