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“Vivo solo nei miei sogni”: Gabriele racconta la caduta (e la risalita)

Promettente avvocato, amante dello sport, aveva appena compiuto 47 anni quando un incidente in moto lo rese tetraplegico. Disperato, ha fatto richiesta per il suicidio assistito, ma gli è stato negato. Poi gli amici, il lavoro e l’amore lo hanno aiutato. La sua esperienza in un libro

26 novembre 2017

ROMA – Un incidente in moto, la paralisi permanente, la disperazione, il desiderio di “farla finita”. Poi il “no” alla sua richiesta di suicidio assistito e l’inizio di un nuovo percorso: in sedia a rotelle, in cammino verso una nuova vita, che assume sempre più senso grazie agli incontri, alla solidarietà, ai nuovi amici, al lavoro e soprattutto grazie -all’amore per una donna . E’ la storia di una caduta e di una lenta, faticosa ma fiduciosa risalita, quella che narra Gabriele Cristaldi nel suo libro autobiografico “Vivo solo nei miei sogni”: scritto a quattro mani con la giornalista Veronica Voto, edito da Europa Edizioni, è il racconto del giovane avvocato in carriera, amante dello sport e delle belle donne, che il giorno dopo aver festeggiato a Parigi il suo 47° compleanno, si ritrova immobilizzato in un letto d’ospedale, dopo un grave incidente in moto. Il verdetto non lascia speranze: Gabriele è tetraplegico e la paralisi è per sempre. Un verdetto insopportabile, per il giovane amante della vita, che non riesce più a trovare in questa un senso: di qui il desiderio di "farla finita" e la richiesta di suicidio assistito. Nel libro c’è questo desiderio, c’è la paura, c’è la solitudine vissuta nel centro riabilitativo in Svizzera, c’è la mortificazione quotidiana provata nelle strutture sanitarie italiane, c’è l’esasperazione di dover affrontare ogni giorno, ancora oggi, nella città in cui vive, molteplici barriere fisiche e culturali. Ma c’è anche, nel libro, il lento emergere di un mondo ricco di solidarietà, di incontri speciali, di nuovi amici, da cui scaturisce, giorno dopo giorno, la volontà di ricostruirsi, la tenacia, la determinazione a farcela, quindi l’invenzione di un nuovo lavoro e l’amore per la donna che è poi diventata sua moglie. Gli autori ripercorrono tutte le fasi di questo percorso travagliato che dalla disperazione conduce Gabriele verso la rinascita.

Gabriele, qual è la tua condizione attuale? 

Gabriele Cristaldi
Gabriele Cristaldi

Lunico movimento che riesco a fare è quello con il braccio destro, che mi permette di guidare con un joystick la sedia. Per il resto, sono completamente paralizzato

Il suicidio assistito: quando e perché hai preso in considerazione questa ipotesi? E come è andata a finire?  
Ho pensato alla “dolce morte” dopo circa sei mesi di ricovero in ospedale in Svizzera. Ero stato praticamente abbandonato dalla mia famiglia e non avevo nessun contatto con gli altri pazienti. Feci la procedura di iscrizione on-line a Exit, quella che allora era l'unica associazione che si occupava di “morte assistita”, ma mi fu rifiutato l'intervento di somministrazione del farmaco, in quanto cittadino italiano. Nel 2012 era un “lusso” riservato solo ai cittadini svizzeri. Oggi, a circa tre anni da quel “no”, sono estremamente felice di quel rifiuto: un “sì” mi avrebbe impedito di scoprire che anche una vita da tetraplegico merita di essere pienamente vissuta ed è preziosa come quella di una persona normodotata. Il suicidio assistito mi avrebbe impedito di trovare l'amore e coronarlo con uno splendido matrimonio, mi avrebbe impedito di continuare a viaggiare ed avere un'esperienza negli Stati Uniti, mi avrebbe impedito di trascorrere splendide serate con gli amici. E soprattutto mi avrebbe impedito di scrivere un libro, che spero sia utile a chi perde la voglia di vivere. 

Quando hai iniziato a pensare di potercela fare?
Ho pensato di potercela fare nel momento in cui mi sono confrontato con chi stava come me o anche peggio di me, nel periodo di degenza nella clinica svizzera: ho imparato dagli altri pazienti ad avere il coraggio di affrontare una situazione così estrema. All'inizio è stato veramente difficile: stare in una clinica dove nessuno parla la tua lingua e sei solo non è una condizione facile. Ma poi è iniziata la discesa, soprattutto grazie  all'amore di mia moglie Alina, con cui sono riuscito a realizzare un'impresa: la creazione di un brand di moda. Il mercato principale è quello arabo, ma abbiamo realizzato un sito per la vendita on-line, di cui mi occupo personalmente. Del resto, quando sei paralizzato, perdi l'uso dei tuoi arti ma rimane sempre il cervello: utilizzarlo al meglio diventa un obbligo per chi è paralizzato.

Cosa consigli a chi, vivendo un'esperienza come la tua, intenda “farla finita”?
Consiglio di relazionarsi con persone che hanno lo stesso problema. Chi vive da anni affrontando la sofferenza può insegnare e trasmettere valori molto importanti. Consiglio di non arrendersi e di considerarla una sfida. Per me questo è stato piuttosto facile, perché ho un passato da sportivo, sono stato campione italiano di vela, ho fatto alcune maratone e amavo lo sport più di ogni altra cosa. E lo sport insegna il sacrificio e il coraggio. Consiglio di non chiudersi nel bozzolo rappresentato dalla famiglia, ma di uscire affrontando le difficoltà, perché solo grazie all'esperienza vissuta si può comprendere che ogni ostacolo è superabile. Infine consiglio di non perdere mai la speranza che la ricerca trovi una cura, perché ogni giorno potrebbe essere quello giusto… Per questo, parteciperò come cavia ad alcune terapie sperimentali negli Stati Uniti: perché una cura si può trovare solo grazie alla ricerca. E la ricerca è anche sperimentazione. 

Perché un libro?
Mi piaceva l'idea che un tetraplegico, che non può usare le mani, possa scrivere un libro grazie alla tecnologia: ho dettato tutto a Siri, l'assistente vocale del mio iPhone. Forse è il primo libro scritto in questo modo. L’ho fatto per dare un contributo a chi ha perso la voglia di vivere: il mio è un invito a lottare, perché dietro l'angolo si nasconde sempre qualcosa che ti regala la gioia di vivere, anche quando quella gioia l'hai persa e credi che non possa mai più tornare. (cl)

© Copyright Redattore Sociale

Tag: Suicidio assistito, Tetraplegia

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