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Migranti aggrediti a Roma, Caritas e Sant’Egidio: "Basta parole d’odio"

Monsignor Feroci (Caritas): “I politici devono capire che i discorsi anti-immigrati possono aizzare il branco”. Sulla stessa scia la comunità di Sant’Egidio: “Violenza alimentata da colpevoli strumentalizzazioni”

30 ottobre 2017

- ROMA - "Bisogna far capire ai politici che le loro parole incitano all'odio e possono scatenare la violenza nelle teste calde. Devono stare attenti a ciò che dicono: serve una coscienza culturale che non contribuisca ad aizzare il branco". Lo ha sottolineato monsignor Enrico Feroci, direttore della Caritas di Roma, commentando oggi all’agenzia Sir l’aggressione a sfondo razziale avvenutanel centro di Roma. Cinque ragazzi tra i 17 e i 19 anni hanno insultato un cittadino del Bangladesh di 27 anni, regolarmente residente, e un egiziano, e poi li hanno riempiti di botte in piazza Cairoli. “Quando avvengono questi episodi mi chiedo le ragioni per cui questi ragazzi agiscano con tanta violenza gratuita- dice Feroci-. Senza giustificarli, penso molti ragazzi che vivono nelle periferie, senza Stato e senza famiglia, spesso ascoltano e ripetono quello che sentono dall'alto. Sono anche loro vittime degli agitatori politici che affermano le solite falsità sui migranti: 'ci rubano il lavoro, la casa, ci invadono'. Il rischio è che per guadagnare quattro voti in più poi si aizzino queste teste calde". Monsignor Feroci invita alcuni esponenti politici “ad avere maggiore consapevolezza delle conseguenze delle loro parole, a fare uno sforzo di conoscenza del fenomeno migratorio, altrimenti si fomentano delle guerre tra poveri in una società che annaspa nel malessere di non avere casa e lavoro. Altrimenti chi si sente forte davanti al debole, in questo caso poveretti inermi, agisce per far vedere chi è che comanda”. A suo avviso si tratta di "una questione culturale: bisogna far attenzione ai messaggi che si danno, perché chi ha la testa piccola li recepisce in modo sbagliato e agisce con violenza". Nonostante ciò Feroci non si sente di dire che Roma è diventata più razzista perché "gli esempi di accoglienza sono molti di piu' di questi pochi episodi negativi"

Anche la Comunità di Sant’Egidio esprime vicinanza e solidarietà ai due cittadini stranieri, bengalese ed egiziano, vittime del terribile agguato. “ La violenza, accompagnata da un linguaggio di disprezzo, è spesso il frutto di una predicazione dell’odio nei confronti di chi si ritiene diverso, alimentata da pregiudizi e ignoranza o da colpevoli strumentalizzazioni – sottolinea l’organizzazione - A farne le spese sono, troppo spesso, persone innocenti, in questo caso lavoratori già inseriti nel tessuto produttivo della città. Roma non può accettare che prevalga questo clima: c’è bisogno di costruire una rete che favorisca l’incontro fra realtà diverse, la conoscenza e l’integrazione tra i suoi abitanti, soprattutto nelle periferie. Il fatto che gli autori dell’agguato siano tutti giovanissimi richiede inoltre un impegno importante di educazione al rispetto e alla non violenza che deve coinvolgere tutti, a partire dalle scuole e dalle famiglie”.

Migrantes: “Vicinanza e solidarietà ai due cittadini stranieri aggrediti a Roma”. Mons. Pierpaolo Felicolo, direttore dell’Ufficio Migrantes della diocesi di Roma, dopo l’aggressione a due cittadini stranieri, afferma: “E’ inconcepibile assistere ancora oggi a gesti di violenza di ogni genere a danno di chi è consideriamo diverso. Una violenza spesso dettata da pregiudizi e da un linguaggio aggressivo. Da qui la necessità di politiche di integrazione nel rispetto dell’identità di chi si incontra”. Per Mons. Felicolo “non è certamente facile ma si tratta di un cammino che chiede non solo il superamento delle paure, ma anche una pedagogia che insista specialmente sui bambini e sui ragazzi, figli degli immigrati. Una integrazione dal ‘basso’ che deve coinvolgere le famiglie ma anche la scuola e le parrocchie ed associazioni e movimenti che ruotano  attorno ad esse e che devono essere capaci di offrire risposte puntuali al nuovo scenario che si presenta ai nostri occhi”.

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