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Ius soli, dall'imam al parroco un appello per la riforma

Uniti nel chiedere diritti per chi è nato e cresciuto in Italia: al Festival delle letterature migranti, l'appello dei rappresentanti religiosi. "Chi misconosce e limita la dignità di cittadinanza ha una profonda disonestà intellettuale"

07 ottobre 2017

PALERMO - Uniti nel chiedere diritti per chi è nato e cresciuto in Italia: un pensiero comune quello dei rappresentanti religiosi a sostegno dell'approvazione della riforma della cittadinanza. -L'imam Yahya (Sergio) Yahe (Pallavicini), Francesco Bonanno dell'istituto siciliano studi ebraici, il pastore della chiesa valdese Peter Ciaccio e il direttore dell'ufficio pastorale per l'ecumenismo Pietro Magro si sono confrontati sul concetto di integrazione e di cittadinanza, in un incontro interreligioso, organizzato nell'ambito del Festival Letterature migranti emoderato dalla giornalista suor Fernanda Di Monte. 

"Il senso del nostro incontro - sottolinea l'imam Yahya Sergio Yahe Pallavicini  - è quello di ritrovarci insieme per sostenere, ognuno con declinazioni differenti, il valore ed il rispetto dell'uomo, nella sua sfera spirituale come nei diritti". "Non siamo dei politici o giuristi ma dobbiamo essere in grado di sensibilizzare la società", ha aggiunto. "Chi misconosce e limita la dignità di cittadinanza a chi abbia un merito o dei valori oggettivi ha una profonda disonestà intellettuale", ha sottolineato, ribadendo che "il nostro compito resta quello di sensibilizzare i politici ad essere coerenti, abbracciando una visione ampia ed alta dell'uomo che è qualcosa di più grande di un certificato o del suo reddito".

"I concetti e le categorie intorno su cui ci confrontiamo stasera sono credibili perché sono legittimati dall'ebraismo biblico. - ha detto Francesco Bonanno - L'identità del popolo ebraico è da ritrovare nel suo forte legame con la terra, dove la condizione dell'errare dei popolo pellegrino è fondamentale. L'essere errante e forestiero è, infatti, prioritario per la concezione ebraica, inteso come pellegrinaggio di chi sceglie di mettersi in cammino. Che diventa un impegno morale e politico. L'accoglienza del pellegrino resta un dovere. Siamo tutti in cammino ma costitutivamente siamo ospiti ed ospitanti. In questa ottica non possiamo che accogliere lo Ius soli. Ciascuno deve essere ospite dell'altro in una prospettiva di crescita e di scambio reciproco. Il desiderio è quello di fare prevalere il rispetto dell'uomo in senso ampio e lo Ius soli è una strada possibile". 

"Il sinodo delle chiese valdesi e metodiste ha votato un atto in cui auspica che si approvi la legge sullo Ius soli al più presto - sottolinea il pastore Peter Ciaccio -. Per chi crede profondamente in Dio, è veramente difficile attaccarsi a questioni che fanno rabbrividire come lo ius sanguinis, su cui oggi si vuole basare la nostra identità. Non si possono negare dei diritti a chi dovrebbe vantarli da sempre in una società che si reputa aperta e democratica. Se l'immigrato sceglie di mettere famiglia nel nostro Paese fa a monte una scelta, un patto di alleanza e di pieno riconoscimento dei valori del nostro Paese, che devono essere soltanto accompagnati e sostenuti. L'identità di ognuno di noi non si può fondare sul sangue ma sul patto in cui non guardiamo alle radici ma al frutto concreto. L'albero si giudica dai suoi frutti non dalle sue radici. Pertanto, dobbiamo guardare al futuro con coraggio e speranza per andare avanti anche in quella che è una battaglia di civiltà".

"Dio è il signore di tutta la terra - dice pure don Pietro Magro -. Dio ciò che crea dona. Noi siamo popoli pellegrini sulla terra in continuo cammino. Dobbiamo costruire ponti  di dialogo per ascoltarci vicendevolmente, perchè Dio ci ha insegnato a vedere nell'altro il fratello spirituale da accogliere in maniera vera ed autentica senza pregiudizi e chiusure. Il cristiano ama tutti perchè crede che ogni uomo è irripetibile. Ecco perché occorre abbattere tutte le barriere per una sana riconciliazione sociale tra tutti i popoli. Lo Ius soli va portato avanti in chiave di diritti della persona e in chiave di libertà e accoglienza vera dell'uomo. Tanti politici che si professano cristiani sembrano avere dimenticato il senso più profondo del cristianesimo che non si trova certo nell'egoismo ma nello spendersi a favore dell'altro a partire da opportunità e fatti concreti". (set) 

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