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Italia: 208 miliardi sottratti al fisco, 9 miliardi donati. Ma che popolo siamo?

Da qui a un decennio il divario tra risorse pubbliche e domanda dei servizi sociali crescerà fino a raggiungere i 70 miliardi: dove si troverà il denaro necessario? Si appellerà alla generosità privata oppure lo Stato sarà in grado di erogare gratuitamente i servizi? L'analisi di don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco

19 ottobre 2017

Nei giorni scorsi sono apparse due statistiche contrastanti. Nel 2015 l’economia “non osservata”, cioè sottratta alla fiscalità, in Italia ammontava a 208 miliardi; nello stesso periodo altra fonte faceva sapere che gli italiani hanno donato oltre 9 miliardi.

- In parole semplici: tra i redditi non dichiarati (o sottodichiarati), lavoro in nero, affitti in nero, compensazioni tra domanda e offerta, l’economia sommersa è stata stimata in 190 miliardi, con maggiore incidenza nel commercio, trasporti, alloggi e ristorazione, costruzioni. L’economia illegale (traffico di stupefacenti, prostituzione, contrabbando di sigarette …) è stata stimata in 17 miliardi. La somma delle due economie costituiva il 12,6% del pil.

Non sono state fornite tabelle di comparazione con altri paesi europei: certamente il senso civico del nostro paese è basso. Le dichiarazioni pubbliche parlano spesso di lotta all’evasione  e all’illegalità: i risultati dicono che l’evasione negli ultimi anni è cresciuta insieme alle attività illegali. Le cifre impressionano perché l’ultima legge finanziaria propone una manovra di appena il 10% dell’economia sommersa, chiamata con un raffinato eufemismo “non osservata”. A ogni tornata elettorale l’appello alla lotta all’evasione diventa obbligatorio.

I dati dicono che tutti i partiti (chissà come ripartiti) hanno al loro interno cittadini e cittadine che praticano l’economia sommersa e illegale. L’altro dato – questa volta positivo – evidenzia che l’Italia è il paese tra i più generosi in Europa dopo la Gran Bretagna e la Germania. Sono stati donati nel 2015, più di 9 miliardi, con una composizione particolare, un miliardo e mezzo è stato donato dalle Fondazioni, i restanti 4,6 miliardi da elargizioni individuali, lasciti testamentari, erogazioni di imprese destinati principalmente alla salute, all’ambiente all’inclusione sociale.

La lettura dei dati mostra quella che è opinione corrente: meglio sottrarre allo Stato il più possibile. Qualcuno è disposto a donare secondo i propri criteri e la propria generosità. Con un dettaglio: si prevede che da qui a un decennio il divario tra risorse pubbliche e domanda dei servizi sociali crescerà fino a raggiungere 70 miliardi: dove si troverà il denaro necessario? Si appellerà alla generosità privata oppure lo Stato sarà in grado di erogare ancora gratuitamente i servizi sociali? La paura è che, in mancanza di fondi, saranno elargiti a chi ha risorse. E gli altri?

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