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Agenda 2030, dall'ambiente alla disabilità: "Obiettivi non sono utopia"

Riuscirà il nostro Paese a ridurre in modo significativo la povertà, la disoccupazione e le disuguaglianze, a proteggere l’ambiente e contrastare i cambiamenti climatici? Con questa domanda si è aperto il primo giorno del Festival della cooperazione internazionale dedicato alla disabilità

14 ottobre 2017

boc OSTUNI - Riuscirà il nostro Paese a ridurre in modo significativo la povertà, la disoccupazione e le disuguaglianze, a proteggere l’ambiente e contrastare i cambiamenti climatici? Con questa domanda si è aperto il primo giorno del Festival della cooperazione internazionale dedicato alla disabilità e ai diritti promosso da Aifo. Il tema dell'incontro riguardava infatti i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile voluti dall'Onu da raggiungere entro il 2030. E a questa domanda ha cercato di dare una risposta Ottavia Ortolani di Asvis (Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile), realtà nata nel 2016 che ha come missione proprio quella di sensibilizzare e di mobilitare la società italiana su questi obiettivi.

“Gli obiettivi non sono sentiti come un'utopia - afferma Ottavia Ortolani - sono stati presi molto sul serio a livello globale”. In generale infatti l'Agenda 2030 è più conosciuta degli obiettivi di fine millennio voluti dall'Onu nel 2000 e terminati nel 2015. Eppure secondo il rapporto 2016 dell'Asvis lo sviluppo italiano non è sostenibile; se per certi temi come fame, istruzione, parità di genere, lotta al cambiamento climatico l'Italia si sta muovendo, per altri, come povertà, servizi sanitari, disuguaglianze rimane indietro, addirittura peggiora. “Possiamo dire -  conclude Ortolani - che da qui al 2030 avremo un aumento leggero del benessere ma anche un peggioramento ambientale climatico”.

Enrico Malatesta di Aics (Agenzia italiana per cooperazione allo sviluppo) definisce i nuovi obiettivi Onu come un vero e proprio “manifesto di un programma universale per lo sviluppo umano e la conservazione del pianeta”. Anche se sono ben 17, questi obiettivi sono tutti interdipendenti ad esempio, se l'obiettivo di fine millennio a proposito di salute si occupava di mortalità infantile o materna, l'obiettivo sostenibile corrispondente invece si occupa di priorità della salute globale e parla non solo di malattie ma anche di giustizia sociale e ambiente.

Un obiettivo sostenibile centrale è quello relativo alla lotta alle disuguaglianze. “Le disuguaglianze sono diminuite tra i paesi ma sono aumentate all'interno dei paesi stessi- afferma Malatesta - ma sono proprio le disuguaglianze che minano la coesione sociale, causano migrazione,violenza e anche terrorismo”. Giampiero Griffo del Rids (Rete italiana disabilità sviluppo) ha portato la discussione sul tema della disabilità parlando della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità che ha spostato l'attenzione dai bisogni ai diritti delle persone disabili. “Mentre negli obiettivi di fine millennio noi disabili non venivamo presi in considerazione -  dice Griffo - in quelli sostenibili ci siamo un vari punti, come quelli riguardanti l'istruzione, il lavoro, le disuguaglianze, le città sostenibili”. (Nicola Rabbi)

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Tag: agenda 2030, cambiamenti climatici, Sviluppo sostenibile, cooperazione internazionale, Disabilità, Onu

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