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Lasciano il lavoro per vivere nel borgo abbandonato: “Così ripopoleremo Gerfalco”

Una coppia toscana abbandona gradualmente l’occupazione per creare una cooperativa di comunità in ambito agricolo nel piccolo borgo in fase di spopolamento tra Siena e Grosseto. “Vogliamo fermare il declino del partendo da quello che c’è già: le persone, gli olivi e le castagne

10 ottobre 2017

- FIRENZE – Lucia e Cristiano decidono di abbandonare gradualmente il lavoro per trasferirsi in mezzo ai campi, più precisamente a Gerfalco, borgo al confine tra le province di Siena e Grosseto, per impedirne lo spopolamento attraverso la fondazione di una cooperativa di comunità nel campo dell’agricoltura biologica. E’ la storia di Cristiano e sua moglie, che andranno a fare compagnia ai pochissimi abitanti del borgo, un centinaio di adulti e una decina di bambini. La nuova cooperativa, nata col supporto di Confcooperative Toscana, si chiama La Bandita ed è costituita dai ragazzi che vivono in un eco villaggio in zona. Un moto di resistenza contro lo spopolamento inevitabile dei piccoli borghi, soprattutto montani. Hanno pensato questo quando hanno scelto di iniziare insieme quest’avventura nell’azienda agricola biologica.

“Non senza difficoltà - ammette Cristiano Bindi, 43 anni - la comunità all’inizio era scettica, poi pian piano ci stiamo allargando. Vogliamo fermare il declino che inesorabilmente sarebbe arrivato per questo piccolo borgo e abbiamo scelto di farlo partendo da quello che di bello qui c’è già: le persone, gli olivi e le castagne”. Una cooperativa agricola particolare quella che sta per nascere, perché tra i suoi obiettivi c’è la salvaguardia del territorio prima ancora del profitto, il rafforzamento della rete di collaborazioni e di scambio che coinvolge tutta l’area, la valorizzazione delle risorse locali, l’avvio di attività ricettive turistiche. Obiettivi di lungo termine per un progetto che sta prendendo anima e gambe grazie all’impegno di un gruppo di abitanti.   

Foto pezzo storni - 10 ottobre 2017

“La tutela del territorio è la nostra priorità, per questo lanciamo la sfida zero emissioni di CO2. Vogliamo creare lavoro e dare un’opportunità ai giovani” dice Cristiano, a cui l’idea è venuta in mente lo scorso anno, durante la scuola delle cooperative di comunità. Oggi, con il sostegno di Confcooperative Toscana soprattutto per la parte burocratica e fiscale, il gruppo di abitanti sta portando avanti il progetto. Il prossimo passo è prendere in comodato d'uso un castagneto e un'oliveta. “Poi ci occuperemo della gestione di un seccatotio per le castagne - continua Cristiano -  Abbiamo in progetto di organizzare dei workshop e dei corsi in ambito ambientale, ecologico, permaculturale. Vogliamo coinvolgere le scuole e diventare polo attrattivo per il turismo slow”.  

“Le cooperative di comunità mettono al centro le relazioni tra le persone - commenta Claudia Fiaschi, presidente di Confcooperative Toscana - e da qui si riparte per dare una nuova possibilità ai piccoli centri, contro l’abbandono e lo spopolamento. Confcooperative investe molto su queste realtà, supportando le persone in tutto il percorso, dall’idea iniziale fino alla materiale realizzazione. Un’esperienza umana positiva e anche una bella opportunità per creare lavoro e ridare nuova vitalità ai piccoli centri”.

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