:::

Inserisci le tue credenziali per accedere ai servizi per gli abbonati

   
Ricordami

Password dimenticata?

Oppure scopri come abbonarti »

Stampa Stampa

“Scelgo la morte e vi lascio l’amore”, uno sguardo sulla storia di Loris Bertocco

Secondo la Fish, “la vicenda umana di Loris, l’esito della sua esistenza rappresenta una sconfitta ma anche una denuncia fredda ed impietosa dell’abbandono e della solitudine che troppe persone con disabilità vivono nel nostro Paese”

15 ottobre 2017

ROMA – “La vicenda umana di Loris, l’esito della sua esistenza rappresenta una sconfitta ma anche una denuncia fredda ed impietosa dell’abbandono e della solitudine che troppe persone con disabilità vivono nel nostro Paese”: così la Fish legge e interpreta la vicenda di Loris Bertocco, che al termine di una disperata battaglia contro la malattia e la disabilità ha preso la via della Svizzera scegliendo di porre fine alla propria esistenza in modo assistito. “Proprio perché amo la vita – ha spiegato - credo che adesso sia giusto rinunciare ad essa vista la sofferenza gratuita sia fisica che spirituale.” 

box La Fish colloca questa vicenda all’interno di “uno scenario in cui istituzioni lente, amministrazioni sorde, politiche inadeguate e distratte, le persone con gravi necessità di supporti intensivi non trovano risposta e, assieme alle loro famiglie, sono costrette all’isolamento e alla perdita della stessa dignità umana. Quando una persona con una fortissima voglia di vivere, protagonista di un lungo e straordinario impegno civile, lucidissima, ragionevole ed obiettiva decide di porre fine alla sua esistenza con dignità e determinazione – commenta la federazione - l’impatto sulle coscienze non può che essere sconvolgente. Lo è per chiunque, ma lo è ancora di più per il movimento delle persone con disabilità, visto che Loris Bertocco era uno di noi. Coerente fino all’ultimo con un impegno civile che ha vissuto da protagonista per anni – continua Fish - ha lasciato un lungo memoriale, una testimonianza che spera possa ‘scuotere un po’ di coscienze ed essere di aiuto alle tante persone che stanno affrontando ogni giorno un vero e proprio calvario’. Nelle ultime parole di Loris troviamo puntuali e non rancorosi resoconti di disagio, difficoltà, ostacoli, porte chiuse, sostegni rifiutati. Responsabilità che verosimilmente rimarranno, ancora una volta, anonime, anche di fronte ad una morte annunciata. Che non sarà né la prima, né l’ultima se questa vicenda non contribuirà a scuotere le coscienze come Loris sperava”. 

Fish chiede quindi a chi ricopre un ruolo politico o istituzionale di “leggere il memoriale di Loris e trarre da questa tragica lezione un insegnamento: non siamo una voce di costo, ma persone con dignità umana e con il diritto a vivere in modo non umiliante. E questo diritto umano non si garantisce a parole, ma con un costante e concreto impegno. Da subito”.

© Copyright Redattore Sociale

Tag: eutanasia, Disabilità, Fish

Stampa Stampa