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I minori stranieri raccontano Palermo per immagini

Al Festival letterature migranti i minidocumentari sulla città realizzati dai ragazzi guidati, insieme ai tutor del Centro Sperimentale di Cinematografia, dai filmmaker Letizia Gullo e Pierfrancesco Li Donni

08 ottobre 2017

PALERMO - Poche immagini per raccontare quello che li ha colpiti di più nei pochi mesi che si trovano a Palermo. Sono i mini-documentari "Attraverso Palermo: le parole " che sei minori stranieri  hanno realizzato insieme a quattro tutor scelti tra gli studenti del Centro Sperimentale di Cinematografia della città guidati dai film-maker Letizia Gullo e Pierfrancesco Li Donni. La presentazione dei lavori è avvenuta ieri sera nella storica p.zza Bellini inserita tra gli eventi del terzo Festival Letterature migranti. C'è chi attraverso le immagini più rappresentative ha immortalato il Foro Italico, chi il Giardino Inglese e chi ancora Piazza Indipendenza e perfino lo Zen2 (San Filippo Neri). Ogni giovane straniero ha cercato di comunicare il senso più profondo che sta dietro alle immagini scelte.

"In Mali non c'è il mare - ha detto Bassirou Dembele - ma solo un fiume con dei confini precisi. Attraverso il viaggio ho sconfitto la paura del mare. Il Foro Italico che si affaccia al mare è stato il luogo dove per prima mi sono sentito subito accolto". C'è invece chi come Mustapha Bamba ha voluto rappresentare solo la sua stanza nella vita quotidiana facendo trasparire l'importanza di avere oggi uno spazio proprio in una casa vera. "Il mio viaggio per l'Italia - racconta Bamba della Costa d'Avorio - è durato tanto. Per tre mesi ho vagato senza avere una casa e un posto dove dormire. Riuscire adesso ad avere un posto sicuro dove vivere mi rende molto contento". Toumani Diabate ha scelto lo storico Giardino Inglese che lo ha colpito molto perché è un luogo molto diverso dagli altri dove a volte riesce a rilassarsi.

Anche lo Zen è stato immortalato, questa volta da Gassimou Magassouba in tutta la sua particolarità, tra la bruttezza architettonica e la voglia di mettersi in gioco dei bambini e dei ragazzi che lo abitano. "Ho scelto questo quartiere - racconta Gassimou Magassouba - dove un giorno mi sono perso in bicicletta  perché mi ha impressionato molto. Mi hanno colpito molto le sue costruzioni ma anche tutta l'energia dei bambini che giocano negli spazi, nonostante i tanti rifiuti, e dei ragazzi che ci vivono. Una volta che provi a conoscere la sua gente è meno brutto di come sembra".

La villa di p.zza Indipendenza rappresentata da Yahaya Tarnagda, di fronte al Palazzo Reale è vissuta invece come un luogo in cui rifugiarsi dalla confusione quotidiana quando si è arrabbiati o tristi. "Mi sento a volte solo - racconta il giovane  - e questo luogo mi fa pensare per capire cosa devo fare ancora nel mio futuro". "In pochissimo tempo, meno di un mese, è stato fatto un lavoro meraviglioso una sorta di occhio sulla città del tutto inaspettato. L'idea è stata quella di creare una nuova mappa di Palermo - spiega la film-maker Letizia Gullo - attraverso il percorso personale di chi in questa città c'è arrivato per caso. Nessuno dei ragazzi ha scelto di vivere a Palermo ma poi hanno deciso di restarci. Come tutti i viaggiatori a poco poco vivendoci, hanno cominciato ad avere dei punti di riferimento. Ognuno di loro ha scelto luoghi diversi, a volte un poco inusuali, per raccontare qualcosa di sé e naturalmente la relazione con la città. Quello che ne viene fuori, è sicuramente un interessante puzzle in cui emergono anche le loro motivazioni e i loro desideri di fuga dal quotidiano di chi sogna degli spazi propri per staccarsi dalla realtà spesso caotica. Quello ambientato allo Zen è, per esempio, una piccola inchiesta per immagini in cui Magassouba ha raccontato come leggere un luogo al dilà delle percezioni comuni. La sfida del laboratorio è stata proprio quella di fare provare ai ragazzi il racconto di un luogo per loro significativo attraverso la scelta d i immagini precise, insegnando un linguaggio nuovo con cui confrontarsi". (set)

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