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A Palermo momento interreligioso per ricordare i migranti morti

Rappresentanti cattolici, islamici e valdesi hanno ricordato i cento migranti tumulati nel cimitero palermitano e tutti quelli morti in mare per raggiungere l'Europa: “Non possiamo negare il diritto di sperare di vivere meglio"

05 novembre 2017

PALERMO - Non solo numeri ma persone che avevano una storia e soprattutto un sogno che è stato brutalmente rotto morendo annegati in mare. Sono gli oltre cento migranti africani sepolti nel cimitero dei Rotoli di Palermo di cui si è voluta celebrare la memoria con un momento di raccoglimento interreligioso organizzato ieri dai laici missionari comboniani.

Ad essere ricordati sono stati anche tutte le altre migliaia di persone che non sono riuscite ad avere neanche una sepoltura perché giacciono sotto il fondale del mare. All'iniziativa hanno partecipato oltre a tanti cittadini impegnati da anni nel sociale in sul tema dell'immigrazione anche i rappresentanti della religioni valdese, islamica e cattolica.
"La morte prima del tempo è un drammatico punto di partenza - dice il padre comboniano Domenico Guarino - che deve continuare a metterci in discussione e farci indignare proiettandoci sempre in avanti. Ormai siamo certamente in grado di potere dire che non si tratta di morti 'bianche' ma sappiamo bene che hanno dei responsabili perché sono direttamente provocate da un sistema economico che schiaccia sempre di più chi è più povero e più fragile. Con questo spazio di condivisione interreligiosa l'intenzione è quella di mantenere alta la memoria per contribuire, ognuno nel suo piccolo anche al cambiamento che parte inevitabilmente dalla condanna del sistema".
"Sono partiti portandosi la terra che sale come una preghiera, nei passi e negli sguardi - si legge nella poesia-testimonianza di Adonis letta dalla direttrice del centro diaconale valdese La Noce Anna Ponente -. Raccontano al mare mestizia e sventure. Terribili, scorrono nelle ferite il Tigri e l'Eufrate. L'amore per gli altri è il loro domani: energia sconfinata cui la morte sussurra solo ciò che proclama la vita".
Tra i rappresentanti del mondo musulmano erano presenti anche Nadine Abdia della Consulta delle culture e Ahmad Francesco Macaluso del Coreis (Comunità Religiosa Islamica Italiana). "La giornata di oggi - sottolinea con forza Nadine Abdia - vuole ricordare i morti per cambiare tutto ciò che ormai viviamo da oltre 17 anni e che continua ad essere chiamata emergenza. Ad ogni uomo finchè vive non può essere negato il diritto di sperare di vivere meglio per un futuro che parta prima di tutto da una vita più dignitosa".
"Per noi musulmani la migrazione ha un grande valore spirituale e terreno. Questi momenti insieme ci servono per riflettere e capire che purtroppo si continua a morire in mare ed è ormai tempo di prendere le distanze da una certa ipocrisia di scelte che vuole passare per saggezza - dice nella sua intervento Ahmad Francesco Macaluso -. Sicuramente non dobbiamo piegarci ad un sistema economico che sacrifica la giustizia e l'equità in nome di altri interessi".
Al termine del raccoglimento interreligioso ogni partecipante si è recato nello spazio dove sono sepolte alcune salme di migranti per deporre un fiore ed esprimere la sua vicinanza con una preghiera. (set)

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