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Nessun pietismo e tanto sarcasmo: la disabilità nelle serie tv americane

Sono gli Stati Uniti a fare da padrone nell'universo della serialità televisiva che, per quanto riguarda le persone disabili, è stata decisamente in grado di svecchiarne la rappresentazione. Inchiesta di Superabile Inail

03 ottobre 2017

SuperAbile copertina ottobre 2017

ROMA - Chi non ricorda Mary Ingalls in tv ne La Casa nella prateria? È la primogenita della famiglia, quella che poi perde la vista. Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti. Ma sono ancora gli Stati Uniti a fare da padrone nell’universo ormai sterminato di una serialità televisiva che non ci sta più a presentarsi come produzione minore, entrando spesso in competizione con il grande cinema per la capacità di affrontare le questioni più scottanti della modernità. E, per quanto riguarda le persone disabili, è stata decisamente in grado di svecchiarne (si spera definitivamente) la rappresentazione. Le serie tv americane sono il tema dell’inchiesta del numero di ottobre di Superabile Inail, la rivista cartacea sui temi della disabilità pubblicata dall’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro. Ecco allora personaggi come Tyrion Lannister de Il trono di spade, il nano più famoso del piccolo schermo, il celebre Michael J. Fox (ha veramente il Parkinson) interpretare l’avvocato Louis Canning nel legal drama The good wife, o Walter White Junior in Breaking Bad, che cammina con le stampelle e non parla bene a causa di una paralisi cerebrale proprio come il suo attore R.J. Mitte. Stessa cosa anche per il recente Speechless: il personaggio di J.J. Di Meo è in carrozzina e parla solo attraverso un puntatore oculare così come Micah Fowler, che gli dà corpo, ha sul serio la paralisi cerebrale. Il minimo comune denominatore? Nessun pietismo, tanto sarcasmo, personaggi brillanti e a tratti velenosi. E anche le serie tv che non hanno persone disabili nel cast offrono un punto di vista veramente innovativo sul mondo dell’handicap, tanto per usare un termine politicamente scorretto.

- Sempre sul numero di ottobre è possibile leggere l’intervista alla scrittrice Rita Coruzzi, autrice del volume L’eretica di Dio (Piemme), appena uscito in libreria e dedicato a Giovanna D’Arco. Una figura che, proprio come lei, è riuscita a trovare il suo posto nel mondo grazie alla fede. Questo è il suo secondo romanzo storico dopo Matilde, già vincitore dei premi Buonarroti, Città di Cattolica e Zangheri. «Volevo scrivere un romanzo su un’altra donna forte, controcorrente, guerriera, capace di cambiare le sorti della storia – racconta la 31enne reggiana –. Abbiamo talmente tanto bisogno di gesti eclatanti, di prove concrete, che non ce ne accorgiamo nemmeno. Le vere eroine sono persone comuni che fanno la differenza all’interno del loro nucleo familiare o del loro ambiente di lavoro, ma nessuno le nota».

Ma c’è anche la birra “Solid Ale”, realizzata da alcuni ragazzi con sindrome di Down a Catanzaro, e il progetto “+Sport”, che a Bologna vede un gruppo di persone con disabilità intellettiva e relazionale darsi appuntamento nei parchi per il nordic walking. Infine le pagine di cultura, con tanti libri e tanto cinema. Soprattutto i film presentati alla Mostra di Venezia, come per esempio Brutti e cattivi di Cosimo Gomez. La storia è quella della rapina organizzata da una banda di bizzarri e improvvisati malviventi, che decidono di tentare il colpo grosso per uscire dallo stato di marginalità in cui hanno vissuto finora. Il gruppo è guidato dal Papero, mendicante di professione senza gambe (un bravissimo Claudio Santamaria); c’è poi sua moglie, la Ballerina, un’affascinante e spregiudicata fanciulla senza braccia (Sara Serraiocco), un rasta tossicodipendente chiamato Merda, impersonato da Marco D’Amore, e infine il nano rapper Plissé, nella realtà Simoncino Martucci. (mt)

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Tag: Superabile Magazine, Disabilità

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