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Accoglienza di rifugiati in famiglia, il progetto "Vesta" arriva a Bruxelles

Attivo da un anno a Bologna con 14 accoglienze attive (e 15 concluse), e partito da poco a Ferrara, il progetto della cooperativa Camelot è stato presentato al Parlamento europeo, scelto come “esempio europeo di buona prassi basata su integrazione, innovazione e sviluppo in ambito sociale”

09 novembre 2017

- BOLOGNA - “Esempio europeo di buona prassi collaborativa basata su integrazione, innovazione e sviluppo in ambito sociale”. È la motivazione che ha permesso al progetto “Vesta” per l’accoglienza di rifugiati in famiglia attivo da oltre un anno a Bologna, e da poco partito a Ferrara, nell’ambito del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar), di arrivare a Bruxelles. Il 7 novembre la cooperativa Camelot, ideatrice del progetto, l’ha presentato nella sede del Parlamento europeo nell’ambito dell’evento “A cooperative vision for the collaborative economy”. All’incontro – organizzato dall’europarlamentare Nicola Danti e da Cooperatives Europe, Ufficio europeo dell’Alleanza cooperativa internazionale, hanno partecipato rappresentanti del Parlamento europeo e della Commissione europea interessati a raccogliere testimonianze sul lavoro di alcune realtà cooperative europee, oltre a Camelot (per il settore sociale) erano presenti anche cooperative belghe e francesi (nei settori energia e trasporti).

Sono 143 le candidature arrivate attraverso la piattaforma online (www.progettovesta.com), 77 dalla città metropolitana di Bologna, da parte di famiglie che si sono rese disponibili ad accogliere un rifugiato in casa. In un anno ne sono state formate 40: tra loro ci sono single, famiglie con figli minori, coppie adulte con figli fuori casa, giovani e anziane, dirigenti, dipendenti pubblici, operai, impiegati, liberi professionisti, studenti e pensionati. Attualmente sono 14 le accoglienze attive (15 quelle che si sono concluse, per un totale di 29 accoglienze avviate) di ragazzi rifugiati che hanno appena compiuto la maggiore età e arrivano da Afghanistan, Benin, Burkina Faso, Gambia, Ghana, Mali, Guinea Conakry, Nigeria, Pakistan, Senegal. Tutti sono coinvolti in attività di inserimento socio-lavorativo con l’obiettivo di renderli progressivamente autonomi. Alcuni hanno contratti di apprendistato a seguito di tirocini formativi, altri hanno ottenuto contratti a tempo determinato nel settore edile e della ristorazione. Alcuni stanno frequentando i corsi per adulti inoccupati della Regione Emilia-Romagna, altri stanno concludendo o svolgendo percorsi di formazione professionale. C’è chi sta cercando lavoro e chi si è iscritto alle scuole serali. Nel tempo libero alcuni partecipano alle attività teatrali della compagnia Cantieri Meticci, altri a progetti radiofonici, altri ancora sono iscritti a società calcistiche.

A Ferrara, dove il progetto è partito lo scorso 20 ottobre, ci sono 7 posti disponibili dedicati alle accoglienze in famiglia nell’ambito dello Sprar, il corso di formazione per le famiglie che si sono già candidate partirà nei mesi di novembre e dicembre, mentre l’accoglienza inizierà a gennaio 2018. (lp)

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