Csv di Verona, 20 anni di trasformazioni: "E il futuro è già qui"

Il Centro di servizio per il volontariato scaligero taglia il traguardo dei due decenni di attività. “Il primo passo fu passare la gestione nelle mani dei volontari”, quindi “fornire alle associazioni non soldi, ma competenze e innovazione”

11 novembre 2017

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L’incipit lo diede una legge, la 266 del ’91, che mise nero su bianco la possibilità di attivare il principio della sussidiarietà attraverso la creazione dei Centri di servizio per il volontariato. Una normativa lungimirante e innovativa che alcuni anni più tardi iniziò a dare i propri frutti su tutto il territorio nazionale, pur con formule differenti. A Verona la gestione del Csv, che si costituì anche su spinta della Provincia, fu affidata nel 1997 alla Federazione del Volontariato di Verona che coordinava un centinaio di associazioni, un ente in veloce evoluzione che rapidamente si mise al concreto servizio del mondo solidale del territorio.

- Oggi, a distanza di 20 anni, il Csv propone formazione e consulenza a 427 organizzazioni di volontariato (Odv) locali, promuove bandi di idee e nuove progettualità oltre che forme di cooperazione fra mondo profit e non profit. A sostenere le innumerevoli attività che le Odv svolgono quotidianamente, dall’assistenza a disabili e anziani alla tutela del patrimonio ambientale e culturale, c’è una struttura snella ma estremamente reattiva che lavora dietro le quinte per ottimizzare risorse, creare reti, investire in trasparenza e servizi.

Del Csv di Verona, in occasione del ventennale celebrato durante la recente XVII Festa del Volontariato in piazza Bra, sono stati ripercorsi i passaggi salienti durante il talk “Buon compleanno!”. A raccontarli coloro che lo hanno traghettato dal ’97 ad oggi, innovandolo, facendo crescere e formando le Odv, combattendo contro il taglio dei fondi e affrontando la trasformazione in atto con la riforma del Terzo settore. “Il passo successivo all’avvio era far passare la gestione effettiva nelle mani dei volontari”, ha ricordato Paolo Zampieri, membro del consiglio direttivo della Federazione del Volontariato, attivo in Legambiente e braccio destro di Carlo Furlan, storico volontario e presidente del Csv dagli inizi del duemila, scomparso prematuramente nel 2013. “Carlo aveva questo obiettivo, - ha aggiunto Zampieri, - e riuscì a realizzarlo nel giro di poco. Furono dunque gli stessi protagonisti del mondo del volontariato a strutturarsi insieme giuridicamente in Federazione diventando a loro volta ente gestore del Csv. Una svolta”.

Pur uguale nella forma, il Centro è stato negli anni testimone e in alcuni casi fautore di molti cambiamenti, anche sostanziali. “All’inizio, - ha detto ancora Zampieri, - il nodo fondamentale è sicuramente stato quello di far prendere coscienza alle organizzazioni di volontariato di quanto valessero e quale fosse la loro preziosa ricaduta sul territorio. La definizione ‘capitale sociale’ veniva evocata spesso ma mancava nelle associazioni la consapevolezza di ciò che volesse dire, anche in relazione al pubblico e alle istituzioni territoriali: un’enorme potenzialità per creare sistema”.

Tra il 2006 e il 2012 è stato “il concetto di rete ad avere un ruolo fondamentale, - ha ricordato Elisabetta Bonagiunti che fu presidente proprio in quegli anni. - Non solo tra associazioni del veronese ma anche tra i Centri del Veneto prima e di tutta Italia poi, con la nascita e lo sviluppo di CSVnet. Ha iniziato inoltre a concretizzarsi un’idea di volontariato basata su formazione, qualità, trasparenza. La Scuola Permanente per il Volontariato ha fatto sedere sui propri banchi sempre più persone e si è avviato il marchio di certificazione ‘Merita Fiducia’. Quindi, grazie alla circolare Turco, abbiamo finanziato una serie di bandi su progetti specifici che hanno dato il ‘la’ a molte iniziative solidali, ad esempio con i primi passi di quello che oggi è il Parco delle Mura”.

Chiara Tommasini
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Dal 2012 è Chiara Tommasini a guidare il Csv, e oggi è chiamata a coordinarlo nella fase delicata della riforma del Terzo settore. “In seguito alla drastica riduzione delle risorse, - ricorda, - in sei mesi da ente che eroga fondi ci siamo dovuti trasformare in ente che progetta per poter dare alle associazioni non soldi ma competenze e innovazione. Sono stati strutturati in maniera sistematica i progetti sul servizio civile nazionale e il servizio di volontariato europeo, lo sportello per la giustizia di comunità, collaborazioni stabili con il mondo profit, ricerche con l’università; sono stati realizzati grandi progetti di coordinamento non solo di associazioni di volontariato, ma anche di altri enti del Terzo settore sul supporto alle fasce deboli, del volontariato giovanile ecc. Con la riforma i Csv saranno enti di sviluppo del volontariato sul territorio: rimarrà la struttura così come è adesso, ma ci saranno innovazioni profonde. In un certo senso, il nostro futuro è già qui”.

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