Imprenditori con disabilità in Europa: ecco le 6 raccomandazioni

Dati e considerazioni al termine del progetto Erasmus + “Creating leaders for the future”, promosso dalla fondazione Prevent. In Italia l’80% delle persone con disabilità è disoccupato, contro il 21% della Francia e il 28,7% della Polonia. L’imprenditoria è una possibilità: ma l’Italia è fanalino di coda, con un tasso inferiore al 5%, rispetto alla media europea del 7,8%

31 ottobre 2017

ROMA – Imprenditoria e disabilità, il binomio è possibile e, in molti casi, auspicabile. E’ il principio e la scommessa del progetto Erasmus + “Creating leaders for the future”, promosso e coordinato dalla Fondazione Prevent, un’organizzazione che si occupa di formazione di persone con disabilità per l’inclusione sociale e l’occupazione. Obiettivo generale del progetto, che si è recentemente concluso, è facilitare la piena integrazione sociale delle persone con disabilità attraverso l’apprendimento e mediante la realizzazione di una formazione di alto livello. Beneficiari del progetto sono quindi le persone con disabilità che avviano la propria iniziativa di auto-impiego o apprendimento. Quattro sono i Paesi europei coinvolti nell’iniziativa: Spagna, Francia, Polonia e Italia: per ciascuno di questi, è stato analizzato da un lato il concetto di disabilità nei suoi diversi aspetti, dall’altro, in particolare, il tema dell’imprenditorialità. Ecco il quadro che ne emerge, da report pubblicato a fine progetto. 

I dati: disabilità e disoccupazione. In Spagna, su una popolazione complessiva di 46.711.341, i cittadini disabili (2.813.592) rappresentano il 6,02%. Il tasso disoccupazione globale è il 24,4%, mentre i disoccupati con disabilità sono il 32,2%. In Francia, su una popolazione complessiva di 66.380.602, i cittadini disabili (12 milioni) rappresentano il 18,46%. Il tasso disoccupazione globale è il 9,9%, mentre molto più alta è la percentuale di disoccupati con disabilità: il 21%. In Polonia, su una popolazione totale di 38,5 milioni di abitanti, 4.697.000 persone hanno una disabilità, ovvero il 12,20%. La disoccupazione, che riguarda il 13% della popolazione, arriva a una percentuale del 28,7% tra i cittadini disabili. Il quadro italiano è particolarmente significativo, soprattutto per quel che riguarda la disoccupazione: su una popolazione di 60.665.551 persone, 5,5 milioni hanno una disabilità, cioè il 9,06%. Di queste, ben l’80% è disoccupato, mentre il tasso di disoccupazione globale è pari all’11,5%. 

Imprenditorialità. Per quanto riguarda, in generale, l’imprenditorialità, il tasso medio europeo si attesta intorno al 7,8%, a fronte del 13.8% degli Stati Uniti. Tra i Paesi presi in esame dal progetto Erasmus +, l’Italia è il meno “imprenditoriale”, con un tasso del 4,9%, inferiore alla Spagna (5,7%), alla Francia (5,7%) e alla Polonia (9,2%). 

L’inchiesta. Per esaminare il rapporto tra disabilità e imprenditorialità nei diversi Paesi europei e ideare strategie e metodi per incrementarlo e favorirlo, i promotori del progetto hanno messo a punto un questionario, che è stato somministrato a 149 imprenditori, di cui 101 con diverse disabilità (55% fisica, 17% sensoriale, 17% multipla, 6% psicologica, 5% cognitiva), per raffrontare le valutazioni e le necessità delle due categorie. Obiettivo generale dell’inchiesta era raccogliere dati quantitativi e qualitativi sulle iniziative di successo che promuovono l’imprenditorialità nelle persone con disabilità in ogni paese partecipante. Il 90,6% degli intervistati considera di aver bisogno di aiuto per avviare un’attività e l’83,2% pensa che la formazione specifica per l’imprenditorialità sia utile. Il 56,4% degli imprenditori intervistati dichiara di aver ricevuto una formazione specifica in imprenditoria e l’83,8% segnala la necessità della presenza di un tutore durante il processo imprenditoriale. 

I settori dell’impresa. I settori in cui gli imprenditori con disabilità hanno iniziato o stanno iniziando le loro attività sono:  servizi personali, arte e cultura, medico o paramedico, mentre i settori prevalenti tra gli imprenditori non disabili sono turismo e artigianato. Per iniziare un business, gli imprenditori con disabilità reputano proprietario l’aiuto finanziario, mentre i loro colleghi non disabili danno la priorità alla presenza di un tutor durante tutto il processo. 

Le “good practice”. Il report del progetto passa quindi in rassegna alcune delle buone prassi esaminate nei diversi paesi coinvolti nell’iniziativa, fornendo una sintetica descrizione di ciascuna. Per l’Italia, figurano progetto “Re Start-up”, sviluppato da Anmil per sostenere progetti d’imprenditorialità presentati da persone disabili; “Imprenderò 4.0”, che ha l’obiettivo di facilitare la creazione di opportunità di occupazione; il “Laboratorio di socializzazione lavorativa” di Progetto H, che ha l’obiettivo di sostenere le opportunità di integrazione e socializzazione; “Ragazzi in Erba”, di Anffas Mestre, che avvia giovani con disabilità al mondo della coltivazione e della produzione agricola; e “Village for All”, il marchio di qualità internazionale di ospitalità per tutti. In generale, le “Good Practices europee sviluppate da entità pubbliche e private – si legge nella conclusione del report - spiccano per la loro innovazione, i loro prodotti, il numero di beneficiari attesi o il loro impatto temporale”. 

Le raccomandazioni per un’imprenditoria “inclusiva”. Queste dunque le raccomandazioni finali, formulate al termine del progetto, in seguito all’elaborazione dei questionari e all’analisi delle buone prassi: primo, “sviluppare contesti inclusivi per la formazione di imprenditori con disabilità”; secondo, “fornire formazione in competenze tecniche e trasversali per l’imprenditorialità”; terzo, “tenere in conto la partecipazione dei collaboratori sociali, imprenditoriali ed educativi”; quarto, “contare sulla partecipazione di una equipe professionale plurale”; quinto, “promuovere lo sviluppo parallelo della formazione teorica con applicazione pratica”; sesto, “convalidare il successo del programma e controllare l’utilità dell’allenamento”. (cl)

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