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Dopo di noi, cosa hanno “in mente” le Regioni: gli “indirizzi programmatici”

Prima relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della legge 112/2016: al Nord le risorse andranno soprattutto per realizzare alloggi (37%), al Centro per la deistituzionalizzazione (40%), al Sud per la domiciliarità (fino al 60%)

04 dicembre 2017

- ROMA – E' ancora troppo presto per dire cosa stiano facendo le regioni per il “dopo di noi”, a un anno dall'approvazione della legge. Gli interventi ancora non sono stati attuati, ma in compenso la programmazione è stata fatta e resa nota dalle singole regioni. Ora, il ministero del Lavoro ha prodotto anche un quadro d'insieme, raccogliendo nella prima Relazione al Parlamento sull'attuazione della legge i diversi documenti programmatici pervenuti dai territori (inclusi come schede nella relazione): “gli indirizzi di programmazione regionali sono stati comunicati al ministero del Lavoro e delle politiche sociali – si legge nella relazione - e sono stati oggetto di valutazione di coerenza rispetto alle finalità del decreto, valutazione necessaria ai fini dell’erogazione delle risorse assegnate”. Risorse che, lo ricordiamo, sono state interamente stanziate per il biennio 2016-2017. 

La relazione contiene un quadro di sintesi dello stato di adozione degli indirizzi programmatici regionali positivamente valutati dal ministro, con il riferimento all'atto di adozione regionale. Soprattutto, la Relazione riesce già a fare un quadro su quale sia la prevista destinazione delle risorse e quali quindi gli interventi che saranno messi in campo nei territori, nell'ambito delle cinque tipologie d'azione previste dalla legge (articolo 5, comma 4). 

Dove vanno le risorse: dalle infrastrutture al supporto. Nel dettaglio, ai “Percorsi programmati di accompagnamento per l’uscita dal nucleo familiare di origine ovvero per la deistituzionalizzazione” sono andate rispettivamente il 26% delle risorse del 2016 e il 28% del 2017; a “Interventi di supporto alla domiciliarità nelle soluzioni alloggiative dalle caratteristiche di cui all'art. 4, comma 3, del DM 23 novembre 2016” sono andate il 25% delle risorse del 2016 e il 33% dl 2017; a “Programmi di accrescimento della consapevolezza e per l’abilitazione e lo sviluppo delle competenze per favorire l’autonomia delle persone con disabilità grave e una migliore gestione della vita quotidiana” sono andate rispettivamente il 13% e il 12% delle risorse del 2016 e del 2017; in calo, dal 2016 (32%) al 2017 (23%) la quota destinata a “Interventi di realizzazione di innovative soluzioni alloggiative dalle caratteristiche, mediante il possibile pagamento degli oneri di acquisto, di locazione, di ristrutturazione e di messa in opera degli impianti e delle attrezzature necessari per il funzionamento degli alloggi medesimi, anche sostenendo forme di mutuo aiuto tra persone con disabilità”; marginali (4%), tanto nel 2016 quanto nel 2017, le risorse destinate a “interventi di permanenza temporanea in una soluzione abitativa extra-familiare”, che la lege ammette “in via residuale”, ovvero in condizioni di emergenza. “Nel confronto tra la programmazione relativa all’annualità 2016 e quella relativa al 2017 – fa notare il ministero – si riducono sensibilmente gli interventi infrastrutturali (meno 9 punti percentuali nella distribuzione delle risorse) e cresce in particolare il supporto alla domiciliarità (più sette punti), coerentemente con uno sviluppo temporale della programmazione che tende a concentrare soprattutto sulla prima annualità la realizzazione delle soluzioni alloggiative, rafforzando invece già dal secondo anno gli interventi che ne permettano la gestione”. 

Relazione al Parlamento legge 112/2016:- Tabella pag 14

Differenze territoriali: al Nord alloggi... Se questo è, in sintesi, il quadro nazionale, il ministero riferisce tuttavia che destinazione e distribuzione delle risorse variano sensibilmente da una regione all'altra (tabella 5). “La differenza più rilevante riguarda gli interventi di realizzazione degli alloggi – si legge nella relazione -: la quota a tal fine destinata è relativamente (e significativamente) maggioritaria nel solo Nord (37% a fronte del 23% sia nel Centro che nel Mezzogiorno) e, peraltro, in tale ripartizione territoriale non c’è alcuna differenza tra la programmazione del 2016 e quella del 2017, mentre nel Centro e nel Mezzogiorno la quota si riduce a meno della metà tra la prima annualità e la successiva (dal 28% a poco più del 10%)”. Degno di nota il caso dell'Emilia Romagna, l'unica regione in cui la quota per la realizzazione degli alloggi è maggioritaria in senso assoluto, con uno stanziamento del 57% delle risorse complessive del biennio e addirittura la totalità del programmato nel 2017. Dal lato opposto, l’unica Regione che non ha programmato la realizzazione di alloggi è la Valle d’Aosta. 

Relativamente più contenute le differenze territoriali nelle ultime due aree, quelle degli interventi sullo sviluppo delle competenze e di permanenze temporanee fuori dall’abitazione familiare. Infatti, le medie delle ripartizioni territoriali non si distinguono dalla media nazionale, pur permanendo una certa variabilità regionale: in particolare, quanto ai programmi di accrescimento della consapevolezza e allo sviluppo delle competenze, ci si muove dall’assenza di risorse programmate in Abruzzo e Sardegna, aduna quota del 30% in Val d’Aosta e del 25% in Calabria; quanto ai soggiorni temporanei fuori casa per situazioni di emergenza, si tratta di interventi non finanziati in più di un terzo delle Regioni (Calabria, Campania, Marche, Puglia, Sardegna e Toscana), ma che in Piemonte ed in Sicilia sono programmati per circa un decimo del totale delle risorse.

Al Centro deistituzionalizzazione Le regioni del Centro investono invece soprattutto nella deistituzionalizzazione. Qui, riferisce il ministero,“sono i percorsi di accompagnamento fuori dal nucleo o dagli istituti che ricevono attenzione maggiore del programmatore regionale, con una quota che sale oltre il 40% del complesso del biennio (a fronte di meno del 30% nel Mezzogiorno e di meno del 20% nel Nord) e che arriva a quasi la metà totale nella seconda annualità. Si tratta di una quota che nel Lazio raggiunge il 60%, superiore di 20 punti percentuali alla seconda regione – la Sardegna – nell’ordinamento dei finanziamenti per tale tipologia di interventi; all’altro estremo, con quote intorno al 10%, Emilia Romagna, Marche e Molise”. 

Al Sud domiciliarità. Per quanto riguarda infine il Sud, qui è la domiciliarità a ricevere il maggiore sostegno: “Nel Mezzogiorno, infine, è l’area del supporto alla domiciliarità che ha costituito la destinazione relativamente prevalente dei finanziamenti programmati (un terzo, a fronte comunque di più di un quarto nel Nord, mentre nel Centro la quota scende a meno di un quinto), soprattutto nella seconda annualità (più 15 punti percentuali rispetto alla prima, a fronte di una dinamica sostanzialmente assente nelle altre ripartizioni territoriali). La Regione in cui questi interventi sono prevalenti, anche in senso assoluto, è il Molise (60%)”. (cl) 

Relazione al Parlamento legge 112/2016:- Tabella pag 16

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