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Raccontare storie sociali senza capovolgerne il senso? Serve un algoritmo

VIDEO. Il focus del giornalista Gianluca Nicoletti all’ultima Conferenza di CSVnet. “Quando si parla di temi ‘indicibili’ si deve considerare sia il loro valore presunto che quello oggettivo. Ma per essere efficaci e onesti una ricetta non c’è…”

24 ottobre 2017

- Raccontare le storie dovrebbe essere la via più efficace, e naturale, per far comprendere al pubblico “cosa fa” il volontariato; quali effetti reali produce nel quotidiano; qual è la sua portata culturale. Ma come gestire le storie nella comunicazione salvaguardando l’intimità e la dignità delle persone coinvolte? Come definire quell’“algoritmo perfetto” che fa emergere l’originalità (e l’esemplarità) di una storia, evitandone però la spettacolarizzazione?

Sono le domande a cui ha cercato di rispondere il giornalista Gianluca Nicoletti nel suo focus su “La gestione delle storie”, durante il gruppo di lavoro sulla comunicazione alla conferenza annuale 2017 di CSVnet. Popolare voce radiofonica, prima in Rai e oggi su Radio 24, commentatore de La Stampa, padre di un ragazzo con autismo, Nicoletti nell’ultimo decennio ha svolto un’opera fondamentale nella comunicazione sociale, con libri, siti web come “Per noi autistici” e il recente film-documentario “Tommy e gli altri”.

Nel comunicare temi “indicibili” come povertà, disabilità, malattia, disagio sociale – ha esordito nel suo intervento – bisogna sempre fare i conti con i valori “presunti” della comunicazione e con quelli “oggettivi”. I primi riguardano i diritti, l’attenzione, la solidarietà, la tolleranza ecc.; ma essi non possono essere dati per acquisiti nel momento in cui si consegna il messaggio a un comunicatore esterno. Qui bisogna fare i conti con i valori oggettivi, che riguardano i dati di ascolto, il numero di copie (o di click), la possibilità di creare un movimento di opinione o un caso politico.

Da qui è partita l’ampia analisi di Nicoletti riguardo alcuni episodi (vecchi e nuovi, positivi e negativi) divenuti emblematici nella comunicazione di temi sociali, sia per il linguaggio che per lo scalpore suscitato. Per concludere con una domanda, lasciata volutamente aperta, a tutti coloro che – come i CSV e le organizzazioni di volontariato – si trovano quotidianamente a “gestire” storie di impegno e di solidarietà, a cercare di produrre “oggetti sociali condivisibili”: come salvaguardare il “valore presunto” di una notizia senza capovolgerne il senso? Come conciliare quel valore con le esigenze “oggettive” dei vari mezzi di comunicazione?

Non esiste una ricetta “per essere efficaci e onesti”, ha risposto Nicoletti, anche perché si deve tenere conto di alcuni elementi che cambiano continuamente nel tempo, come la percezione stessa dell’oggetto sociale, il senso comune, la sensibilità dei mediatori. La ricerca di quell’“algoritmo perfetto”, insomma, non deve mai interrompersi… “anche se non ci darà mai la certezza di essere perfetti”. 

Le slide usate nell'intervento.

© Copyright Redattore Sociale

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