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"Immagini amiche": Udi premia pubblicità, web, tv che non mortificano le donne

Gli spot di Ringo, Tampax, Indesit, la pagina Facebook di Bebe Vio, le campagne Moms don’t quit e MakeWhatsNext, Stasera Casa Mika, Candice Renoir e Di padre in figlia. Sono i finalisti del premio contro il sessismo in tv, web e pubblicità. La madrina è Syusy Blady: “La nostra non è una società paritetica”. Il 20 novembre a Ferrara la premiazione

16 novembre 2017

Syusy Blady
Syusy Blady

FERRARA - “La nostra non è una società paritetica, vedo un generale inasprimento nei rapporti fra i sessi a favore della prevaricazione maschile. La violenza è una questione di potere, non basta aumentare la presenza delle donne se si mantengono gli stereotipi, e gli - stereotipi permangono tenacemente. La violenza sulle donne è pervasiva e strutturale e riguarda l’imposizione della logica fallocentrica: è una forzatura di dominio secondo cui bisogna aderire a un modello culturale, comportamentale, estetico e lavorativo che non è il nostro. Questo per me è violenza”. A parlare è Syusy Blady (al secolo Maurizia Giusti), madrina del Premio Immagini amiche 2017. Promosso dall’Unione italiana donne a partire dalla Risoluzione del Parlamento europeo del 3 settembre 2008 sull’impatto del marketing e della pubblicità sulla parità tra donne e uomini, il premio ha l’obiettivo di valorizzare una comunicazione che, al di là degli stereotipi, veicoli messaggi creativi positivi. In finale per la settima edizione ci sono gli spot di Ringo, Tampax e Indesit, la pagina Facebook di Bebe Vio, le campagne Moms don’t quit e MakeWhatsNext sul web, Stasera Casa Mika, Candice Renoir e Di padre in figlia tra i programmi tv. La premiazione è in programma il 20 novembre a Ferrara.

Ribaltare il punto di vista sull’immaginario femminile valorizzando chi propone linguaggi creativi positivi, consapevoli e non lesivi della dignità della donna. È l’obiettivo del Premio Immagini amiche, che ha ottenuto il patrocinio della Presidenza del Parlamento europeo, del Dipartimento Pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri, della Camera dei deputatai e del ministero dell’Istruzione, università e ricerca. “Quando abbiamo dato vita a questo premio 7 anni fa, eravamo nel pieno di una forte indignazione delle donne verso un modo di comunicare che le umiliava, le offendeva e, nel migliore dei casi, le dipingeva come soprammobili graziosi e superflui – dice Daniela Brancati, giornalista, scrittrice e presidente del Premio – Oggi quella forte indignazione e il movimento di piazza che ne era la prova si è attutita, ma i problemi restano. La situazione di certo è molto migliorata e qualche merito lo abbiamo avuto anche noi, non invocando censure improponibili, né limitandoci ad additare pratiche negative ma dimostrando con esempi di successo che una diversa comunicazione è possibile, che non serve mortificare le donne per farsi ascoltare e che consumatori e consumatrici possono riconoscersi maggiormente nella proposizione di modelli più aderenti alla complessità della società. Prova ne sia che grandi marchi internazionali ormai adottano storie e racconti corretti”.

I finalisti sono stati scelti dalla giuria presieduta da Brancati e da Vittoria Tola, responsabile nazionale Udi, tra le segnalazioni arrivate sul sito del premio. Questa edizione ha visto un’altissima partecipazione: sono più di 40 le scuole che hanno inviato segnalazioni, dalle elementari alle superiori e da tutta Italia. Alle scuole sarà dedicato un premio speciale sui migliori lavori volti al rispetto dell’immagine femminile e una speciale giuria studentesca, composta da ragazzi e ragazzi delle scuole ferraresi, affiancherà quella composta da personalità del mondo della cultura, comunicazione, politica e istituzioni. “Stampa e tv ma ancora più spot e pubblicità tendono a riproporre e perpetuare pregiudizi e distorsioni che è cruciale saper riconoscere e correggere – dice Tola – Resta da fare ancora molto lavoro di sensibilizzazione ed educazione che deve partire in primo luogo da adulti e insegnanti che nelle scuole devono saper coinvolgere e indirizzare ragazzi e ragazze per arrivare ai media e alla politica perché la battaglia culturale contro gli stereotipi di genere si può vincere con una sinergica alleanza fra generazioni nei diversi ambiti: l’adesione sempre più ampia di scuole, Comuni e istituzioni ci fa ben sperare”. Un’ulteriore menzione speciale sarà attribuita a #MettiamoceloInTesta, la campagna di accesso all’istruzione per  rifugiati presentata dall’Unhcr. In antemprima a Ferrara sarà anche presentato il Manifesto di Venezia per il rispetto e la parità di genere di Cpo Fnsi, Cpo Usigrai e associazione Giulia.

I mezzi di comunicazione fingono di condannare i comportamenti sessisti ma è una finta funzionale a rendere i programmi che vengono proposti ancora più spettacolari, ciò accade per i fatti più eclatanti come i femminicidi, ma c’è una discriminazione dilagante, pericolosa e sottile che non ha eguali nelle tv europee – dice Syusy Blady – Basta pensare alle trasmissioni di informazione in cui la giornalista a fianco del giornalista ha soprattutto una funzione decorativa, facendo intendere che poco importa la sua reale competenza. Questo rimanda l’idea che le donne siano inadeguate e non solo al mezzo televisivo”. E continua: “”Non è più e non è mai stata una questione di capacità: il problema è che le scelte si fanno con una logica fallica, che non può che fallire, come dice la parola stessa. Dovremo opporre a questa vecchia logica, che non funziona neppure per gli uomini, una logica diversa, femminile, che ci faccia uscire dagli schemi di violenza, prevaricazione, gerarchia e impotenza inadeguati a risolvere i problemi della nostra epoca. Per questo è importante far vedere le cose da un altro punto di vista, creare un altro paradigma, e il femminile può farlo”. (lp)

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