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Una benda sugli occhi, per visitare il museo "da un altro punto di vista"

A Lecce mediatori museali e un’app dedicata con audiodescrizioni degli spazi e delle opere, per favorire la fruizione del Must da parte dei visitatori ciechi. “Ma la vera sfida, per combattere le barriere, è far bendare chi vede”

03 ottobre 2017

Visitatori Museo Must si bendano

- LECCE - Il Museo storico della città di Lecce Must (www.mustlecce.it) da oggi ha una marcia in più: la possibilità, per chiunque voglia avvicinarsi con occhi diversi, da visitarlo “da un altro punto di vista”, con una benda sugli occhi, ad esempio. Per vivere la stessa situazione di chi invece è veramente privo della vista e che potrà da ora in poi godere meglio degli spazi del museo grazie all’aiuto di ‘mediatori museali’ ciechi e di un app creata a questo preciso scopo. Il progetto – “Da un altro punto di vista” – ha concluso la sua prima parte dopo due anni di lavoro portati avanti a Lecce dalle associazioni LedA e Sinemò, proprio con l’obiettivo di ampliare la possibilità di fruizione degli spazi museali da parte delle persone cieche, considerando che “il tema delle barriere si affronta molto poco soprattutto nell’ambito dei luoghi d’arte”, come sottolinea Davide Dongiovanni, uno dei due mediatori museali formati all’interno del progetto.
“Io e ad altre persone cieche abbiamo svolto un percorso di conoscenza del Must e delle opere, in particolare le sculture più importanti di Cosimo Carlucci, artista salentino. Abbiamo toccato le opere e preso confidenza con gli spazi, in modo da essere in grado di guidare i visitatori, ciechi o bendati, come abbiamo fatto nel giugno scorso e in occasione delle ultime due giornate mondiali dedicate alla disabilità”.

Durante il percorso di formazione dei mediatori sono state realizzate sei audiodescrizioni, relative sia alla storia del Must e a come orientarsi negli spazi, sia ad alcune delle più importanti sculture di Carlucci. Le audiodescrizioni sono fruibili da tutti i visitatori, ciechi e non, grazie ad un app mobile, sviluppata dalla start up Arte Amica, che interagisce con un sistema di localizzazione indoor: all’interno delle sale, grazie ad alcuni trasmettitori bluetooth (beacons) i visitatori, identificati in tempo reale, ricevono su un dispositivo elettronico come può essere uno smartphone delle notifiche sulla disponibilità di contenuti audio, man mano che si avvicinano alle opere. La app DAPV (dal nome del progetto, “Da un altro punto di vista”, è scaricabile gratuitamente sia per IOS, sia per Android. “Noi come mediatori museali abbiamo proprio la funzione di accompagnare altri visitatori ciechi nella scoperta del museo – spiega Dongiovanni – ma l’invito è rivolto tutti i visitatori, di recarsi al Must e di bendarsi per fruire del museo veramente da un altro punto di vista, sperimentare la sensazione del buio, fare un’esperienza che contribuisca davvero ad abbattere barriere”. Tutte le attività del progetto sono state realizzate con il contributo del Comune di Lecce, nell’ambito delle azioni del SAC (Sistemi ambientali e culturali) Terre di Lupiae. (sm)

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