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Aids, in Toscana 2.400 nuovi casi dal 2009

L'83,9% dei casi notificati riguarda il genere maschile. L'età media della diagnosi di infezione è costante: 40 anni per i maschi e 35 anni per le femmine

30 novembre 2017

- FIRENZE - In Toscana, come nella maggior parte delle regioni italiane, l'incidenza delle nuove diagnosi di infezione da Hiv presenta un andamento stabile tra il 2009 e il 2016. L'incidenza per area geografica mostra valori più elevati al Centro, seguita dalle regioni del Nord e infine dal Sud e Isole. La Toscana, secondo gli ultimi dati pubblicati dal Centro Operativo Aids, continua ad avere un tasso di incidenza maggiore rispetto a quello nazionale (7,1 per 100.000 vs 5,7 per 100.000 residenti) e si colloca al terzo posto tra le regioni, preceduta da Marche (7,2 per 100.000) e Lazio (8,5 per 100.000).

Nell'intero periodo sono state notificate in Toscana 2.414 nuove diagnosi di infezione da Hiv (298 con un tasso di notifica di 8,0 per 100.000 residenti nel 2016). L'83,9% dei casi notificati riguarda il genere maschile (rapporto maschi/femmine 5,2:1; incidenza maschi: 13,9 per 100.000; femmine: 2,5 per 100.000). I dati sono stati resi noti alla vigilai della Giornata mondiale per la lotta all'Aids, in occasione della quale ogni azienda sanitaria ha organizzato, per domani o nei giorni successivi, iniziative rivolte ai ragazzi delle scuole.

L'età media al momento della diagnosi di infezione di Hiv appare relativamente costante (40 anni per i maschi e 35 anni per le femmine). Le femmine continuano a mantenersi più giovani dei maschi alla diagnosi: nell'ultimo biennio il 44,1% delle donne ha scoperto la sieropositività tra i 20 e i 39 anni, nelle età legate alla gravidanza. In entrambi i generi tuttavia la classe più frequente è quella degli over 50, con il 27,9% delle nuove diagnosi, in aumento negli anni (erano il 18% nel biennio 2009-2010). L'età minima, escludendo i casi a trasmissione verticale, è di 17 anni. I casi pediatrici, che presentano quasi tutti modalità di trasmissione verticale tra madre e figlio, sono divenuti eventi rari, grazie alla terapia antiretrovirale somministrata alla madre sieropositiva e all'introduzione del test per Hiv tra gli esami previsti nel libretto di gravidanza. Nell'intero periodo di sorveglianza i casi pediatrici sono stati 8. Nessun caso è stato segnalato nel 2016.

I pazienti con nazionalità straniera a cui viene diagnosticata una infezione da Hiv sono stati 644 (il 26,8% del totale), con un tasso di notifica più di tre volte superiore a quello degli italiani. La maggioranza delle infezioni da HIV è attribuibile a contatti sessuali non protetti. I rapporti eterosessuali rappresentano la modalità di trasmissione nettamente più frequente per le donne (90,8%). Nei maschi il contagio è nel 51,6% dei casi omosessuale e nel 35% eterosessuale. Le persone che si sono infettate a causa dell'uso di droghe iniettive sono intorno al 5%.

La modalità di trasmissione eterosessuale è la modalità più frequente per gli ultra cinquantenni. Una quota importante di pazienti si presenta tardi alla prima diagnosi di sieropositività, evidenziando già un quadro immunologico compromesso. Una diagnosi tardiva dell'infezione Hiv comporta, oltre ad un conseguente ritardo dell'inizio del percorso terapeutico, una ridotta efficacia della terapia, in quanto è più probabile che il paziente presenti infezioni opportunistiche che rischiano di compromettere l'effetto della terapia. Inoltre nei pazienti con infezione avanzata, il virus tende a replicarsi più velocemente, determinando un aumento della carica virale e un conseguente rischio di infezione. Un caso di Hiv su 5 è già in Aids conclamato al momento della diagnosi di sieropositività.

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