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Il Csv di Varese racconta "venti anni di presenza e di cambiamento"

L’anniversario del Cesvov celebrato con un convegno insieme al presidente di Fondazione Cariplo Giuseppe Guzzetti. In 5 video interviste le storie attivate grazie anche al ruolo “dietro le quinte” del Centro di servizio. Da gennaio l’accorpamento con Como

25 ottobre 2017

Foto: CSV Varese
Csv Varese convegno per i 20 anni

- Venti anni di presenza sul territorio, producendo cambiamento e guardando avanti: così il Centro di servizio per il volontariato della provincia di Varese (Cesvov) ha celebrato nei giorni scorsi un anniversario importante, ricco di sfide e cambiamenti. «Il traguardo dei venti anni – ha spiegato il direttore Maurizio Ampollini durante il convegno organizzato a Gazzada– arriva in un momento molto particolare poiché coincide con la approvazione della legge di riforma del terzo settore che pone nuove basi anche per la nostra azione». La riforma, infatti, è intervenuta non solo a riordinare la normativa sul terzo settore, ma anche a dettare nuovi paradigmi per i Centri che si troveranno a supportare una platea più ampia rispetto al passato, fatta non solo dal volontariato, ma da tutti quelli che sono indicati come enti del settore e che comprendono ad esempio fondazioni, imprese sociali e il mondo della cooperazione. «A ciò si aggiunge, sul nostro territorio come nel resto della Lombardia, un processo di riorganizzazione – ha sottolineato il presidente Guido Ermolli - che a breve (da gennaio 2018 secondo i programmi) scaturirà nella fusione tra il nostro Centro e quello di Como, dando vita al Csv Insubria».

Numeri o storie?.Se questo è lo scenario futuro, l’occasione del convegno dedicato ai 20 anni è stata colta proprio per comprendere come utilizzare il patrimonio del passato per gestire il cambiamento. E così, anziché guardare ai numeri, si è preferito puntare l’attenzione sulla produzione di cambiamento e sull’impatto prodotto dalla presenza del Centro di servizio sul territorio. Cinque video interviste hanno guidato la riflessione sul tema dell’impatto, del cambiamento, dell’emersione: al tavolo dei relatori – moderato da Stefano Trasatti, responsabile della comunicazione di CSVnet – erano presenti, oltre al direttore del Cesvov, Giovanni Campagnoli di Hangar Piemonte e autore di Riusiamo l’Italia (Sole24 Ore) e Giuseppe Guzzetti, presidente di Fondazione Cariplo.

“Uno dei migliori”.Proprio da Guzzetti sono arrivate parole di grande stima: «Quello di Varese – ha detto – è uno tra i migliori Centri di servizio, merita un riconoscimento e un elogio per come è stato gestito in questi venti anni». Guzzetti ha poi riassunto nel suo intervento la storia dei Csv e le vicende che ne hanno scandito le tappe, sottolineando anche l’impegno che Fondazione Cariplo, come ente erogatore di finanziamenti, ha sempre avuto per sostenere le associazioni impegnate a dare risposte ai bisogni che emergono sui territori. Le sfide del futuro? Secondo Guzzetti, sono quelle che mettono al centro un nuovo welfare, sempre più condiviso dalla comunità, e che guarda ai temi del lavoro, della casa e delle nuove povertà.

Sempre al fianco delle associazioni. “Quello che ci viene chiesto – ha spiegato Ampollini – è di essere a fianco delle associazioni non più e non solo per dare il classico supporto in termini di burocratico amministrativi o di formazione, ma di riuscire a porsi come attivatori e animatori di processi con i quali gli enti del terzo settore, cercano di dare risposte ai bisogni che emergono sul territorio”. Una novità che, ancor prima della sua introduzione da parte della normativa, ha cominciato ad affermarsi concretamente allargando l’orizzonte di azione e mutando il ruolo del Centro nel corso degli anni. Ed è proprio questo che hanno raccontato le storie dei 5 video. Dalla storia di Marta, volontaria che ha vissuto un anno in Germania per un progetto di Servizio Volontario Europeo fino alla storia di Luca, bimbo per il quale è stato creato, grazie alla stampa 3D, un ausilio per scrivere: in tutte le storie il Centro di servizio ha avuto un ruolo “dietro le quinte” che rappresenta un filo conduttore, senza il quale i processi non si sarebbero attivati. (Paola Provenzano)

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