:::

Inserisci le tue credenziali per accedere ai servizi per gli abbonati

   
Ricordami

Password dimenticata?

Oppure scopri come abbonarti »

Stampa Stampa

Le tante Catalogne dell’Africa, nata con i "criteri" della colonizzazione europea

Le situazioni “incandescenti” non mancano nel continente africano, e non è da escludere che alcune possano presto riferirsi proprio al caso catalano. Anche se a più di 50 anni dalla fine del colonialismo classico solo l’Etiopia e il Sud Sudan hanno rotto il tradizionale assetto ereditato dal passato

30 ottobre 2017

ROMA - La crisi politica in Catalogna rischia seriamente di innescare un effetto domino in altre realtà? E’ sicuramente presto per dirlo, ma quel che è certo è che la sete di indipendenza catalana ha aperto un forte dibattito sulla validità degli Stati nazionali in Europa e non solo. Un'analisi in relazione al tema del contesto africano la offre Africarivista.it, sito e rivista bimestrale italiana dedicata al continente 

Nel continente il modello statuale europeo è sempre stato un problema, e lo Stato africano nasce con la colonizzazione europea che, nel separare i propri domini, fissa frontiere rigide che inglobano realtà diverse e, spesso, dividono popolazioni da sempre unite. Rimettere in discussione l’assetto geopolitico africano sembra alquanto difficile, in una situazione 'de facto' che neanche la stagione delle indipendenze è riuscita a cambiare. A più di cinquant’anni dalla fine del colonialismo classico solo due nazioni, infatti, hanno rotto il tradizionale assetto ereditato dal passato. Sono l’Eritrea, che nel 1993, dopo una lotta trentennale, si stacca dall’Etiopia e il Sud Sudan, che nel 2011 ottiene l’autonomia dal Sudan e dà vita al più giovane Stato del mondo.

Accanto a questo scenario non mancano però situazioni di estrema tensione. Tra le più "calde", il posto sul gradino più alto del podio lo merita sicuramente il Sahara occidentale. Ex colonia spagnola, dopo il ritiro delle truppe di Madrid è stata invasa e annessa dal Marocco. Da allora (1976), i saharawi non hanno mai smesso di rivendicare la loro indipendenza. Nel 1991, un accordo con Rabat ha stabilito che si sarebbe dovuto tenere un referendum per l’autodeterminazione. Il voto non è poi mai stato organizzato e la situazione rimase irrisolta, con i marocchini che tutt’oggi occupano il territorio e i saharawi ribelli costretti all’esilio nei Paesi confinanti.

Altro caso emblematico è la Nigeria. Nel Paese dell’Africa occidentale stanno riemergendo con forza le rivendicazioni indipendentiste delle popolazioni igbo. Queste ultime sono state protagoniste nel 1967 della secessione del Biafra, che diede vita a una sanguinosa guerra civile, e dopo cinquant’anni gli igbo sono tornati a chiedere con forza maggiore spazio. Alla base delle richieste l’insofferenza verso il potere di Abuja e la volontà di sfruttare in proprio le ingenti ricchezze petrolifere. La situazione non è migliore nel vicino Camerun, dove fin dall’indipendenza (1960) le popolazioni di lingua inglese si sono dimostrate insofferenti al governo di Yaoundé. Da alcuni mesi la tensione si è acuita: i francofoni hanno sempre negato l’autonomia, tendendo a imporre l’insegnamento della lingua francese e gli istituti giuridici francesi anche nelle regioni da sempre legate al mondo anglosassone. Da Yaoundè la prima mossa è stata togliere la rete internet alle regioni ribelli, oltre alla repressione totale di ogni manifestazione. Fino a quando potrà durare questa situazione?

Richieste di autonomia sono avanzate anche dalla popolazione di Cabinda, una piccola enclave angolana in territorio congolese, ed in Tanzania. Qui la spina ha un nome ben chiaro: si chiama Zanzibar. Quest’ultima e la parte continentale della Tanzania (allora Tanganica) si sono unite solo nel 1964, poco tempo dopo la rivoluzione di Zanzibar. In precedenza, l’isola era un soggetto politico distinto, prima un sultanato e poi un protettorato britannico e infine, brevemente, una monarchia costituzionale. Da allora non sono mai mancate le rivendicazioni di autonomia e di indipendenza. Finora però rientrate.

La carrellata termina con il Somaliland, indipendente dal 1991 (la cui indipendenza non è mai stata riconosciuta a livello internazionale) che "vive in una sorta di limbo che la tiene lontana dalla comunità degli Stati africani". Insomma le situazioni incandescenti non mancano nel continente africano, e non è da escludere che alcune possano presto riferirsi proprio al caso catalano, anche quando non sono casi eclatanti come il Sud Sudan e l’Eritrea.

© Copyright Redattore Sociale

Stampa Stampa