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Tratta, nei Centri di accoglienza vittime e sfruttatori sotto lo stesso tetto

L’allarme lanciato da Oliviero Forti nella Giornata contro lo sfruttamento. Anci: “Problema evidente soprattutto per donne nigeriane”. Da Pra (Gruppo Abele): "Troppi minori in strada che si fa finta di non vedere"

19 ottobre 2017

ROMA - “Nei Cas (centri di accoglienza straordinaria, ndr) le vittime di tratta vivono accanto ai propri sfruttatori. E’ una realtà nota, alla quale finora non si è riusciti a dare alternativa”. A sottolinearlo ieri, nel giorno in cui nel mondo si celebrava la Giornata contro lo sfruttamento delle persone, è stato Oliviero Forti, responsabile immigrazione di Caritas italiana. Nel corso di un convengo organizzato dal Dipartimento Pari opportunità, a Roma, Forti ha ricordato che il problema parte da lontano: “Per chi è vittima di tratta il rispetto -dei diritti umani non è violato solo nel nostro paese, ma anche nei paesi di origine e transito – spiega -. E questo dovremmo ricordarlo quando portiamo avanti politiche di esternalizzazione in territori dove non c’è alcun controllo: oggi  la questione libica, per esempio, è fondamentale”.  

La prostituzione non è l’unico problema, c'è anche sfruttamento lavorativo e accattonaggio. Secondo i dati di Caritas solo in Italia ci sono dalle 50 alle 70 mila donne costrette a prostituirsi e circa 150 mila uomini, in gran parte giovani migranti, sfruttati per il lavoro forzato. “Tra le nazionalità a cui guardiamo c’è sicuramente la Nigeria, prima negli sbarchi e sempre più in aumento – spiega Forti -. Ma in questo momento la prostituzione non è l’unico tema, c’è anche il grave problema dello sfruttamento lavorativo. Un anno fa è stata varata la legge sul caporalato ma su questi temi abbiamo bisogno di portare avanti un lavoro congiunto, perché si inneschi un percorso davvero virtuoso”. Su questo tema la Caritas ha messo in campo il progetto Presidium in 18 luoghi simbolo dello sfruttamento. “Si tratta di realtà che vanno accompagnate, i numeri sono ancora troppo bassi – aggiunge -. E poi c’è il grande tema dell’accoglienza”.

Aumentano i minori in strada, “si fa finta di non vederli”. Anche secondo Irma Melini dell’Anci il problema all’interno dei centri di accoglienza straordinaria è evidente: “il governo sta intervenendo cercando di convertire questi centri in Sprar – afferma – ma sappiamo che all’interno ci sono sempre più donne nigeriane, che finiscono nel giro della prostituzione o dell’accattonaggio”. Per questo Mirta Da Pra, responsabile del progetto Vittime del Gruppo Abele,  spiega come sia necessario istituire un “referente tratta in ogni prefettura” in modo da vigilare anche sul fenomeno all’interno dei centri. A preoccupare, secondo l’esperta, è anche l’aumento dei minori che si prostituiscono in strada. “Vanno studiati protocolli con la polizia, troppo spesso ci è stato detto che si fa finta di non vederli perché seguire i minori costa troppo. Invece il minorenne va tolto subito dalla strada e inviato ai servizi sociali”. L’altra piaga, dai numeri oscuri, è la prostituzione indoor “che non si raggiunge con le unità di strada e sulla quale è difficile intevenire. Sappiamo che negli appartamenti sono sfruttate in particolare le ragazze dell’Est, dell’Asia e del Sudamerica. Ma ci sono anche ragazzine”.

Il contrasto della tratta fa risparmiare 750 milioni di euro. Per chi opera nel settore contrastare la tratta degli esseri vuol dire anche un risparmio in termini economici. “Ogni vittima di tratta sottratta ai trafficanti significa 30mila euro di introiti sottratti al giro delle organizzazioni criminali, secondo le nostre stime – sottolinea Andrea Morniroli, della cooperativa Dedalus -. Secondo i dati, ad oggi in Italia sono state liberate 25mila vittime, ciò vuol dire che alle mafie sono stati tolti 750 milioni euro”. Oltre il paramentro economico – aggiunge – c’è l’esigenza di “restituire volti, biografie e storie a queste persone, sempre più trasformate in categorie e ancora troppo poco considerate esseri umani”. A confermare come la tratta sia sempre di più un business c'è anche Giovanni Russo, procuratore aggiunto della direzione nazionale Antimafia: "la mafia tradizionale 'copppola e lupara' non esiste più - spiega -oggi le mafie si sono evolute e fanno affari con le altre mafie. Tra queste sinergie c'è sicuramente quella con gli sfruttatori di esseri umani". Per Russo il numero delle persone che finiscono nel giro della tratta è stimato per difetto: "c'è un numero oscuro incredibile che non riusciamo a intercettare, per questo è difficile definire il numero delle vittime. Spesso esse stesse non sanno di essserlo. Quella del contrasto è una sifda multidisciplinare, un crimine contro l'umanità, che più di altri richiede un lavoro sinergico". (ec) 

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