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“Pueri”, ecco chi sono i minori non accompagnati. “Servono tutele”

Arrivano da Tunisia, Gambia, Senegal, Nigeria, Ghana. Hanno 16/17 anni ma ce ne sono anche di più piccoli. Sempre di più le ragazze. Sono i minori che arrivano in Italia da soli. Attivo da febbraio, il progetto mira a farli rimanere nel sistema

25 novembre 2017

ROMA – Circa 700 minori stranieri soli incontrati (su un obiettivo di 1.200) per un totale di poco più di 2 mila colloqui. Sono i numeri del Progetto Pueri, gestito dalla Fondazione nazionale degli assistenti sociali e dal Centro informazione ed educazione allo sviluppo -(Cies), coordinato dal ministero dell’Interno e finanziato dalla Commissione europea nell’ambito delle Emergency assistance Fami 2016. Obiettivo? Favorire la loro presa in carico e accompagnare il loro percorso di accoglienza, evitando che si allontanino dai centri o finiscano vittime della criminalità organizzata. “L’idea era capire se incontrandoli quando arrivano nell’hotspot e facendoli sentire accolti in maniera professionale da un’equipe composta da assistente sociale, psicologo e mediatore culturale riescono a rimanere più a lungo nei percorsi di accoglienza specifici a loro dedicati – spiega Silvana Mordeglia, presidente della Fondazione nazionale assistenti sociali e coordinatrice generale del progetto – Ad esempio, ritrovare nelle strutture di prima accoglienza lo stesso mediatore culturale o lo stesso psicologo incontrato nell’hotspot per loro è estremamente importante”. Partito a febbraio 2017 (gli operatori sono stati presenti nei 4 hotspot coinvolti ovvero Lampedusa, Pozzallo, Trapani e Taranto, a partire da giugno), il progetto si concluderà a febbraio 2018. “Il nostro auspicio è che possa essere riproposto alla luce dell’esperienza svolta, ma ci piacerebbe che ‘entrasse a regime’ ovvero che diventasse la procedura normale di accoglienza per i minori stranieri soli”, ha aggiunto Mordeglia. 

Il progetto prevede un primo colloquio nell’hotspot con assistente sociale, psicologo e mediatore culturale. E altri 3 nei centri di prima accoglienza. “Questo accompagnamento lungo il percorso fa la differenza – dice Maria Concetta Storaci, coordinatrice nazionale assistenti sociali per il progetto e segretaria del Consiglio nazionale dell’ordine degli assistenti sociali con delega su immigrazione e minori non accompagnati – Lo abbiamo visto nelle relazioni e anche nelle reazioni dei ragazzi”. Il progetto è stato avviato in un momento particolare: oltre al convergere delle volontà del ministero e della Commissione europea, c’è stata l’approvazione della Legge Zampa (47/2017) sulla tutela dei minori stranieri non accompagnati. “Lo strumento della cartella sociale del minorenne fa sì che quando il ragazzo o la ragazza arriva nella struttura di prima accoglienza non è uno sconosciuto perché lì dentro, al di là dei dati anagrafici, c’è tutta la sua storia – continua Storaci – e il minore non deve ridefinirsi ogni volta. È molto utile”. I team del progetto coinvolgono circa 60 assistenti sociali e psicologi, oltre ai mediatori culturali del Cies. Sono attivi poi i nuclei presso le Prefetture con compiti di collegamento con il territorio e con i servizi. “Siamo riusciti a creare una rete che contribuisce a migliorare l’accoglienza per i minori – ha aggiunto Mordeglia – a cui poi si aggiungono anche i tutori volontari che garantiscono una presa in carico di cittadinana attiva”. 

I minori incontrati arrivano da Tunisia, Gambia, Senegal, Nigeria, Ghana. Ma anche Egitto e Albania. Hanno 16/17 anni, ma “sono in aumento i bambini con meno di 10 anni, a settembre erano un centinaio”. E anche le ragazze, soprattutto nigeriane. “Nel caso dei minori nigeriani che tendono a dichiararsi maggiorenni perché spesso sono già inseriti nella rete della tratta, il primo colloquio negli hotspot si è rivelato importantissimo – afferma Storaci – Se riusciamo a far capire loro che può esserci un percorso diverso, allora il progetto ha già dato i suoi frutti. E noi ne siamo orgogliosi”. Il primo punto quindi è l’ascolto per comprendere quali sono le vulnerabilità specifiche del minore e valutare qual è il percorso di accoglienza da seguire. “Questi ragazzi hanno vissuto esperienze terribili e drammatiche: dal dover lasciare la famiglia alla permanenza in Libia, fino al salvataggio in mare – aggiunge Storaci – Tanti ci hanno detto ‘sono nato nel momento in cui ho toccato terra’, ecco quanto è pesante il fardello che portano”.  

Nel 2016 il Consiglio nazionale degli ordini degli assistenti sociali aveva lanciato la campagna #diamoglifuturo con testimonial lo scrittore Andrea Camilleri per le giornate di solidarietà del servizio sociale per i rifugiati. “Riprendiamo quello slogan perché ci piacerebbe che ‘Pueri’, che è un nostro figlio, e i minori stranieri soli accolti in Italia avessero un futuro, la capacità di camminare con le proprie gambe in un Paese che li sa accogliere, integrare e valorizzare – conclude Storaci – perché questi ragazzi sono i cittadini del futuro”. (lp)

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