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Fine vita, "la scelta è tra la dignità della persona e l'accanimento inutile"

Don Albanesi (Comunità di Capodarco) riflette sul messaggio del Papa: "Non si tratta della scelta tra la vita e la morte, ma di come è possibile discernere tra una vita umana dignitosa e una morte che si è affacciata e che non è possibile respingere". "Come tradurre il tutto in una legge è compito delicato e difficile"

23 novembre 2017

Il messaggio di Papa Francesco ai partecipanti del Meeting regionale europeo della World Medical Association del 7 novembre scorso è stato commentato in Italia in collegamento con le proposte di legge sul testamento biologico e sul fine vita. Per lo stile di Papa Bergoglio il messaggio va letto nella sua integrità e nella sua logicità e sicuramente senza interferenze con l’impegno degli Stati sull’argomento.

- Riassumendo le due pagine del messaggio ci sono conferme e novità sul tema.
- Il papa dichiara che non è in discussione l’eutanasia “che rimane sempre illecita, in quanto si propone di interrompere la vita, procurando la morte”. Pone l’attenzione invece, richiamando l’intervento di Papa Pacelli del 1957, della Congregazione della Dottrina della Fede (5 Maggio 1980) e del Catechismo della Chiesa cattolica (n. 2278), sull’accanimento terapeutico, suggerendo nuove considerazioni.

- La prima distinzione che fa è tra interventi terapeutici sul corpo, senza giovamento per il bene integrale della persona. Ci deve essere proporzione tra intervento medico e risultati, così da ottenere una “proporzionalità” della cura.

- Evitare l’accanimento terapeutico non significa “procurare la morte” ma “si accetta di non poterla impedire”.

- Nei momenti drammatici delle scelte concrete i “fattori che entrano in gioco sono spesso difficili da valutare”.

- Per i singoli casi occorre “un attento discernimento” che consideri tre fattori: “l’oggetto morale, le circostanze e le intenzioni di soggetti coinvolti”. Ciò significa tener conto complessivamente della vita della persona, singolarmente e nelle relazioni che intrattiene.

- La “persona malata” riveste il ruolo principale della scelta. “E’ anzitutto lui che ha titolo, ovviamente in dialogo con i medici, valutare i trattamenti che gli vengono proposti e giudicare sulla loro effettiva proporzionalità”.

- In queste scelte difficili il Papa ricorda di “non abbandonare mai il malato”. In queste circostanze mai interrompere la relazione che è fatta di amore e vicinanza “senza abbreviare noi stessi la vita, ma anche senza accanirci inutilmente contro la sua morte”.

- Prosegue il Papa che, nel diverso sentire delle persone nel mondo, occorre che lo Stato, con la sua legislazione, intervenga per garantire “il bene comune nelle situazioni concrete”, in dialogo e con saggezza.

- Infine il Papa non dimentica che gli interventi medici siano attenti a non procurare “la disuguaglianza terapeutica” garantita ai paesi ricchi e negata a quelli poveri.

Le novità che il messaggio del Papa ha introdotto sono tre: la prima insiste nella dignità della vita umana; rifiutare le cure significa tutelare la dignità delle persone e non procurare la morte; la seconda mette l’accento sulla persona malata nella sua storia; la terza è che nelle società democratiche ci sono “sensibilità diverse” che vanno rispettate in dialogo. Con queste premesse il testamento biologico – anche se il Papa non ne parla – risulta addirittura doveroso, oltre che opportuno. Le cure mediche estreme vanno considerate nelle mediazioni che intercorrono tra paziente, medico, parenti e circostanze della vita del malato, relazioni che non debbono essere mai interrotte e alle quali occorre dare risposte concrete. Nella pratica è sufficiente rinunciare o “sospendere” quelle cure che non rispondono al “criterio etico e umanistico” della proporzionalità della cura, così che la vita sia dignitosa.

Non si tratta, come spesso è suggerito, della scelta tra la vita e la morte, ma come è possibile discernere tra una vita umana dignitosa e una morte che si è affacciata e che non è possibile respingere; gli interventi meccanici (sul corpo) sono offensivi se considerati in sé, perché non offrono soluzioni, ma semplicemente allungano l’attesa della morte annunciata. Come tradurre il tutto in una legge è compito delicato e difficile affidato a chi nello Stato ha il dovere di promulgare le leggi.

© Copyright Redattore Sociale

Tag: Fine vita, Testamento biologico, Don Vinicio Albanesi, Papa Francesco

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