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Responsabilità sociale e sviluppo sostenibile, al via il Premio Socialis per laureati

Otto imprese su 10 tra quelle con più di 80 dipendenti è socialmente impegnata, il 70% preferisce i candidati specializzati nel settore. Sempre più ricca l’offerta formativa tra le università. In 15 anni l’Osservatorio Socialis ha raccolto oltre 800 tesi sul tema. C’è tempo fino al 4 novembre per candidarsi

25 ottobre 2017

Premio Socialis

- ROMA - Valorizzare i laureati in Corporate social responsibility e sviluppo sostenibile. È l’obiettivo del Premio Socialis, il primo riconoscimento italiano dedicato alle migliori tesi di laurea sui temi della responsabilità sociale d’impresa, dello sviluppo sostenibile, del welfare aziendale, dell’etica e dell’economia, dei rapporti tra profit e non profit, giunto quest’anno alla quindicesima edizione: in 15 anni di attività sono oltre 800 le tesi raccolte sul tema. C’è tempo fino al 4 novembre per candidarsi (possono partecipare i laureati con tesi discusse dopo il primo gennaio 2014), la premiazione dei 3 vincitori è in programma il primo dicembre al Museo Maxxi di Roma.

Le aziende italiane sono sempre più socialmente impegnate, lo dimostrano i dati del VII Rapporto sull’impegno sociale realizzato dall’Osservatorio Socialis insieme all’Istituto di ricerca Ixè. Nel 2016 l’80% delle 400 aziende intervistate (tra quelle con più di 80 dipendenti) ha scelto di attuare iniziative di responsabilità sociale e ambientale (erano il 73% nel 2014), con un investimento record di un miliardo e 122 milioni di euro (più del doppio rispetto a 10 anni fa). “La Csr da strumento accessorio e poco considerato sembra essere diventato un valore essenziale per le imprese. Un cambio di passo significativo che premierà chi sarà in grado di integrare i comportamenti socialmente responsabili con l’organizzazione aziendale”, si legge nel report.

Coinvolgimento dei dipendenti, attenzione all’ambiente, lotta agli sprechi, ottimizzazione dei consumi energetici e ciclo dei rifiuti sono i terreni di maggiore impegno delle aziende. Dal settore finance ai trasporti, dall’elettronica alla farmaceutica, il 56% delle imprese intervistate si è impegnato a favore dell’ambiente (risparmio energetico, contenimento degli sprechi, contrasto all’inquinamento e smaltimento dei rifiuti), il 53% nel benessere dei dipendenti, il 20% nello sviluppo delle comunità locali e il 18% nella salvaguardia del patrimonio artistico e culturale, con una spesa media di 176 mila euro. “Che serva a migliorare la propria reputazione o a ridurre l’impatto sull’ambiente, essere socialmente responsabile è diventato un obiettivo irrinunciabile per le imprese – dicono dall’Osservatorio Socialis – al punto da condizionare anche le future scelte del personale: il 70% del campione ha dichiarato di preferire i candidati in possesso di una specializzazione in Csr o in sostenibilità ambientale”.

Alla domanda di professionisti del settore corrisponde anche una ricca offerta formativa pre e post laurea: su 122 insegnamenti mappati da Osservatorio Socialis in 37 università, quasi la metà è centrata su etica e sostenibilità (44%) mentre il 22% è dedicato alla Csr. (lp)

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