:::

Inserisci le tue credenziali per accedere ai servizi per gli abbonati

   
Ricordami

Password dimenticata?

Oppure scopri come abbonarti »

Stampa Stampa

Il terremoto e le scuole distrutte: una mostra racconta il dolore e la rinascita

Si chiama “Tutti su per terra! - Itinerari visivi tra le scuole della provincia di Macerata colpite dal sisma” ed ha registrato più di 500 visitatori in soli 7 giorni di esposizione, la mostra in 30 scatti della reporter Lucia Paciaroni. L'esposizione è visitabile a Macerata presso gli Antichi Forni

03 ottobre 2017

Alcuni degli scatti esposti nella mostra
Mostra su scuole distrutte dal terremoto 5 - Fiastra

MACERATA - Le seggiole di legno lucido e metallo sono rimaste in piedi. Poco sopra gli schienali, una profonda ferita sul muro racconta tutta la violenza delle scosse. Il calendario deve essere stato il primo a cadere ma anche lui vanta una sorta di equilibrio, sulle macerie che coprono tutto il pavimento. Su quelle seggiole che sanno di quaderni, incontri, matite e colori appena temperati, ci siamo seduti tutti. E’ per questo che certe immagini arrivano dritte allo stomaco e ti restano incollate addosso. Si chiama “Tutti su per terra! - Itinerari visivi tra le scuole della provincia di Macerata colpite dal sisma” ed ha registrato più di 500 visitatori in soli 7 giorni di esposizione, la mostra che in 30 scatti è riuscita a raccontare un dolore che ha radici profonde perché mina i ricordi più cari, quelli dell’infanzia. Promossa all’interno della seconda edizione del ‘Macerata School Festival’, rassegna che lo scorso anno ha fatto registrare oltre 4 mila presenze, l’esposizione è organizzata dall’assessorato alla Scuola insieme al Dipartimento di Scienze della formazione dell’università di Macerata, con le immagini di Lucia Paciaroni e l’introduzione del pedagogista Francesco Tonucci. Aperta nei pomeriggi, dalle 16 alle 19, agli Antichi Forni, oggi conclude il Festival al Cinema Italia insieme al forum “Il patrimonio edilizio scolastico della provincia di Macerata di fronte alla sfida della ricostruzione post-sisma: bilanci, modelli e prospettive”, che chiude l’edizione 2017 dedicata agli spazi della scuola e alla ricostruzione post sisma. Ma è già pronta per un nuovo allestimento. 

Mostra su scuole distrutte dal terremoto 6 - Visso

“Non ci aspettavamo così tanti visitatori – racconta Lucia Paciaroni –. Sono molto contenta sia dell’affluenza che del riscontro perché è stato colto il senso: non voleva essere solo un reportage su quello che è successo, ma un invito a riflettere, per far capire la reale portata del terremoto. A distanza di un anno molte persone non ci pensano più, mentre tanti visitatori vedendo tutte queste scuole, a pochi chilometri da noi, completamente distrutte, hanno detto ‘non pensavamo che la situazione fosse questa’. L’idea della mostra è nata dal Museo della scuola Paolo e Ornella Ricca dell’Università di Macerata. Mentre attraverso Legambiente ho avuto accesso ai luoghi del sisma già ad ottobre, per il recupero dei beni culturali nelle chiese”. E proprio Legambiente sta programmando un nuovo allestimento. 

“Nonostante fossi sui posti in veste professionale – prosegue Lucia Paciaroni -, è stato struggente entrare in queste scuole. Soprattutto a Visso e Muccia, nelle scuole dell’infanzia. Erano rimaste aperte, dopo la scossa di agosto perché non avevano subito lesioni. Guardavo tutta quella distruzione e pensavo che per fortuna il terremoto di ottobre era arrivato di domenica”. 

Mostra sulle scuole distrutte dal terremoto 3

- Negli scatti di Lucia ci sono le scuole di Apiro, Caldarola, Camerino, Cingoli, Fiastra, Gualdo, Loro Piceno, Muccia, Pieve Torina, San Ginesio, San Severino, Sant’Angelo in Pontano, Sarnano, Treia, Tolentino, Valfornace e Visso, scattate tra aprile e settembre di quest’anno. Mentre il percorso espositivo si conclude con i disegni dei bambini della scuola primaria di Caldarola che lo scorso anno hanno realizzato il libro “La scuola: radici del passato, germogli del futuro”. 

Nell’ambito del Festival, anche la mostra fotografica “Con occhi di bambino. Lo sguardo dell’infanzia sul terremoto”, realizzata dall’Agrinido Agri-Infanzia della Natura di San Ginesio. In esposizione le foto scattate dai piccoli dopo il sisma del 30 ottobre e l’appello a sostenere la ricostruzione della scuola, ospitata in una grande tenda Yurta già dalle settimane successive alla scossa che ha reso inagibile l’edificio originario.
“Avevo già visto la mostra di Lucia – racconta Federica Di Luca, educatrice, responsabile dell’Agrinido di San Ginesio – ma ho sentito la necessità di tornarci. E’ stata un’esigenza nata da dentro, in quel lungo percorso che mi attraversa da un anno e che ho condiviso con tanti. I temi del dibattito attuale sono tutti orientati alla ricostruzione, alla partecipazione, al futuro. Ma come stiamo facendo sedimentare le memorie di ciò che è successo? La ricerca di percorsi di riparazione del trauma hanno accompagnato tutto questo lungo anno di vita e lavorativo, ma oltre al percorso personale mi stanno a cuore le tracce che si sono lasciate nella comunità, le orme da rivedere e risignificare, i segni delle ricuciture di paesaggi umani più ampi. Perché il terremoto lascerà tanti segni ed a lungo e solo da questa risignificazione delle memorie potranno nascere idee sane per il futuro, presenti sostenibili e ricostruzioni durevoli di edifici e comunità”. 

L'inaugurazione della mostra
Mostra sulle scuole distrutte dal terremoto 4

“Quindi – sottolinea Federica Di Luca -, attenzione a non eludere le ferite, partiamo da queste e facciamole diventare un patrimonio collettivo. La mostra fotografica ‘Tutti su per terra!’ è la sintesi di un volto della ferita, quella delle scuole crollate, lesionate, crepate, messe in sicurezza e demolite, un patrimonio di grande significato per la coesione sociale, per la formazione dell’umanità, per la costruzione di competenze di resilienza dei bambini, delle famiglie, delle istituzioni e delle comunità territoriali. Allora mi aspetto che questa mostra venga riaccolta dalle scuole dell’alto maceratese e dai Comuni interessati perché prima di andare oltre o, assieme a percorsi progettuali per il futuro, gli insegnanti e le famiglie, con i bambini, devono trovare in quelle foto la trasformazione, la germinazione di nuovi semi proprio dentro alla ferita. E’ un lavoro denso e doloroso ma solo da questa aratura può dissodarsi il terreno per accogliere la rinascita”. (Teresa Valiani)

© Copyright Redattore Sociale

Tag: terremoto, Fotografia, scuola

Stampa Stampa