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Corpo europeo di solidarietà: eliminati i tirocini in azienda?

Mentre va avanti l’iter legislativo del programma che dovrebbe partire nel 2018, il Cese (organo consultivo del Parlamento) propone due importanti modifiche alla proposta della Commissione Ue: togliere l’asse sul lavoro nel profit e agganciarsi a Erasmus+ per avere risorse più stabili

27 ottobre 2017

- Il Corpo europeo di solidarietà (Ces) non avrà più la parte sui tirocini lavorativi e si aggancerà al programma Erasmus+? Sono le due nuove proposte emerse nelle ultime settimane sul nuovo piano per i giovani lanciato dalla Commissione Europea che dovrebbe partire nel 2018.
Nell’attesa che il Parlamento Europeo e il Consiglio d’Europa si esprimano entro la fine di quest’anno sulla proposta fatta lo scorso 30 maggio dalla Commissione, continua infatti il percorso legislativo e in molti stanno prendendo la parola per difendere o attaccare la nuova misura, peraltro in un clima costruttivo di confronto.

La posizione più importante è venuta dal Cese (Comitato economico e sociale Europeo), organo consultivo del Parlamento, che il 19 ottobre in seduta plenaria ha adottato un parere ufficiale sulla proposta della commissione e ne ha messo in luce gli aspetti più critici. Nel documento di 11 pagine, per prima cosa il Cese suggerisce che l’asse concernente "lavoro e tirocini" dovrebbe essere eliminato dalla proposta per indirizzare l'azione esclusivamente verso l'aspetto del volontariato e permettere così una maggiore chiarezza e concentrazione evitando una confusione con gli altri programmi dell'Ue a favore dei giovani.

Significativa è anche la presa di posizione a favore di un’integrazione del Corpo Europeo di Solidarietà in Erasmus+ poiché “così facendo, si potrebbe anche contribuire a uniformare i requisiti del resto del servizio volontario europeo con quelli del corpo europeo di solidarietà. Per di più, il programma non sarebbe a rischio dopo il 2020. Tuttavia, in ogni caso, sono necessari dei fondi e un sostegno supplementare”. Nel documento è inoltre ribadita, tra le altre cose, la necessità di predisporre un’adeguata formazione pre-partenza per i partecipanti al programma e l’importanza di una revisione della definizione di “volontariato” presente nella proposta in quanto troppo restrittiva.

Ora la parola è al Parlamento, alle commissioni Cultura e Occupazione e affari sociali incaricate di seguire il Ces. Lo scorso 10 ottobre a Bruxelles si è svolta un’audizione pubblica della commissione Cultura a cui ha partecipato anche il Cev (Centro Europeo del Volontariato) e dove è stata presentata una ricerca sul Corpo europeo di solidarietà e il volontariato. Si tratta di un nuovo documento che analizza i punti di forza e i limiti di questa nuova impresa lanciata da Junker.

Intanto a Roma il prossimo 24 novembre l’Anpal (Agenzia Nazionale Politiche Attive del Lavoro) presenterà uno dei due progetti pilota per il Ces, finanziato nel programma EaSI, dal titolo Giovani europei al lavoro per la solidarietà. Il progetto, pur essendo un’iniziativa ad hoc lanciata prima della proposta delle Commissione, si iscrive comunque nel macro sistema collegato all’asse occupazionale del Ces e mira a favorire l’inserimento lavorativo di giovani tra i 18 e i 30 anni nell’ambito di organizzazioni non governative, associazioni del terzo settore, amministrazioni pubbliche, imprese private e del privato sociale operanti nell’ambito della solidarietà e del sociale. (Nicolò Triacca)

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