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Sbarcati a Catania 421 migranti soccorsi al largo della Libia

L'operazione di salvataggio è iniziata sabato mattina e si è conclusa stamattina. Secondo quanto riferisce il team di Sos Mediterranée "molti naufraghi mostrano cicatrici di violenza, segni di malnutrizione, disidratazione e di stanchezza estrema"

27 novembre 2017

Foto Sos Mediterranee
Soccorso in mare - Foto Sos Mediterranee

PALERMO - Sono 421 i migranti arrivati questa mattina al porto di Catania in seguito a una operazione di salvataggio iniziata sabato scorso. Le persone soccorse si trovavano a bordo di una vecchia imbarcazione di legno sovraccarica. Le operazioni sono avvenute a 24 miglia dalla costa libica ad est di Tripoli sotto la coordinazione del Mrcc (Centro di -Coordinamento per il Soccorso Marittimo) di Roma. Al termine dell'operazione di salvataggio tutti i migranti sono stati trasferiti a bordo della nave Aquarius di SOS Mediterranèe e presi in carico dal team medico di Msf. "La professionalità della squadra dei soccorritori ha reso possibile portare a buon fine un’operazione delicata. L’imbarcazione di legno era così sovraffollata da risultare molto instabile - ha raccontato Nicola Stalla, coordinatore dei soccorsi per SOS Mediterranee -. Un momento di panico a bordo sarebbe stato sufficiente a farla capovolgere senza lasciare alcuna possibilità di salvezza per queste persone, tra cui numerose donne e molti bambini ammassati nella stiva. Grazie al sangue freddo del team e alle favorevoli condizioni meteorologiche il peggio è stato evitato". 

Secondo quanto riferisce il team di Aquarius "molti naufraghi mostrano cicatrici di violenza, segni di malnutrizione, disidratazione e di stanchezza estrema. Una donna incinta di nove mesi, che ha avvertito le prime contrazioni a bordo dell’imbarcazione di legno, è stata affidata alle cure dell’ostetrica di Msf a bordo dell’Aquarius. Inoltre, secondo le testimonianze raccolte a bordo dai volontari di SOS Mediterranee, i sopravvissuti facevano parte di uno stesso gruppo detenuto per diversi mesi a Sabratha, poi di recente trasferito a Bani Walid, conosciuto per essere un centro nevralgico del traffico di esseri umani in Libia". 

Foto: Sos Mediterranee
Soccorso in mare - Foto Sos Mediterranee 2

"Eravamo tutti nella stessa prigione a Sabratha. Un mese fa, a causa della guerra, siamo stati separati in gruppi di 20 persone - ha raccontato un ventiseienne eritreo -, caricati su dei furgoni e trasferiti a Bani Walid e poi ammassati in un’altra prigione dove abbiamo trascorso un mese. Venerdì siamo stati trasferiti in un altro posto, una spiaggia dove siamo stati costretti ad aspettare in pieno sole, senza né acqua né cibo". "Nelle prigioni venivamo picchiati con cavi elettrici - ha raccontato ancora il giovane eritreo -. I libici non hanno umanità. Tutto il nostro gruppo era proprietà dello stesso uomo ‘The boss’. Altre 600 persone appartenevano ad un altro boss. Nessuno paga lo stesso prezzo per il viaggio in mare. Alcuni hanno pagato mille dollari mentre un altro mi ha detto di averne pagati 6 mila". 

"La nave Aquarius, in meno di una settimana ha soccorso complessivamente 808 persone in mare: 387 nel corso di 3 operazioni di salvataggio mercoledì 23 e giovedì 24 novembre. Inoltre secondo quanto ha denunciato sempre il team di SOS Mediterranee, venerdì mattina all’alba l’Aquarius dopo avere individuato una prima barca in pericolo in acque internazionali a 25 miglia dalla costa est di Tripoli e poi una seconda, aveva ricevuto l’ordine di restare in 'stand-by' poiché il coordinamento di queste due operazioni di soccorso era stato assunto dalla Guardia costiera e dalla Marina libiche. L’equipaggio dell’Aquarius rimasto a distanza, rispettando le istruzioni ricevute dalle autorità italiane e per motivi di sicurezza vista la presenza di unità libiche, è stato così testimone in acque internazionali dell’intercettazione di queste due imbarcazioni in pericolo, mentre la sua proposta di assistenza veniva declinata dalla guardia costiera libica".

"Questo drammatico avvenimento è stato estremamente duro per i nostri team, costretti ad osservare impotenti operazioni che conducono a rimandare in Libia persone che fuggono da quello che i sopravvissuti descrivono come un vero inferno e che noi non abbiamo mai cessato di denunciare dall’inizio della nostra missione nel Mediterraneo - ha dichiarato Sophie Beau, cofondatrice e vice presidente di SOS Mediterranee International -. La nostra organizzazione europea di salvataggio in mare della società civile, non può accettare di vedere essere umani morire in mare né di vederli ripartire verso la Libia quando la loro imbarcazione è intercettata dalla Guardia costiera libica. Nonostante le condizioni attuali particolarmente difficili in alto mare il nostro dovere è di restare presenti per soccorrere coloro che cercano di fuggire l’orrore dei campi libici, per proteggerli e per continuare a testimoniare la realtà vissuta da questi uomini, donne e bambini in cerca di protezione". (set) 

© Copyright Redattore Sociale

Tag: migranti, Libia, Sbarchi

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