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Gli artigiani digitali di OpenDot: "Innovazione tecnologica, ma soprattutto sociale"

Dai software per aiutare i bambini a comunicare e a impugnare una penna e disegnare fino alla scarpa estiva che facilita indossare il tutore. Dopo la bicicletta su misura per il piccolo Lorenzo, il coordinatore dell’officina digitale OpenDot, Enrico Bassi, racconta i progetti in cantiere

08 novembre 2017

- MILANO - Unire le dinamiche della produzione industriale alla qualità dei prodotti artigianali. Alla Fab Lab milanese OpenDot ci sono riusciti. Con la fabbricazione digitale è possibile utilizzare tecnologie che realizzano ausili e software che ancora non esistono o che non possono essere acquistati a prezzi ragionevoli. “Nella Fab Lab si utilizzano tecnologie che permettono di utilizzare un unico software che gestisce diversi processi: lavorazione della plastica, del legno e dei metalli. Così è possibile creare prototipi di nuove idee in maniera molto veloce”, spiega Enrico Bassi, coordinatore di OpenDot. “Rappresentiamo centri di innovazione tecnologica, produttiva e sociale. L’aspetto sociale è di sicuro quello più importante”, precisa.

OpenDot ha costruito una bicicletta su misura per Lorenzo, 6 anni e una grave patologia neurologica. Grazie a un sellino ergonomico, un supporto per la schiena e un modello 3D personalizzato, il bambino ha potuto così realizzare il sogno di un giro in bici. La storia del piccolo Lorenzo è stata ripresa dai quotidiani nazionali e rappresenta una testimonianza di rilievo sull’importanza delle soluzioni personalizzate e a basso costo per le persone disabili. E i progetti in cantiere non mancano. “Abbiamo prodotto diverse soluzioni su misura per le persone disabili. Come i software che consentono ai bambini di comunicare meglio e di aiutarli a impugnare una penna per disegnare”, racconta Bassi.

Ma in Italia la definizione di “maker”, ossia chi combina le tecniche artigianali ai vantaggi della produzione in serie, è ancora poco formata. “Il maker è una figura trasversale”, spiega. “È una persona curiosa. La traduzione in italiano (artigiano digitale, ndr) è riduttiva perché il mondo dei Fab Lab è fatto di gente che rappresenta una categoria a sé”. Secondo Enrico Bassi “i veri maker sono coloro che comprendono le potenzialità della tecnologia. Il digitale non sminuisce le capacità manuali. In effetti, è vero il contrario”.
OpenDot riesce a fornire prodotti tecnologici su misura dell’utente e a costi accessibili. In questo modo è fatta salva la componente artigianale ma anche la possibilità di produzione su larga scala. “Quello che facciamo noi è realizzare prodotti con tecnologie industriali e che possono essere riprodotti su scala industriale in tutto il mondo, ma con le tempistiche e le modalità tipiche dell’artigianato”.

OpenDot può vantare sul lavoro di un gruppo giovane ed eterogeneo di “makers”. “Siamo in 15, tra ingegneri, architetti e designer. Tra noi c’è persino un filosofo. E siamo giovani, abbiamo tra i 20 e i quarant’anni”, spiega Bassi. La Fab Lab collabora con la Fondazione Together to go, che conta circa 20 terapisti che seguono oltre 100 bambini con da malattie gravi e che assicurano la conformità dei prodotti alle esigenze dei piccoli. In questi giorni OpenDot è finalista di un concorso “Il Coraggio di innovare” con un progetto su una scarpa estiva per bambini che facilita indossare il tutore ortopedico. (Alberto De Pasquale)

© Copyright Redattore Sociale

Tag: Disabilità

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