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Valerio Catoia, atleta (ma anche ''eroe'') con la sindrome di Down

A luglio è diventato famoso per aver salvato una bambina che stava annegando nelle acque di Sabaudia. Ma oltre a essere un ragazzo coraggioso, Valerio è un nuotatore che ha già ottenuto molti successi a livello nazionale e internazionale. Ecco cosa dicono di lui suo padre e il suo allenatore

24 ottobre 2017

ROMA - Sono passati dei mesi, ma l’onda lunga di quanto successo quella mattina di luglio ancora si fa sentire. A casa continuano ad arrivare lettere e messaggi di elogio, ogni tanto squilla il telefono, spunta qualche giornalista e c’è qualche premio o riconoscimento da ritirare. Lui ha stretto la mano al Capo dello Stato Sergio Mattarella, ha “dato il cinque” al ministro dello Sport Luca Lotti, ha ricevuto encomi e applausi in giro per l’Italia, ma è restio a sentirsi addosso l’etichetta di eroe: quel giorno nel mare di Sabaudia, nel Lazio, c’era bisogno di lui e lui non si è tirato indietro. 

Stefano Caredda, per la rivista dell’Inail SuperAbile, ha contattato la famiglia e l’allenatore di Valerio Catoia, un ragazzo di 17 anni: nella sua città, Latina, frequenta il terzo anno del liceo in Scienze umane, e dopo la scuola trova il tempo per tante altre cose. Suona la chitarra, fa parte del gruppo Scout, pratica atletica leggera, ma sopra ogni cosa gli piace nuotare. Nuotare a più non posso: in piscina d’inverno e al mare d’estate. È diventato famoso in tutta Italia quando, a metà luglio, insieme a suo padre si è gettato nel mare agitato per raggiungere e aiutare una bambina di dieci anni che al largo era stata sopraffatta dalle onde e rischiava di annegare: l’ha raggiunta, si è immerso per riportarla a galla e poi nuotando l’ha portata verso la riva, facendo attenzione a che riuscisse a respirare. Fino a che non l’ha lasciata nelle mani dei bagnini di un vicino stabilimento, accorsi dopo aver sentito le grida degli altri bagnanti. Le ha salvato la vita, e la notizia è corsa veloce sul web, sulla carta stampata e in tv, con una sottolineatura importante: Valerio, il giovane “eroe”, è un ragazzo con la sindrome di Down

Valerio Catoia
Valerio Catoia

“Una volta eravate voi a salvare loro in acqua quando avevano difficoltà, ora le cose si stanno invertendo”, ha detto il presidente della Fisdir, la Federazione italiana sport disabilità intellettiva relazionale, al campione di nuoto Massimiliano Rosolino, in uno dei momenti che hanno celebrato il gesto di Valerio. Il suo salvataggio insomma è stato come un segno dei tempi, un simbolo, una prova concreta di come sia giusto valorizzare e tenere in considerazione le abilità e le capacità degli atleti come Valerio. 

“Quello che ha fatto è la dimostrazione che i ragazzi con sindrome di Down possono fare le stesse cose che facciamo noi: le fanno con i loro tempi, ma le fanno - dice Roberto Cavana, tecnico federale, allenatore di Valerio e della Nazionale nuoto Fisdir - Quando è arrivato in piscina per la prima volta aveva tre anni e ce ne ha messi altri due, fra urla e strilli, prima di lasciarsi andare: da quando però ha iniziato a nuotare e a fare le gare, per farlo uscire dalla piscina bisognava sparargli, anche ora non ne vuole sapere di smettere”. 

“Il nuoto - dice il papà Giovanni - ce lo avevano consigliato i medici, ma nei primi tempi la tentazione di gettare la spugna è stata forte: abbiamo ascoltato l’allenatore che ci consigliava di non mollare e di insistere, ci siamo fidati e abbiamo fatto bene". In quegli anni, ricorda il padre, "con mia moglie andavamo a tentoni, senza grossi aiuti e nessuna dritta: ci dicevano che la sindrome era questa e nostro figlio era questo, di non aspettarci che potesse fare quello o quell’altro. Insomma: ci demoralizzavano, più che tirarci su. Abbiamo fatto il possibile, a 16 mesi faceva già logopedia: alla lunga i risultati dei sacrifici fatti da lui e da noi hanno pagato. A scuola - sottolinea ancora Giovanni Catoia - va da solo con i mezzi pubblici, mentre con il clan degli Scout parte per i campi fuori casa, dimostrandosi autonomo. Ma è lo sport che lo ha aiutato più di ogni altra cosa”. 

Lo sport è fatto di regole. La vita è fatta di regole. Lo sport aiuta a rispettare e vivere le regole della vita”, aggiunge Cavana, che allena ragazzi disabili da qualcosa come 27 anni e una certa esperienza in materia se l’è fatta. A livello agonistico, praticando atletica leggera, Valerio quest’anno è arrivato terzo nei 1.500 metri e secondo negli 800 a livello nazionale, mentre nel nuoto, due anni fa, aveva conquistato l’argento nei 50 stile libero nazionali. Lo scorso anno, ai Trisome Games di Firenze (i campionati mondiali per atleti con trisomia 21) era stato scelto per una dimostrazione di "nuoto salvamento", una nuova disciplina da promuovere. Aveva così percorso i 50 metri della piscina, superando sott’acqua due ostacoli posti a metà vasca e, dopo aver recuperato sul fondo un manichino (imbevuto d’acqua pesava ben più dei 70 chili che rappresentano il peso medio di una persona), era tornato indietro trascinandolo fino al punto di partenza. 

“Ci lavorò, e bene, per un mese e mezzo”, ricorda l’allenatore. Anche allora fu applaudito, ma un salvataggio vero nel mare agitato è davvero tutta un’altra cosa. “Per noi - dice papà Giovanni - quanto accaduto è stata una gioia e una gratificazione: speriamo che quanto fatto da Valerio contribuisca a cambiare la mentalità nei riguardi di questi ragazzi”. Un auspicio anche in previsione del lontano futuro: “Pensando al ‘dopo di noi’, io e mia moglie speriamo che Valerio possa avere una vita relativamente indipendente. Lavoriamo per questo. E poi lui è fortunato perché ha una sorella che gli starà accanto”. Nel frattempo, Valerio cresce ed è come un vulcano: “Recentemente mi ha chiesto: ‘Papà, posso fare anche baseball?’. Gli ho risposto di no, può bastare quello che fa già: noi qui, a stargli appresso, rischiamo di impazzire”.

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Tag: Sindrome Down

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