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Povertà, dagli empori solidali alle stazioni: ecco il "welfare dell'aggancio"

La povertà ha tante sfumature, da quella assoluta a quella estrema, passando per la cosiddetta "zona grigia", la più difficile da intercettare. Al seminario di Redattore Sociale due realtà a confronto, quella degli empori solidali e quella degli Help center delle stazioni ferroviarie, che aiutano famiglie e homeless

02 dicembre 2017

CAPODARCO DI FERMO - La povertà ha tante sfumature, da quella assoluta a quella estrema, passando per la cosiddetta "zona grigia", quella che non si vede, la più difficile da intercettare. Questo il tema al centro del workshop "Dall'emporio alla stazione: luoghi che includono", che si è svolto nell'ambito del seminario di Redattore Sociale "Il mio giardino", in corso presso la Comunità di Capodarco di Fermo. Due realtà a confronto, quella degli empori solidali e quella degli Help center delle stazioni ferroviarie, accomunate dall'inclusione di persone in difficoltà, dalle famiglie ai senza dimora. La prima raccontata da Federica Severini, responsabile dell'area progettazione del centro servizi per il volontariato DarVoce che coordina l'emporio solidale "Dora" di Reggio Emilia. La seconda da Alessandro Radicchi, presidente di Europe consulting e direttore dell'Osservatorio nazionale sul disagio e la solidarietà nelle stazioni, progetto di Ferrovie dello Stato.

"Gli empori solidali - ha sottolineato Fererica Severini - sono veri e propri supermercati, luoghi belli, accoglienti, dove le persone in difficoltà economiche non ricevono dei pacchi ma fanno la spesa in autonomia, gratuitamente, attraverso una tessera a punti ricaricabile. Per il nostro emporio di Reggio Emilia abbiamo voluto un locale bello - anche se un locale bello costa molti soldi - abbiamo chiamato Ikea per arredare lo spazio per i bambini, perché volevamo un luogo dove si potesse andare senza vergognarsi. Ne è venuta fuori un'esperienza molto inclusiva, che permette anche alle persone che non sono in difficoltà economica di venire a contatto con la realtà della povertà".

(Da sinistra) Federica Severini, Giovanni Augello, Alessandro Radicchi
(Da sinistra) Federica Severini, Giovanni Augello, Alessandro Radicchi - Il mio giardino, Redattore sociale 2017

"La povertà - ha proseguito Severini - ha tantissime sfumature e noi abbiamo voluto intercettare quell'area grigia che non si conosce, che non si vede. Siamo partiti con l'obiettivo di avere 50 nuclei familiari, diventati poveri per la perdita del lavoro o a causa di una malattia, ma che hanno una possibilità nel tempo di rendersi autonomi. Questa fascia è molto ampia, ma non arriva ai servizi sociali. Sei mesi dopo l'apertura, abbiamo 40 famiglie. E per noi è vitale il 'welfare dell’aggancio', ovvero non aspettare che siano i servizi sociali a mandare le persone ma intercettare quelle che non vanno ai servizi sociali. Il lavoro  consiste nel mettere in rete le aziende, i volontari. 'Dora' è il supermercato delle relazioni, prendere il cibo è quasi una scusa per poi poter realizzare un progetto. Ognuno ne ha uno personalizzato fatto con i servizi sociali. Basti pensare che un buon 20% dei nostri volontari sono anche utenti che hanno la tessera e fanno la spesa da noi: anche questo è welfare dell’aggancio". L'emporio organizza anche corsi di formazione: contro lo spreco, per la sana alimentazione, si insegna alle famiglie a scrivere un curriculum, a leggere le bollette, a fare la raccolta differenziata. 

Dalla realtà degli empori a quella degli Help center delle stazioni, che aiutano i senza dimora fornendo cibo e vestiario, accompagnamento sociale e lavorativo. "Le istituzioni - ha spiegato Alessandro Radicchi - in genere finanziano il necessario: le docce, i posti letto, il mangiare, ma non è il piatto di pasta che aiuta a rientrare in una condizione di dignità. A Roma non si muore di fame, ma si può morire di solitudine e di assenza di relazione". Anche in questo contesto è importante il "welfare dell’aggancio": "Viviamo la difficoltà di convincere le persone a farsi aiutare. Noi abbiamo pensato di mettere insieme privato, terzo settore e istituzione per risolvere il problema della persona nella sua totalità. E gli Help center sono parte di quella rete di 'resilienza sociale' che ti permette di tornare su quando cadi. Da Chivasso a Messina, ogni centro ha la sua specificità e fa cose diverse. Nel  2017 di 17 Help center esistenti, 14 erano attivi e hanno messo in atto 483 mila interventi sociali". 

© Copyright Redattore Sociale

Tag: Seminario Redattore sociale, Povertà, Solidarietà, Senza dimora

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