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3 ottobre. Le associazioni: “Il ricordo non basta, c'è ancora molto da fare”

Quattro anni fa la strage che provocò la morte di 368 migranti. Arci: “Un giorno di riflessione”. Sos Villaggi dei bambini: “Abbattere i muri”. S.Egidio: “Esistono alternative ai trafficanti. Sono i corridoi umanitari”. Cisl: “No a un mero esercizio di memoria”. Cgil: “L’Europa fortezza non rende giustizia ai valori su cui è stata fondata"

03 ottobre 2017

- ROMA - Oggi tutta l’Europa ricorda l’immane tragedia di Lampedusa (3 ottobre del 2013) che provocò la morte di 368 uomini, donne e bambini, che speravano in una vita migliore. E proprio in occasione di questo 3 ottobre, anniversario della strage, sono numerosi i ricordi delle associazioni e le considerazioni su quella vicenda e sulla condizione di chi cerca ancora di reggiungere l’Europa via mare.
“A quattro anni di distanza si continua a morire nel mare Mediterraneo e, purtroppo, più di allora – afferma la Comunità di Sant’Egidio -. Se è vero infatti che i numeri in assoluto sono diminuiti, le percentuali sono drammaticamente aumentate: nel 2015 su un milione e 15 mila sbarchi si contavano 3.771 vittime, nel 2016 su 362 mila erano 5.096 mentre nel 2017, fino ad oggi, su circa 130 mila arrivi ben 2.655 hanno perso la vita, addirittura uno ogni 48 persone salvate”.
La Comunità di Sant’Egidio, in questa giornata di memoria di tutte le vittime dell’immigrazione, ricorda che “esistono alternative ai trafficanti di esseri umani. Sono i corridoi umanitari, realizzati da Sant’Egidio insieme alle Chiese protestanti italiane: finora hanno portato in sicurezza, per chi arriva e per chi accoglie, circa 900 profughi siriani dal Libano, in un progetto che favorisce in modo evidente l’integrazione. Un modello che è stato ripreso e realizzato anche in Francia”.
“Ma, accanto ai corridoi umanitari, è urgente reintrodurre il sistema della sponsorship da parte di associazioni, imprese, singole famiglie, e aprire altre vie legali di ingresso per motivi di lavoro – conclude -. Del resto, tenendo anche conto che i numeri dei nuovi arrivi sono diminuiti, gli ultimi dati economici sembrano suggerire queste soluzioni. L’Italia, come l’Europa nel suo complesso, mostra segnali di ripresa e il nostro Paese manifesta – anche per il calo demografico di cui soffre ormai da anni – un bisogno crescente di lavoratori in diversi settori. Attuare una riforma in questo senso aiuterebbe a salvare tante vite umane e, nello stesso tempo, a far crescere l’integrazione”.

“Preghiamo, oggi, per le vittime delle migrazioni – afferma la Fondazione Migrantes -, perché il Signore conceda loro di raggiungere quella vita che qui in terra è stata loro negata. E perché desti noi dal sonno dell’indifferenza”.
E Orso Muneghina, Head of Emergency Response Unit di Sos Villaggi dei Bambini Italia, aggiunge: “Il 3 ottobre è una data significativa per noi di SOS Villaggi dei Bambini, per ricordare una delle più grandi tragedie umanitarie avvenute sotto i nostri occhi nel Mediterraneo, ribadendo la necessità di abbattere quei muri che hanno causato tragedie come questa e istituire al più presto canali di accesso legale al nostro paese”.
"Essere oggi a Lampedusa con i ragazzi del nostro Movimento Giovani per parlare di inclusione e di non discriminazione, è un modo di ricordare che la protezione e l'integrazione devono essere messi al centro di qualunque politica sulle migrazioni, in particolare per i tanti minori che arrivano nel nostro continente da soli - afferma Valerio Neri, direttore generale di Save the Children Italia -. L'Italia ha fatto un importante passo avanti con la Legge Zampa che garantisce loro maggiore protezione e possibilita' di inclusione. È però fondamentale che venga data piena attuazione al provvedimento e che questa legge possa diventare esempio anche per altri paesi europei, per garantire a questi bambini e adolescenti l'opportunità di essere accolti e di integrarsi pienamente".

Anche l’Arci, in occasione del 3 ottobre si concentra sulle scuole chiedendo l’impegno di tutti e tutte per “un giorno di riflessione e per offrire un’occasione a bambine e bambini, ragazze e ragazzi di capire e di crescere in un mondo che non sia solo caratterizzato da egoismo e violenza. È uno spiraglio, una possibilità di contribuire a costruire la solidarietà che manca, che spieghi che quelle persone morte  hanno un nome e una storia, che sono loro che avremmo dovuto proteggere, non i confini”, sottolinea la presidente Francesca Chiavacci. Che aggiunge: “Una legge, quella sul 3 ottobre, sicuramente importante sul piano simbolico e culturale, rispetto alla quale però  le scelte recenti del governo italiano e della UE non sono state per nulla coerenti. Gli accordi prima con la Turchia, poi con la Libia e con i paesi di origine e transito dei migranti, hanno ridotto notevolmente i flussi migratori, scambiando quantità ingenti di denaro in cambio del blocco dei migranti. Questo senza preoccuparsi delle condizioni di degrado in cui vengono tenute le persone fermate o intercettate. Torture, stupri, violenze di ogni tipo sono quotidianamente consumate in veri e propri centri-lager, gestiti spesso da quelle stesse bande armate che speculavano sul traffico di esseri umani.  Una vergogna, un imbarbarimento che mette a rischio la stessa civiltà del nostro continente”.

L’Unhcr ha in più occasioni elogiato gli sforzi della Guardia Costiera, della Marina Militare e delle associazioni impegnate nelle operazioni di ricerca e soccorso nel Mar Mediterraneo, “che grazie alla loro dedizione e professionalità hanno salvato migliaia di vite umane. Tuttavia, dal 3 ottobre 2013 molti altri naufragi si sono verificati e da allora 15.696 uomini, donne e bambini hanno perso la vita in mare in circostanze drammatiche.  Solo nel 2017, risultano morte e disperse nel Mediterraneo 2.655 persone, un costo umano inaccettabile: ogni 50 persone che hanno preso il mare dirette in Europa, una ha perso la vita”.
Alla luce di questi drammatici dati, per l’Unhcr il salvataggio di vite umane nel Mediterraneo deve ancora essere la priorità assoluta degli Stati. “Devono inoltre intensificarsi e divenire più concreti gli sforzi per fornire vie legali alternative come il ricongiungimento familiare, il reinsediamento, i visti per motivi di studio o lavoro. Alternative efficaci affinché le persone in fuga da guerre, violenze e persecuzioni, possano raggiungere un luogo sicuro senza dover ricorrere ai trafficanti e intraprendere viaggi così disperati e pericolosi”.
Afferma Stephane Jaquemet, delegato dell’Unhcr per il Sud Europa “Nonostante la drammaticità dell’evento, le forti emozioni suscitate ed i proclami che si rinnovano ad ogni nuova tragedia, continuiamo a pagare un prezzo altissimo in termini di vite umane lungo le rotte che portano in Europa. E’ importante e urgente che gli impegni presi a livello internazionale si traducano in azioni concrete di solidarietà e condivisione delle responsabilità”.
“Questa Giornata Nazionale, finalmente istituita dal marzo 2016 – conclude - , sia uno stimolo importante per rinnovare la memoria, la riflessione e l’impegno volti a mettere fine alle morti in mare, garantire ai sopravvissuti servizi di supporto psico-sociale adeguati e diffondere la cultura dell’accoglienza”.

Cgil: “Il ricordo non basta”. "Oggi ricordiamo le oltre 360 persone morte nel naufragio di Lampedusa di quattro anni fa e tutti i migranti, uomini, donne, bambini, che hanno perso la vita in mare nel tentativo di conquistare un futuro migliore. Ma il ricordo non basta, lo diciamo da tempo: per fermare la strage occorre una politica europea comune che intervenga sia con il salvataggio che con l'accoglienza". Queste le parole del segretario confederale della Cgil Giuseppe Massafra.
"L'Europa fortezza, dei muri e del filo spinato, degli accordi di esternalizzazione dei migranti con i paesi dell'Africa Subsahariana - prosegue -, l'Europa che a parole esprime solidarietà a paesi come Italia e Grecia, ma che non riesce a stilare nuove regole e un piano di intervento comune, non rende giustizia ai valori su cui è stata fondata".
Per questo la Cgil chiede di cambiare strada. "Si stralcino gli accordi con Paesi terzi che non garantiscono il rispetto dei diritti, e che per fermare i flussi finiscono con il favorire organizzazioni criminali. Si riattivino le operazioni di ricerca e salvataggio e si smetta di ostacolare e denigrare il lavoro delle Ong, fondamentale per questo scopo. Si aprano corridoi umanitari che permettano l'ingresso legale e sicuro nel nostro Paese e in Europa e si utilizzino i fondi della cooperazione per una vera cooperazione, e non per militarizzare le frontiere".

Cisl: “Occorre fare di più”. "Il pensiero della Cisl va oggi a tutti quegli uomini, donne e bambini che nel tentativo di fuggire dai loro paesi, dilaniati da guerre e conflitti, per riprogettare più serenamente la propria vita e quella dei loro familiari, hanno trovato la morte nel nostro Mediterraneo – sottolinea Liliana Ocmin, responsabile immigrazione -. Per la Cisl, però, il ricordo di quel tragico episodio non deve essere un mero esercizio di memoria, ma guidare l’impegno di tutti per fare in modo che ciò non si ripeta. Tenere vivo questo ricordo, infatti, è importante ma da solo non basta, come purtroppo abbiamo avuto modo di constatare in altre simili occasioni, occorre invece un vero progetto di governance del fenomeno che, sotto l’egida dell’Onu e con il contributo fattivo dell’Europa, punti, se non ad eliminare, a ridurre sensibilmente questi rischi senza però staccare lo sguardo dai diritti fondamentali delle persone. L’Italia sta lavorando in questa direzione, ma occorre fare di più. La situazione in Libia, dopo gli accordi con il nostro Paese, racconta una situazione al limite dell’umano. I campi di raccolta profughi sono per lo più ‘zone franche’ dove spesso i diritti umani vengono ripetutamente negati e calpestati. Lo sa l’Italia, lo sa l’Europa, lo sanno tutti. Bisogna far presto e agire con assoluta trasparenza. Ogni giorno, ogni ora che passa si rischia di spegnere non solo le speranze di questa gente ma la loro stessa vita".

Il Centro Astalli, in occasione delle celebrazioni della Giornata della Memoria e dell’Accoglienza, ha incontrato a Lampedusa gli studenti delle scuole superiori di quattro nazioni europee. “È fondamentale – afferma l’associazione - che le nuove generazioni sappiano andare oltre le logiche dei numeri perché dietro le statistiche ci sono le storie delle persone, i volti di donne e uomini morti per un ideale di libertà”.
“Fare memoria è un atto dovuto, ma se non diviene atto di responsabilità è vano”. Il Centro Astalli chiede ancora in questo giorno a istituzioni nazionali e sovranazionali “l’attivazione di canali umanitarie un’efficace azione di soccorso in mare”.
“Oggi Lampedusa, piena di giovani, mostra i volti di un’Europa aperta e solidale. Le politiche siano all’altezza del desiderio di pace che la società civile esprime”.

Anche l’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra ha preso parte alle celebrazioni di Lampedusa. "I rifugiati che fuggono dai conflitti sono le nuove vittime civili di guerra ed è questo il messaggio che l’Anvcg vuole lanciare con la sua presenza qui e con le sue campagne", ha dichiarato il presidente Giuseppe Castronovo, aggiungendo che "è fondamentale che l’Italia e l’Unione Europea sostengano la creazione di corridoi umanitari in aiuto delle sventurate persone costrette a lasciare le proprie terre a causa dei bombardamenti e degli scontri tra le opposte fazioni".

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