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Studenti "in alternanza" nel volontariato: prima scettici, poi entusiasti

A Padova il Csv ha gestito l’inserimento di 400 ragazzi in 45 associazioni per 2-4 settimane di alternanza scuola-lavoro. E verificato la soddisfazione di entrambe le parti. Ma per le piccole realtà restano gli ostacoli sugli adempimenti per la sicurezza

17 ottobre 2017

Studenti in alternanza con volontariato - 17102017

Andrea, Chiara ed Eleonora, studenti della classe V dell’Istituto Tecnico Economico Barbarigo di Padova, lo scorso anno hanno avuto la possibilità di incontrare l’associazione - “Noi e il cancro – Volontà di Vivere” e realizzare il bilancio sociale insieme ai suoi volontari. L’associazione ha quindi potuto redigere il documento di rendicontazione economica e sociale a nove anni dall’ultima edizione e i ragazzi sono potuti entrare in contatto con una realtà ben radicata che offre sostegno ai malati oncologici e ai loro familiari, imparando come è strutturata e come opera un’organizzazione basata sul lavoro volontario.
Dal 5 all’8 ottobre scorso, sei ragazzi dell’Istituto Giovanni Valle di Padova a indirizzo artistico hanno supportato il Festival della Lentezza, organizzato in provincia dall’associazione culturale “Vite in Viaggio”, realizzando foto e video in tutti gli oltre 30 appuntamenti e intervistando personaggi del calibro di Hervè Barmasse e Gad Lerner.

Andrea, Chiara, Eleonora e gli studenti del Valle sono tra i 400 ragazzi che nel corso dell’ultimo anno hanno sperimentato l’alternanza scuola-lavoro nel terzo settore a Padova, progetto proposto dal Centro di servizio per il volontariato a tutti gli istituti superiori e alle associazioni della provincia. In Veneto, infatti, una delle pratiche più significative legate a questa opportunità introdotta con la legge de “La Buona Scuola” (107/2015) è data dal protocollo d’intesa firmato tra l’Ufficio scolastico regionale e i CSV del Veneto a settembre 2016, che permette di inserire i ragazzi in alternanza nelle associazioni di volontariato unendo così la crescita professionale ad una crescita umana forte attraverso il contatto con le persone più fragili, sviluppando “competenze di cittadinanza” trasversali e indispensabili in ogni contesto lavorativo e sociale.

Il CSV Padova, per il secondo anno scolastico – e si avvia al terzo – ha inserito centinaia di ragazzi in 45 associazioni con esperienze concentrate per lo più in 2/4 settimane tra giugno e settembre. Tra le realtà maggiormente impegnate nell’accoglienza dei ragazzi segnaliamo l’associazione “Elisabetta d’Ungheria” nella struttura dell’Opsa a Rubano, all’interno della quale i ragazzi possono sperimentarsi a contatto con gli ospiti con disabilità; l’associazione “A.pr.E.” con sede in Prato della Valle, che accoglie persone in situazione di marginalità; l’associazione “Nido delle Aquile” che gestisce le visite guidate del Castello di San Pelagio a Due Carrare; l’associazione “Tralaltro Arcigay” che inserisce i ragazzi nelle attività promozionali del PrideVillage; l’associazione “Cucciolo Sport” che gestisce numerosi centri estivi per bambini; le Acli di tutta la provincia che inseriscono i ragazzi in attività di segreteria nei Caf.

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Dall’attività di monitoraggio e verifica realizzata dal CSV, l’alternanza scuola-lavoro così strutturata è positiva sia per gli studenti che per le associazioni. Alcuni ragazzi sono inizialmente scettici perché non comprendono il collegamento tra il loro percorso di studi e l’esperienza proposta, ma nella maggior parte dei casi le diffidenze iniziali cadono al termine delle ore di stage e, spesso, l’attività prosegue anche al di là delle ore concordate con la scuola. Ciò sta a testimoniare che l’alternanza scuola lavoro, se ben pensata, non è solo sfruttamento, come hanno denunciato pochi giorni fa gli studenti con manifestazioni di piazza, ma può essere effettivamente un’occasione di sperimentazione e acquisizione di nuove competenze.

La positività dell’esperienza si sta però scontrando con un problema non secondario, dovuto all’inquadramento dei ragazzi in alternanza. La lettura che viene data rispetto all’applicazione del Testo Unico sulla sicurezza, di fatto, sembrerebbe non rendere possibile l’esperienza di alternanza nelle associazioni con soli volontari, se non con un aggravio di adempimenti non sostenibile per le piccole realtà: in esse, infatti, un ragazzo in alternanza è equiparato a un lavoratore e l’associazione deve porsi come datore di lavoro unicamente per le 50-60 ore di stage, con un investimento di risorse economiche e di tempo ingenti. Alcuni hanno addirittura sollevato il dubbio che l’esperienza in un’associazione che non ha personale non possa essere neppure considerata alternanza scuola-lavoro, perché “manca” l’aspetto lavorativo dell’esperienza.

“Questi equivoci – afferma Emanuele Alecci, presidente del CSV Padova – evidenziano una volta di più la mancanza di conoscenza e di riconoscimento del volontariato come luogo di formazione e di crescita civica della persona. Dove, se non nelle associazioni, si può far pratica, ad esempio, delle capacità di progettare, di analizzare problemi complessi, di comunicare, di ascoltare, di interagire in gruppi di lavoro, che sono le competenze chiave richieste a ciascun ragazzo in uscita dal percorso scolastico? E non è forse un valore aggiunto poterle acquisire in un ambiente collaborativo e non competitivo, nel quale le relazioni umane sono poste al primo posto?”. (Anna Donegà)

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