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Startup sociali, Coopstartup: "L’innovazione tecnologica non è l’unica possibile"

Nato nel 2013 da Coopfond e Legacoop, il progetto ha avviato 54 progetti e circa 30 startup cooperative. In questi giorni è al Fico di Bologna per il meeting annuale Visioni 2017. Alfredo Morabito, coordinatore nazionale Coopstartup: “Serve una promozione attiva sui territori”

24 novembre 2017

- ROMA - L’innovazione tecnologica non è l’unica possibile. In Italia, dal 2013, c’è chi sta provando a declinare questa parola in altri modi, esplorando e sperimentando nuove imprese che non siano concentrate sui profitti, ma sull’impatto sociale che generano e anche sul proprio modello organizzativo, valorizzando attività, lavoro e professionalità che possano durare nel tempo. È l’innovazione secondo Coopstartup, un progetto avviato da Coopfond (un fondo mutualistico per la promozione e lo sviluppo della cooperazione della Lega delle Cooperative) in collaborazione con Legacoop per sperimentare nuovi processi di promozione cooperativa tra i giovani, nuovi mercati e che soprattutto introducano innovazione nella cooperazione esistente. Una realtà attiva da circa quattro anni che in questi giorni è al Fico di Bologna per il meeting annuale Visioni 2017, che si chiude oggi.

“Il progetto è nato a partire da una constatazione - spiega Alfredo Morabito, coordinatore nazionale Coopstartup -: la cooperazione ha più di 130 anni. Negli anni si è rinnovata a tal punto che oggi è è leader di mercato in alcuni settori. Negli ultimi tempi, però, avevamo la sensazione che avesse perso un po’ di appeal tra le giovani generazioni”. Giovani sempre più attratti dal modello della startup innovativa tout court. Tuttavia, per Morabito, il termine innovazione è stato visto in modo “un po’ restrittivo - aggiunge -. L’innovazione tecnologica che riteniamo fondamentale per lo sviluppo economico della nostra società, tuttavia non è l’unica innovazione possibile".

A quattro anni dal lancio, intanto, i dati raccolti da Coopstartup promettono bene, soprattutto se messi a confronto con quelli più generali delle Startup innovative a vocazione sociale (Siavs) contenute nella Relazione annuale del Mise. “Ad oggi abbiamo avuto 114 partner di progetto - spiega Morabito -, tra cui LegaCoop, Centri di ricerca e promozione d’impresa, università e cooperative. La prima sperimentazione ha debuttato nel febbraio del 2014 e ad oggi ne abbiamo fatte 12, tra cui un progetto sull’innovazione digitale di dimensioni nazionale che è ancora in corso, Going digital, rivolto non solo ai nuovi ma anche a cooperative già esistenti”. Circa un centinaio, inoltre, le iniziative di presentazione realizzate sui territori, 780 idee progettuali presentate da oltre 2mila persone, 470 progetti ammessi ad una prima selezione e oltre 120 gruppi incubati e 131 business plan selezionati per 54 progetti avviati e circa 30 startup cooperative costituite. Vari gli ambiti di intervento delle cooperative startup nate fino ad oggi. Si va dal design alla sostenibilità ambientale, dalle nuove tecnologie all’inclusione sociale con servizi innovativi. “Ci sono ambiti anche non apparentemente innovativi - spiega Morabito -, perché c’è dell’innovazione nel modo in cui è stato posto il progetto, o perché utilizzano delle tecnologie in ambiti agricoli, turistici o sociali. L’innovazione è anche nella metodologia”.

Tra le startup incubate da Coopstartup in questi anni, infatti, ci sono esperienze di verse. Come Artemista, un progetto nato con l’obiettivo di creare una “impresa per tutti”, a partire dalle risorse del territorio unendo creatività, riciclo e inclusione sociale. Una cooperativa sociale di tipo B che realizza complementi di arredo, accessori, gadget, doni aziendali e elementi di packaging creati a partire da scarti di produzione tipici del distretto industriale di Fermo, nelle Marche. A Genova, invece, si sta lavorando per la realizzazione di un motore ad idrogeno per alimentare in modo integrato la produzione di energia nelle barche a vela. Il progetto si chiama H2Boat ed è uno spin off dell’Università di Genova. In Umbria, invece, c’è chi  ha messo le ali al proprio progetto. Si tratta di Multicoopter Drone e loro sono un gruppo di piloti di droni che stanno studiando un nuovo modello che operi in spazi piccoli o pericolosi, come le caldaie o le cisterne. A Napoli, infine, c’è chi sta organizzando dei tour nei cosiddetti “vasci”. Si chiama Vascitour ed è un progetto che organizza brevi periodi di vacanza nel capoluogo campano, proponendo una nuova proposta di viaggio esperienziale che permette ai viaggiatori di vivere come una persona del luogo, pernottando nei Bassi, le tipiche case napoletane fronte strada, e condividendo pranzi e cene a casa degli abitanti locali.

Non c’è una ricetta segreta per mettere in piedi una startup cooperativa, ma sul sito di Coopstartup c’è tutto quello che serve per iniziare, a partire da una guida e da un decalogo. “Fare impresa non è facile - si legge sul portale di Coopstartup -. Il mondo delle startup è ancora più complicato. È proprio difficile districarsi tra i guru, le conferenze, le “competition”, le tante versioni della formula del successo. Coopstartup non ha una formula. Abbiamo però dieci punti, dieci azioni, dieci suggerimenti. Prendeteli come volete. Sono i nostri e non sono la bibbia. Servono per fare, bene, una startup cooperativa”. L’obiettivo, infatti, non è solo fare innovazione, ma anche accompagnare chi pensa di potercela fare. “Siamo partiti da come evitare una moria eccessiva di startup - racconta Morabito -. Abbiamo pensato che un elemento fondamentale fosse quello di capire bene il proprio progetto prima di creare una startup, capire il proprio gruppo e le professionalità. Puoi avere una grande idea, ma non è detto che nell’applicarla tu sappia gestire l’impresa”. Per questo, sul sito di Coopstartup, ci sono tutti gli strumenti necessari. A cominciare da un corso online su cos’è l’impresa cooperativa. “Facendo questo corso hai tempo per modificare la tua idea imprenditoriale, la puoi caricare sul web e verrà valutata da una commissione. Tutti i progetti, inoltre, vengono realizzati su base territoriale, in rapporto con le Legacoop territoriali, con le istituzioni scientifiche, accademiche, della ricerca, ma anche gruppi e associazioni. I progetti selezionati entrano in incubazione”. Dopo la prima selezione c’è un corso residenziale e l’assistenza nell’elaborazione del business plan per poi passare ad un’ulteriore valutazione. “Chi vince prende un premio in denaro - spiega Morabito -. Si tratta di un contributo a fondo perduto e una serie di prodotti economici e finanziari che mettiamo a disposizione. In più, chi vince, viene seguito per trentasei mesi e monitorato dalle nostre strutture che forniscono servizi a prezzi convenzionati crescenti fino al prezzo convenzionale. Teoricamente questi elementi dovrebbero ridurre la mortalità. A noi è già successo di gruppi di persone che dopo la prima fase si sono resi conto che non potevano andare avanti e non hanno costituito la cooperativa”.

Tra le tante cooperative avviate, però, sono poche quelle che hanno i requisiti per iscriversi al registro delle startup (sono solo sette in totale) e lo hanno fatto, ancora meno quelle che risultano essere delle Siavs. “La concezione di innovazione presente nella normativa e requisito per iscriversi al registro non è spesso coerente con la nostra - precisa Morabito -, per cui quando questa si sovrappone con quella del registro, le startup si iscrivono”. Per Morabito, però, servono “regole e spazi di mercato” per sostenere un’innovazione che non sia legata solo alla tecnologia. Ma per Coopstartup è soprattutto una “sfida interna”. “Abbiamo sempre fatto promozione cooperativa, ma a sportello - racconta Morabito -. Oggi serve una promozione attiva sul territorio, bisogna andare sui luoghi dove si possono intercettare cose interessanti e proporsi come soggetto che promuove cooperazione. È un cambiamento radicale di mentalità, una promozione che cambia forma. La difficoltà è che facciamo ancora fatica a far capire negli ambienti dell’innovazione con la I maiuscola secondo la cultura dominante, che la cooperazione può essere uno strumento importante anche per l’innovazione tecnologica”.(ga)

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