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3 ottobre. Le voci di Ichrak, Jasmine e Aziz alla Camera per non dimenticare

Una mostra e un reading con le storie dei bambini in viaggio, nell’evento organizzato da Museo Migrante e Unicef. Cataldi: "Mettersi in ascolto per capire". Rozzera: "Troppa ignoranza sul tema". Nicolini: "A Lampedusa istituzioni si inginocchiarono dicendo mai più. Poi è cambiato il clima"

03 ottobre 2017

Naufragio del 3 ottobre - foto

ROMA – C’è il crocifisso di Haile, la macchinina di Esrom, le foto, tante, dei parenti ed amici lasciati in Eritrea. E’ stata inaugurata questa mattina a Roma, dalla presidente della - Camera Laura Boldrini, la mostra “Bambini, storie di viaggio e di speranza”, organizzata dall’associazione MuMi, Museo Migrante e dall’Unicef. Nelle teche allestite nel complesso di vicolo Valdina gli oggetti che le vittime delle strage di Lampedusa avevano in tasca il 3 ottobre del 2013, oggi Giornata della memoria delle vittime delle migrazioni. L’inaugurazione della mostra è stata accompagnata da un reading letterario in cui sono state raccontate le storie raccolte sul campo dai giornalisti Valerio Cataldi e Francesca Mannocchi.

La storia di Ichrak, di Jasmine, e di tutti i bambini in viaggio. “L'ultima cosa che ricordo di casa mia è il canto di mio padre. Da quando ero piccolina mi sussurra le sue canzoni nell'orecchio e lo ha fatto anche quel giorno di un anno fa quando mi ha abbracciata e mi ha salutata. È il giorno che sono scappata con mia madre e mia sorella Ferdous perché ci avevano minacciate di morte” ha raccontato Icharak, 12 anni, che viene dall’Algeria e che sogna di diventare un’attrice. “È successo che un giorno mia madre ha sorpreso un uomo dentro casa. Quell'uomo voleva rapire me e mia sorella. Siamo andate via in fretta, portando con noi solo l’indispensabile. Ancora ricordo gli occhi di mia madre gonfi di lacrime e di paura. In Algeria ho lasciato le mie amiche, le maestre, la mia stanza... ho lasciato tutto. Ho portato con me la musica di mio padre che è un cantante famoso nel nostro paese. La sua voce sarà sempre nel mio cuore. Ma lui mi manca tanto, anche se non lo dico spesso”. Le storie degli altri bambini come Jasmine, siriana che vive da tre anni in Libano, o di Aziz, che a Belgrado ha aspettato al freddo l’arrivo di suo padre per andare via, sono state lette da Caterina Guzzanti, Roberto Herlizka, Galatea Ranzi, Andrea Iacomini e Giusi Nicolini.

Naufragio del 3 ottobre - oggetti

Cataldi: “Chiamarli per nome, mettersi in ascolto, per capire”. “Quello che bisogna fare è innanzitutto chiamare questi bambini, e tutti i migranti, per nome. Dobbiamo metterci in ascolto e cercare di capire – sottolinea Valerio Cataldi, ideatore del progetto Museo Migrante -. Troppo spesso si parla di rimandarli a ‘casa loro’ senza capire che la maggior parte di queste persone una casa non ce l’ha”. Anche per il direttore di Unicef Paolo Rozzera sul tema c’è ancora “troppa ignoranza”. “L’idea dell’invasione italiana è falsa, chi arriva da noi vuole anche in altri paesi. Ma soprattutto il grosso del fenomeno migratorio, circa l’80 per cento si concentra all’interno dell’Africa”. A mancare per Rozzera è anche una “visione”: “dovremmo pensare a interventi strutturali per far sì che fra dieci anni la migrazione sia qualcosa che stiamo gestendo e non subendo”. La Garante dell’Infanzia e adolescenza, Andreina Albano, ha ricordato la recente approvazione della legge Zampa che ha istituito la figura del tutore volontario per i minori stranieri non accompagnati. “Si tratta di un’opportunità per ragazzi e adulti – spiega-, il tutore è una guida che aiuta i minori ad affrontare la normalità in un paese che non conoscono. Tutti possono farlo, ma va ricordato che non è un affido né un’adozione”.

Naufragio del 3 ottobre - Libri

Giusi Nicolini: “Accordo con la Libia non ci fa dormire sonni tranquilli”.All’evento era presente anche l’ex sindaca di Lampedusa Giusi Nicolini, che ha ricordato quella mattina del 3 ottobre 2013 quando la avvisarono della strage. “Fino a quel giorno avevamo avuto molti naufragi, ma mai con così tanti morti – sottolinea -. Fu anche un naufragio sottocosta, a poche miglia dalla riva. Alcuni pescatori che si trovarono a passare raccolsero i vivi. Fu molto forte ma dopo quell’evento qualcosa è successo– continua– c’è stata un’ondata di speranza dopo il 3 ottobre. Barroso e Letta si inginocchiarono davanti alle bare dicendo ‘mai più’, e da lì iniziò Mare nostrum. Oggi il clima cambiato. Forse non siamo stati sufficientemente orgogliosi di quello che stavamo facendo, di quell’operazione con obiettivi dichiaratamente umanitari”. Nicolini ha poi aggiunto che “l’accordo con la Libia non fa dormire sonni tranquilli”. “Tra gli ultimi migranti che ho incontrato a Lampedusa da sindaca c’era un ragazzo di 20 anni  con le gambe scuoiate in un centro in Libia. Bel coraggio poi dire: tornatene a casa tua”. (ec)

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Tag: migranti, 3 ottobre

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