Bimba down adottata a Napoli, "gesto che affina la coscienza civile"

E' di questi giorni la notizia dell’adozione di una bambina con sindrome di down, affidata a un single. 40 anni fa avvenne una vicenda simile, con l'affido a un sacerdote di un bimbo disabile. "Le grandi parole di libertà e di uguaglianza si misurano su scelte singole generose". L'analisi di don Vinicio Albanesi (Comunità di Capodarco)

12 ottobre 2017

Qualche giorno fa i quotidiani hanno riportato la notizia dell’adozione di una bambina, con sindrome di down, abbandonata dalla madre e affidata a una persona singola: sembra sia un uomo. La legge delle adozioni (L. 183/44 -art. 44 comma c.) prevede un affidamento speciale quando la preadozione non è possibile per una coppia. Per la bambina di Napoli il Tribunale per i minorenni aveva interpellato sette coppie di sposi, senza ricevere risposta; per questo ha accolto la domanda di un singolo.

- Già quarant’anni fa avvenne una vicenda simile. Il Tribunale di Firenze, non trovando nessuno, affidò a Don Angelo Fanucci di Gubbio un bambino disabile che nessuno voleva, essendo rimasto in istituto per diversi anni. Fu lui che accolse quel bambino, diventando padre e accudendolo. Oggi quel ragazzino ha 50 anni e chiama don Angelo “babbo”. Fu scritto un libro su quella vicenda (A.M. Fanucci, Io prete padre sessantottino non pentito, Cittadella Editrice, 1999), senza che nessuno si meravigliasse o rimproverasse don Angelo per quella adozione. Fu interpretato come gesto eroico, perché caricarsi di responsabilità per una creatura disabile non è facile.

Quando notizie simili diventeranno più numerose significherà che esistono persone capaci di donatività e grande coraggio. Crescere una creatura è difficile; se ha un futuro da accompagnare ancora più difficile. Significherà anche un’altra cosa: che tutti hanno diritto a vivere con dignità e chi è svantaggiato ha più diritti di quanti riusciranno a vivere autonomamente.

Quell’adozione non solo commuoverà, ma farà scoprire che ogni creatura ha grandi risorse: occorre saperle apprezzare, accompagnare, sviluppare. Con questi gesti la coscienza civile si affina; non solo per alcune persone, ma per tutti. Vivendo la cultura dell’accoglienza, degli affetti, del coraggio nessuna vita sarà disprezzata, anche se malata, limitata o addirittura sofferente. E’ la risposta a quanti si sentono soli, desiderano non dare fastidio o addirittura chiedono di scomparire. Le grandi parole di libertà, di uguaglianza, di democrazia si misurano su scelte singole generose e gratificanti.

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