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Stefano Benni alle Cucine popolari: "Mi piace la parola, suona meglio di mensa"

Lo scrittore bolognese ospite di Roberto Morgantini al centro sociale Saffi di via Berti a Bologna: “Sono qui per amicizia. Queste sono iniziative difficili ma molto importanti”. Le tre cucine attive forniscono 3 mila pasti al mese. L’obiettivo è aprirne una per quartiere

30 novembre 2017

BOLOGNA – Nel 2015 aveva festeggiato i suoi 68 anni alla prima cucina popolare di Roberto Morgantini in via del Battiferro. Oggi che le mense solidali sono diventate 3, Stefano Benni è tornato a Bologna per un pranzo in quella inaugurata lo scorso luglio, al centro sociale Saffi di via Berti. Ma allo scrittore bolognese non piace il termine ‘mensa’, a cui preferisce senza dubbio la più familiare parola ‘cucina’. “Mensa ricorda quella che si faceva da militari. Tu hai fatto il militare?”, chiede Benni a Morgantini, che risponde di no. “Io sì – riprende Benni – ho fatto richiesta da obiettore ma non me l’hanno accettata”. 

- Il pranzo inizia, puntale, subito dopo le 12, con un primo a base di tubetti e fagioli. “Perché sono tornato? È per l’amicizia che mi lega a Morgantini. Ogni tanto cerchiamo di aiutarci, è una buona iniziativa, come quelle che so che si fanno anche a Roma e Napoli. Sono difficili ma importanti”, spiega Benni. I due hanno anche modo di prendersi in giro poco prima del pasto. “È un’amicizia disinteressata e non erotica”, scherza Benni. “Ancora no, ma lui ogni tanto ci prova”, ribatte Morgantini. “Lui è credente e io no. È una bella amicizia tra due persone che amano fare le cose insieme, ma magari su certe cose la pensiamo anche diversamente”, conclude lo scrittore. Benni era stato ospite a pochi giorni dall’inaugurazione della prima cucina popolare e il suo ritorno è visto da Morgantini come un buon auspicio per il futuro. “Certo, c’è l’idea di aprire anche la quarta, la quinta e la sesta. L’obiettivo è di avere 6 cucine popolari a Bologna: una in ogni quartiere”, racconta. 

La prima era stata finanziata grazie a un’alternativa lista nozze: i regali per il matrimonio di Morgantini e la compagna da 38 anni Elvira sono andati a sostegno dell’iniziativa. Il progetto dà aiuto e fa da luogo di ascolto per i più deboli in città e fornisce più di 3 mila piatti caldi al mese. E la rete di cucine popolari è destinata a crescere, anche senza nuovi matrimoni. “Sì, non sarà necessario nessun divorzio”, ironizza Morgantini. L’ideatore delle cucine popolari racconta di un progetto avviato “su un binario straordinario”, al quale Bologna ha saputo rispondere adeguatamente. “Bisogna ricordare che è un’iniziativa su base totalmente volontaria, non ci sono fondi istituzionali. Certo, il Comune mette a disposizione i propri centri sociali, ma siamo autonomi grazie alle persone che condividono attivamente il progetto”, conclude orgoglioso. La pasta sta per essere servita in tavola. C’è giusto il tempo per un’altra battuta di Benni su Morgantini: “Penso che prima o poi lo faranno santo, quindi cerco di approfittarne”. (Alberto De Pasquale)

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Tag: Cucine Popolari, Povertà

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